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APRE A MILANO IL PRIMO CADAVERLAB ITALIANO A SCOPO DIDATTICO OSPITATO ALL’INTERNO DI UNA STRUTTURA OSPEDALIERA

Milano, 18 settembre 2017 – MultiMedica è il primo e unico gruppo ospedaliero italiano a dotarsi di un CadaverLab a scopo didattico e non di diagnosi, come invece avviene abitualmente nelle sale dissettorie. Ad ospitare il M.A.R.C. Institute (Milan Anatomical Research Center) MultiMedica Cadaver Laboratory, diretto dal Professor Giorgio Pajardi, è il Polo Scientifico e Tecnologico MultiMedica di Milano. Questa struttura di dissezione anatomica all’avanguardia, nata per la formazione “pratica” dei medici chirurghi è altamente professionalizzante e articolata su tre livelli: anatomia, anatomia chirurgica e tecnica chirurgica.
Partendo dall’approfondimento anatomico, specializzandi e chirurghi già affermati sperimentano, sotto la guida di una equipe di massimi esperti, come eseguire in modo ottimale le tecniche chirurgiche su regioni esposte di specifiche parti anatomiche derivanti da cadaveri.

Dalle prime dissezioni, praticate a scopo di ricerca anatomica già nel III secolo a.C., passando attraverso lo studio vinciano della “macchina umana” in epoca Rinascimentale, l’analisi dell’anatomia umana 2.0 si apre oggi a modalità di apprendimento scientificamente avanzate per consentire al medico chirurgo di affinare le proprie capacità di intervento sul paziente. E se nel recente passato questo accadeva solo all’estero, con la nascita del CadaverLab MultiMedica anche l’Italia offre per la prima volta formazione “pratica” specializzata in ambito chirurgico.

Il Professor Giorgio Pajardi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia della Mano del Gruppo MultiMedica di Milano e Direttore Scientifico del CadaverLab MultiMedica, evidenzia il valore aggiunto della struttura di dissezione anatomica a scopo didattico M.A.R.C. Institute: “La peculiarità principale del CadaverLab MultiMedica è il suo inserimento all’interno di una struttura ospedaliera. Offrire una formazione dedicata ai colleghi chirurghi facendoli operare sul cadavere, illustrare allo specializzando come si posiziona ad esempio una placca su un osso o mostrare al chirurgo già capace come posizionare una nuova placca sono momenti paradigmatici dell’insegnamento pratico. L’apprendimento, non soltanto teorico, è essenziale per la nostra professione. Esercitarsi su parti anatomiche provenienti da cadaveri umani è fondamentale per acquisire la necessaria manualità e per evitare di commettere anche il minimo errore su un paziente in sala operatoria”.
 
Le parti anatomiche di studio, sulle quali si effettuano le esercitazioni sono importate dagli Stati Uniti, dove vengono conservate e preparate per la dissezione tramite enti ai quali, nel rispetto di uno specifico codice etico, i volontari scelgono di donare il proprio corpo dopo la morte, proprio per porlo al servizio del progresso scientifico. “In Italia – prosegue il Professor Pajardinon c’è ancora una legislazione che consenta l’utilizzo dei corpi di coloro che desiderino donare le proprie spoglie alla ricerca scientifica, quindi i nostri chirurghi hanno sempre dovuto recarsi all’estero per sperimentare le tecniche d’intervento: trasferte i cui costi ricadono anche sul Servizio Sanitario Nazionale. Avere la possibilità di usufruire di un centro italiano di alta formazione sul cadavere, dove è possibile apprendere e simultaneamente mettere in atto manovre di chirurgia su preparato anatomico all’interno di un ospedale, è una grande opportunità non solo per le nuove generazioni di chirurghi ma anche per l’aggiornamento di professionisti già affermati. Grazie al laboratorio si aprono, inoltre, interessanti scenari di collaborazione sia con il Ministero della Salute sia con le aziende biomedicali, avendo la possibilità di collaudare nuovi materiali su preparati anatomici”.
 
Il CadaverLab MultiMedica o M.A.R.C. Institute è una struttura aperta – previo superamento di opportuni protocolli di accesso – a tutti i chirurghi, e non è quindi riservata ai sanitari del Gruppo MultiMedica. “Dal punto di vista tecnico, il laboratorio è organizzato in 15 postazioni, su ciascuna di esse possono posizionarsi 2-3 persone, quindi a seconda del livello del corso possono partecipare dai 15 ai 45 studenti – spiega il Professor Pajardi –. Il relatore dal tavolo master d’insegnamento è collegato attraverso un impianto audio-video a tutte le postazioni, le quali sono dotate di telecamere, consentendo una visione non solo in tempo reale ma anche molto dettagliata delle tecniche d’intervento. Attraverso un approccio ‘step by step’ ciascuna postazione è inoltre seguita da un tutor, chirurgo esperto dell’equipe di formazione, che verifica e supporta l’operato dei corsisti, intervenendo, se necessario, senza interferire con l’attività degli altri discenti. Il 1° corso di tecniche microchirurgiche – aggiunge Pajardiche si terrà dal 23 al 25 ottobre vedrà la partecipazione di 20 tra specializzandi e specializzati in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, maxillo-facciale, oculistica, ortopedia e otorinolaringoiatria, che riprodurranno le tecniche illustrate dal relatore sul tavolo master nelle proprie postazioni microchirurgiche attrezzate con microscopio, strumentario, fili di sutura e preparato anatomico”.

L’obiettivo primario è dunque la riduzione del gap tra l’apprendimento delle tecniche d’intervento e la loro applicazione in sala operatoria. “Come accadeva una volta nella bottega dell’artigiano, così il nostro laboratorio – conclude il Professor Pajardi – consente di imparare dal maestro riproducendo quanto osservato. A rendere più complesso l’apprendimento delle tecniche chirurgiche, infatti, interviene oggi una crescente mancanza di tempo a disposizione degli operatori. I corsi del CadaverLab sono pensati, nel rispetto delle norme, proprio in un’ottica di ottimizzazione del tempo a disposizione: in 24 ore un chirurgo può acquisire le nuove tecniche d’intervento, praticarle in prima persona e osservarle in sala operatoria applicate direttamente sul paziente in Ospedale. Si tratta di una formazione completa, che per la prima volta i chirurghi italiani possono ricevere nel proprio paese senza doversi recare all’estero”.

Fonte: Ufficio Stampa Value Relations

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