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‘Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale’, 5a edizione della campagna del Moige

Quinta edizione della campagna del Moige –  Movimento Italiano Genitori Onlus – “Giovani ambasciatori per la cittadinanza digitale”, per un uso consapevole del web e contro i pericoli della rete. Rivolta a oltre 60.000 studenti con attività di sensibilizzazione e formazione, coinvolge anche docenti e genitori.

campagna moige
Fondamentale l’uso consapevole dei social
Che una delle conseguenze della pandemia sia l’improvviso dilagare del mondo virtuale è un dato di fatto. Così come è palese la fascinazione che questa “realtà virtuale” esercita sui ragazzi, addirittura sui bambini. Altra drammatica considerazione: l’impotenza degli adulti rispetto l’uso, la gestione, la responsabilità e i pericoli del web.
Domenica scorsa (7 febbraio 2021) noi di Radio Wellness abbiamo dato ampio spazio alla Giornata internazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, uno degli effetti devastanti dell’uso irresponsabile, e a volte criminale, dei social.
Oggi torniamo a parlare del web attraverso la campagna “Giovani ambasciatori per la cittadinanza digitale”, giunta alla sua quinta edizione e che vede quale promotore il Moige, Movimento Italiano Genitori Onlus.
Ci racconta l’obiettivo della campagna Elisabetta Scala, vicepresidente Moige, responsabile Osservatorio Media. Ascolta l’intervista
Ma chi sono i giovani ambasciatori per la cittadinanza digitale?
“La Campagna coinvolgerà 250 scuole in tutta Italia tra primarie e secondarie – ci ha spiegato la vicepresidente del Moige – per un totale di oltre 60.000 ragazzi in 200 comuni. In ognuna di queste scuole lasceremo dei giovani ambasciatori, ragazzi che verranno formati in maniera ancora più speciale per essere punto di riferimento per i loro coetanei.
E’ facile, infatti, che chi incappa in atti di cyberbullismo, per esempio, o rilevi altri pericoli nella rete si apra con un coetaneo. I nostri ambasciatori saranno il ponte tra i ragazzi in cerca di sostegno e il mondo degli adulti”.
Il Moige, in collaborazione con l’Istituto Piepoli ha realizzato nel 2021 un’indagine sui pericoli del web coinvolgendo un campione di circa 1.200 ragazzi.
Isolati nel loro mondo virtuale dove spesso non entrano i genitori; facili “prede” di adulti senza scrupoli o delle fake news; gestori autonomi del loro tempo sui social, anche nel caso di bambini tra i 6 e i 10 anni; spesso vittime o spettatori indifferenti di atti di cyberbullismo.
Il quadro che emerge dalla ricerca è preoccupante e al tempo stesso ci fa capire l’urgenza di intervenire nelle scuole, sui ragazzi, sugli educatori, sui genitori e anche sulle istituzioni proprio per correre ai ripari.

La ricerca del Moige 

Dall’analisi emerge che il mondo dei ragazzi italiani nel corso dell’ultimo anno si è ristretto allo smartphone, che ha sostituito per molti le chiacchierate con gli amici, le conversazioni in famiglia, e persino la televisione. Inoltre emerge l’isolamento nel quale i giovani vivono la loro vita social: 1 ragazzo su 2 tiene i genitori e gli adulti fuori dal mondo social e 1 su 4 cancella la cronologia.

Quasi 4 ragazzi italiani su 5 si informano sugli avvenimenti che accadono nel mondo attraverso il web, soprattutto sui social network. E lo fanno pur dichiarando apertamente di essere “caduti nella trappola” delle fake news nel 56% dei casi. Due ragazzi su 3 dichiarano di utilizzare lo smartphone molto più di prima, e di farlo da soli, senza la presenza dei genitori o di fratelli e sorelle.

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“Dipendenza” da smartphone

Una tendenza all’isolamento molto più forte tra i ragazzi che frequentano le scuole superiori. Inoltre, scoprire cosa fanno online è difficile, solo 1 genitore su 3 dà limiti di tempo di connessione, e meno della metà dei genitori sa cosa fa online il proprio figlio.

I giovani italiani frequentano molto i social network soprattutto per condividere foto e raccontare parti delle loro vite. Il 6% dei giovani dichiara di aver scambiato foto personali con gli altri tramite i social, e il 30% dichiara di aver dato il proprio numero di telefono a sconosciuti.

Il 17% dei bambini tra i 6 e i 10 anni dichiara di avere un account Tik Tok, il 14% Youtube, il 9% Instagram.

cyberbullismo
Cyberbullismo

Il bullismo è presente nelle scuole e fuori dalle scuole, tanto che quasi 6 bambini su 10 hanno assistito ad episodi di prepotenza, e quasi uno su due ha assistito ad episodi di cyberbullismo. Preoccupa che oltre la metà dei ragazzi che assiste a casi di bullismo non sa come comportarsi o fa finta di niente (56%)

Tra i ragazzi che hanno subito atti di bullismo, dominano scherzi telefonici, messaggi di minacce, insulti ma non mancano foto o video. I ragazzi, davanti a questi atti, si sentono arrabbiati (37%), soli (25%), isolati (23%). Uno stato d’animo che condividono con i genitori (48%) ed uno su 4 con gli amici, ma solo il 14%  con i docenti.

Insomma, dati che ci devono far riflettere e soprattutto farci agire.

Essenziale per questo anche l’intervento delle istituzioni.

“Da un lato noi del Moige esortiamo sempre i genitori a non permettere ai figli di accedere alla rete e ai social troppo presto – ha concluso la dott.ssa Scala. Detto ciò le istituzioni ci devono aiutare. Se la legge indica in 14 anni l’età per accedere ai social che sia quella! Bisogna fare in modo di poter verificare l’identità digitale e bloccare quindi i ragazzi troppo piccoli. Tragedie come quelle che si sono verificate di recente vanno evitate”.

Il sostegno del Moige

Il sito del Moige e quello della Polizia Postale (anche pagina Facebook), tra gli altri, danno preziosi riferimenti per consigli e segnalazioni.

La campagna “Giovani ambasciatori per la cittadinanza digitale” è stata resa possibile grazie anche al sostegno della Polizia Postale, Ministero dell’istruzione, il DIS-Dipartimento Informazioni Sicurezza, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Repubblica Digitale, Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia e con il supporto di Enel Italia Spa, Trend Micro Italia e del Fondo di beneficenza Intesa Sanpaolo.

Dorotea Rosso

Fonte: ufficio stampa Moige

Fonte immagini: Pexels e Pixabay

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