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STAKEHOLDER ENGAGEMENT, MASSIMIZZARE IL SODDISFACIMENTO DI INTERESSI CONVERGENTI AUMENTA IL BENESSERE COMUNITARIO

Dell’applicazione di questo modello alla sanità e in particolar modo alle politiche farmaceutiche si è discusso alla LUISS in occasione della presentazione di uno studio in materia della professoressa Pintus

 

Il termine ‘Stakeholder engagement’ è ormai entrato nel vocabolario di chi si occupa di politiche pubbliche.  Ciò che esprime è “un processo attraverso il quale un’organizzazione coinvolge soggetti che potrebbero essere interessati dalle decisioni che si è chiamati a prendere o influenzarne l’esecuzione”. E’ proprio di questo concetto e della sua concreta applicazione nel lavoro che ogni giorno svolge il decisore pubblico nel nostro Paese si è parlato pochi giorni fa a Roma in occasione della presentazione dello studio realizzato da Elisa Pintus  – professore associato di Economia delle aziende e amministrazioni pubbliche, Università della Valle d’Aosta  –  che illustra un case study supportato dall’azienda farmaceutica Ipsen.

Un principio fondamentale di stakeholder engagement è che le parti interessate abbiano la possibilità di influenzare il processo decisionale, pertanto questo procedimento deve svolgersi prima che una decisione venga presa.  Ma come può questo concetto essere praticato nel nostro paese senza urtare alcuni punti cardine del nostro ordimento, come l’imparzialità della pubblica amministrazione e svilupparsi senza scontrarsi con un modo di pensare che ancora troppo spesso vede l’interesse pubblico e quello privato come due cose contrapposte e inconciliabili? E soprattutto, è possibile applicare questo metodo di confronto e condivisione delle scelte in un momento in cui tanto le istituzioni quanto le aziende hanno un basso livello di reputazione tra i cittadini?  E può lo stakeholder engagement essere applicato anche in un settore tanto cruciale e delicato quanto quello delle politiche sanitarie e in particolar modo nelle politiche del farmaco?

A queste domande si è cercato di dare delle risposte in occasione dell’articolato dibattito svoltosi presso la LUISS. A partecipare, portando opinioni ed esempi concreti il prof. Cesare Pozzi della Luiss,  il dott. Luigi Fiorentino, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il prof. Paolo Marchetti direttore dell’UOC oncologica dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, il dott. Vincenzo Panella Direttore Generale Asl Roma D e Relazioni Istituzionali di Federsanità ANCI, il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi e Filippo Bucella in rappresentanza di EUPATI  – European Patient’s Academy on Therapeutic Innovation

Secondo la professoressa Pintus lo Stakeholder Engagement rappresenta “una sfida, più che una realtà consolidata, alla quale il nostro Paese però può e deve rispondere facendo leva su due punti fondamentali: il concetto  della responsabilità sociale delle imprese da una parte e quello della sostenibilità delle scelte pubbliche dall’altro. Due fondamenti che se perseguiti e realizzati attraverso procedure ben definite e trasparenti portano a risultati di maggiore benessere per l’intera collettività.  Lo stakeholder engagement si presenta dunque come una scelta ineluttabile in questo periodo storico in  cui, fra crisi economica e globalizzazione, Stato, imprese e società sono parti di un insieme intrinsecamente connesso. Il futuro delle politiche pubbliche passa attraverso la consapevolezza della necessità di puntare sulla sostenibilità, sulla responsabilizzazione delle imprese e sul coinvolgimento dei portatori di interesse. La teoria degli Stakeholder, in sintesi, consiste nel massimizzare il soddisfacimento degli interessi convergenti. Certo, nell’applicazione di questo modello ci sono anche dei rischi opposti, da una parte quello che alcuni stakeholder abbiano un potere troppo forte, dall’altra che l’engagement dei diversi portatori di interesse sia solo formale.

Un rischio quest’ultimo sottolineato anche dagli altri relatori secondi i quali per l’applicazione dello stakeholder engagement definire procedure chiare sarà necessario, ma al tempo stesso è necessario che se ne capisca il valore per evitare che tutto si risolva in uno sterile adempimento di procedure fine a se stesso e pertanto incapace di realizzare un vero processo di decisioni condivise.

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