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LUSSAZIONE DELLA SPALLA: ARRIVA UNA TECNICA MINI INVASIVA TUTTA “MADE IN ITALY”

Roma, 13 ottobre 2017 – Cosa accomuna il calciatore Giuseppe Rossi, il quattro volte campione italiano di Judo Walter Facente o il motociclista Marc Marquez? Campioni sportivi con problemi d’instabilità alla spalla[1], l’articolazione più mobile del corpo umano e proprio per la sua struttura anatomica, la più instabile. Le sue lesioni sono spesso di natura traumatica, con una maggiore incidenza tra i giovani, soprattutto sportivi.

Se queste lesioni non vengono riparate chirurgicamente è molto probabile che si vada incontro a delle lussazioni ripetute, recidivanti, determinate non più da una caduta o da un evento traumatico acuto, ma dai semplici movimenti quotidiani, ad esempio mentre si praticano attività sportive o addirittura durante il sonno.

Trattare la lussazione della spalla per via artroscopica, nei casi di instabilità cronica, con un metodo più efficace di altri trattamenti chirurgici, meno invasivo e tutto “made In Italy”, che permetta una ripresa funzionale a tre mesi dall’intervento e pochissime recidive è possibile. Si chiama A.S.A (Augmentation Artroscopico del Sottoscapolare) e ad averla ideata e sviluppata è il Prof. Marco Maiotti, primario dell’U.O.C. di Medicina e Traumatologia dello Sport presso l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, specialista in Ortopedia e Medicina dello Sport.

“Questa tecnica permette di trattare pazienti anche molto giovani (dai 15 anni in su), soprattutto quando  il tradizionale intervento di riparazione artroscopica espone ad un’elevata percentuale di recidive e l’intervento di Latarjet[2] è sovra-indicato – spiegherà il Professor Marco Maiotti nel corso del Convegno La spalla nello sport: nuovi orizzonti nel trattamento dell’instabilità di spalla in chirurgia e riabilitazione, promosso da AIMTES, Associazione Italiana Massaggiatori Sportivi e Terapisti dello Sport. Dare la giusta stabilità alla spalla, senza comprometterne la mobilità articolare e senza dover eseguire interventi più complessi e a cielo aperto che, seppur efficaci per il ripristino della stabilità, prevedono l’utilizzo di viti o placche di metallo che se mal posizionati – prosegue Maiotti – possono determinare gravi complicazioni”.

Con questo intervento sono stati già trattati circa 500 pazienti negli ultimi 8 anni.
La percentuale complessiva di recidive si attesta intorno al 3%, avvenute comunque dopo un evento traumatico ad alta energia. Studi scientifici hanno permesso di osservare un buon recupero articolare senza significative limitazioni della rotazione esterna della spalla e con una percentuale di artropatie a medio termine paragonabili agli altri interventi di stabilizzazione. Le controindicazioni di tale intervento emergono quando la TC evidenzia un danno osseo glenoideo importante.

[1] Consiste nella fuoriuscita della testa dell’omero (l’osso del braccio) dalla cavità glenoidea della scapola. Quando la testa omerale esce dalla sua sede naturale, quasi sempre lacera delle strutture legamentose e capsulari che avvolgono i capi articolari e in alcuni casi, si verificano anche delle lesioni ai segmenti ossei.
In questi casi le strutture capsulo-legamentose possono risultare così danneggiate da non poter ricorrere al semplice intervento di stabilizzazione (intervento di riparazione di Bankart).

Eseguendo una Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto intra-articolare chiamata Artro-RM si osserverà l’eccessiva diffusione del mezzo di contrasto nella porzione anteriore dell’articolazione, segno di un’importante lesione capsulo-legamentosa e di un tessuto degenerato.

Inoltre, per calcolare eventuali difetti ossei, è indicato eseguire un esame TC della spalla per quantificare la perdita ossea a livello glenoideo e/o omerale e pianificare al meglio l’intervento.

In alcune condizioni particolari, come in presenza di tessuti capsulo-legamentosi irreparabili o in pazienti iper-lassi che hanno già di per sé una mobilità articolare maggiore rispetto al normale o anche in pazienti che praticano sport di contatto come rugby e judo, in cui le potenzialità di una recidiva aumentano notevolmente, il semplice intervento di riparazione del tessuto staccato non è sufficiente e bisogna ricorrere all’ausilio di un tessuto di supporto, una parte del tendine sottoscapolare, da usare come una sorta di “toppa”.

[2] Questo contributo scientifico, affronta il tema del trattamento dell’instabilità cronica anteriore della spalla con deficit osseo glenoideo, patologia ancora oggi oggetto di dibattito nel mondo scientifico internazionale. Lo scopo di questo studio è mettere a confronto i risultati a breve termine delle due tecniche che trattano l’instabilità cronica di spalla con una perdita ossea glenoidea moderata: la procedura a cielo aperto Latarjet-Patte e la tecnica artroscopica Bankart ASA (Arthroscopic Subscapula-ris Augmentation).

Oggetto dello studio sono stati 91 pazienti che presentavano moderato deficit osseo glenoideo, operati tra il 2011 e il 2015. Da questi pazienti sono stati selezionati due gruppi – omogenei in termini di età, sesso, dominanza e perdita ossea glenoidea – composti ciascuno da 20 individui.

Nel gruppo A, erano compresi i pazienti operati secondo la tecnica aperta Latarjet mentre nel gruppo B quelli operati di Bankart associata all’ASA (Arthroscopic Sub-scapularis Augmentation).
Nel gruppo A, il follow up medio era di 21 mesi mentre nel gruppo B era di 20 mesi. In entrambe le procedure, non è stata osservata alcuna complicazione di natura chirurgica.

Lo studio ha permesso di concludere che l’augmentation artroscopica mediante il sottoscapolare è una procedura efficace per il trattamento dell’instabilità recidiva anteriore della spalla con deficit osseo glenoideo, che non presenta significative differenze rispetto alla tecnica chirurgica a cielo aperto di Latarjet. (Articolo scientifico pubblicato sulla rivista Musculoskelet Surgery il 21 dicembre 2016. Studio comparato della tecnica artroscopica Bankart Asa e Latarjet.)

Fonte: Ufficio Stampa Prof. Marco Maiotti

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