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Fase 2, l’Europa fa marcia indietro

Dopo le annunciate riaperture su lavoro e scuola, Francia e Germania frenano.

La risalita dei contagi in Germania e il rinvio dell’apertura delle scuole in Francia sono la prova che il rischio “di contagi di ritorno è molto concreto“. Ecco perché, dopo aver incassato le critiche per la timidezza delle aperture della fase 2, il premier Giuseppe Conte può rivendicare la linea dura scelta, anche sulla base dei dati dell’Iss sul rischio di collasso delle terapie intensive a giugno in caso di ripartenze generalizzate.

“Non abbiamo ondeggiato rispetto ad altri Paesi”, spiega il premier. E aggiunge che riportare al lavoro 4,5 milioni di persone dal 4 maggio è già un rischio: un “rischio calcolato” e con un meccanismo d’emergenza pronto a scattare, con “chiusure mirate” per le aree o anche Regioni dove tornassero a salire i “focolai di contagio”.

La fase 2 è ancora un cantiere aperto: il governo dovrebbe precisare alcune delle norme del dpcm varato domenica per il 4 maggio attraverso “Faq”, risposte a domande frequenti, che diano un’interpretazione autentica delle misure. La task force di Vittorio Colao si rimette al lavoro per perfezionare le misure confrontandosi con esponenti dei diversi settori produttivi.

Già dall’11 maggio potrebbero arrivare le prime novità: si valuta la possibilità di far svolgere messe all’aperto, venendo incontro alle richieste della Cei. Ma anche il Papa invita a “prudenza e obbedienza perché la pandemia non torni”. E’ l’unica linea possibile per ora, dice Conte nell’incontrare governatori e sindaci della Liguria, della Lombardia, dove va in visita a Lodi e Cremona, e dell’Emilia Romagna, nella città di Piacenza duramente colpita dal virus.

Il premier ha ribadito che la decisione di una fase 2 prudente è stata presa sulla base dello studio dell’Iss che tratteggiava rischi drammatici in caso di aperture generalizzate.

La scienza infatti mette un freno alla fretta di riaprire dopo il lockdown imposto in quasi tutto il mondo dalla pandemia di Covid-19: nessuna obiezione che sia una necessità per l’economia, ma la comunità scientifica esorta ad affrontare la fase 2 solo in sicurezza e con un piano preciso, che fissi con chiarezza i passi da fare in fatto di test, tamponi e tracciamento del contatti.

“L’utilizzo diffuso di misure di precauzione (mascherine, igiene delle mani, distanziamento sociale), il rafforzamento delle attività di tracciamento del contatto e l’ulteriore aumento di consapevolezza dei rischi epidemici nella popolazione – affermano infatti gli esperti – potrebbero congiuntamente ridurre in modo sufficiente i rischi di trasmissione” del coronavirus. La parola d’ordine, almeno da parte della scienza, è dunque ‘prudenza’.

I rappresentanti degli enti locali continuano a mostrarsi inquieti: si susseguono le notizie di aperture locali, la Lombardia chiede a Conte di accelerare sulle messe e il sindaco di Codogno si dice insoddisfatto dell’incontro con il premier.

Redazione

Fonte: Ansa

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