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A Napoli un Congresso per parlare di fertilità e social freezing

In Italia il tasso di natalità è in diminuzione a causa anche di difficoltà a mantenere una vita di coppia stabile e avere un lavoro sicuro. Per le donne in ogni caso il tempo non è amico e la possibilità di diventare madri cala in modo significativo con l’aumentare dell’età. Com’è possibile preservare e posticipare la fertilità?

Se n’è parlato oggi a Napoli in un Congresso dedicato alla crioconservazione ovocitaria per ragioni non mediche. “Il congelamento degli ovociti per ragioni non mediche (il cosiddetto social freezing), che oggi avviene con tecniche mininvasive e sicure, consente di ottenere risultati fino a qualche anno fa insperabili, se realizzato prima dei 35 anni, età spartiacque della fertilità femminile” commenta il prof. Marco Filicori, Presidente di Cecos Italia, Associazione dei Centri di studio e conservazione ovociti e sperma.

“Già a 30 anni – spiega il prof. Filicori – circa un terzo di tutti gli ovociti ha un’anomalia cromosomica. In una donna di 40 anni, è possibile che oltre il 50% degli ovociti presenti anomalie, che ne riducono la fertilità ed aumentano il rischio di abortività e malformazioni genetiche del bambino”.

Anche un ciclo mestruale regolare non è indicativo di una buona presenza ovarica, ma è comunque possibile valutare il patrimonio follicolare sottoponendosi ad un semplice esame del sangue per misurare l’ormone anti-mulleriano (AMH); un test molto utile per identificare nella donna il rischio di menopausa precoce ed intervenire con una strategia appropriata come il congelamento degli ovociti.

In che cosa consiste il social freezing?

Il social freezing o congelamento degli ovociti per ragioni non mediche, prevede che la donna si sottoponga a stimolazione ovarica per aumentare la produzione di follicoli; procedura che stando ai nuovi protocolli ha dei rischi minimi ed è mininvasiva, con iniezioni sottocutanee protratte per un periodo di 2 settimane. Gli ovuli maturi verranno poi congelati tramite tecnica di vitrificazione e conservati nel Centro prescelto. Qualora la donna decidesse di intraprendere la gravidanza, gli ovociti vengono scongelati e si procede al processo di fertilizzazione mediante una tecnica di PMA.

“Se in una donna di 40 anni vengono utilizzati gli ovuli di quando ne aveva 20, le probabilità di rimanere incinta sono quasi le stesse di una donna di 20 anni, fermo restando che la gravidanza potrebbe essere più rischiosa. Come suggerito anche dalle linee guida delle società scientifiche internazionali, sarebbe quindi opportuno decidere per il social freezing entro i 30, massimo 35 anni, così da avere maggiori probabilità di ottenere una gravidanza e portarla a termine con successo” spiega il prof. Filicori.

Proprio per informare le giovani donne, che spesse volte non lo sono abbastanza, rispetto alle possibilità riproduttive e alla prevenzione dell’infertilità è nata la campagna educazionale “Il Momento Giusto” promossa da Gedeon Richter.

 

Redazione

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