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FIBRILLAZIONE ATRIALE E ICTUS CEREBRALE: UNA RELAZIONE PERICOLOSA

Roma, 29 ottobre 2015 – “Una buona testa ed un buon cuore sono sempre una formidabile combinazione”. Così Nelson Mandela. Mai niente di più vero se facciamo riferimento alla relazione che c’è tra la Fibrillazione Atriale (forma più comune di aritmia, responsabile di un terzo di tutti i ricoveri per disturbi del ritmo cardiaco) e l’Ictus Cerebrale, la più frequente malattia neurologica. 

Se ne è parlato oggi nel corso di una Conferenza Stampa durante la quale sono emersi dati allarmanti: in Italia, sono circa 1 milione le persone con Fibrillazione Atriale (FA) e questa aritmia, che colpisce una persona su 4 dopo i 55 anni ed è la causa di circa il 20% degli ictus ischemici. I dati, però, non tengono conto di tutti quei pazienti colpiti da episodi FA asintomatica.

Non solo: l’ictus causato da FA tende ad essere più grave perché l’embolo che parte dal cuore chiude arterie di calibro maggiore, con un danno ischemico a porzioni più estese di cervello.

Ed ecco che per sensibilizzare le Istituzioni, il Servizio Sanitario Nazionale ed i cittadini sull’importanza della cura della FA e della prevenzione dell’ictus cerebrale, l’European Brain Council (ente scientifico europeo che rappresenta una vasta rete di pazienti, medici e scienziati in stretto contatto con il Parlamento Europeo) ed A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), in occasione della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale, hanno indetto una Tavola Rotonda, realizzata con il supporto non condizionato di Bristol-Myers Squibb e Pfizer, che ha visto la partecipazione di importanti esponenti Istituzionali e del mondo medico, scientifico ed economico. “L’ictus rappresenta la prima causa di morte e la terza di invalidità: sono 200.000 gli italiani che ogni anno ne vengono colpiti e oltre la metà di questi rimane con problemi di disabilità grave. E’ necessario aumentare lo sforzo per la prevenzione dell’ictus; occorre garantire equità di accesso su tutto il territorio nazionale per le terapie più acute e un percorso riabilitativo in grado di garantire continuità di cure – dichiara l’On. Gian Luigi Gigli, Coordinatore dell’Intergruppo Parlamentare sui problemi sociali dell’ictus. L’impatto di questa patologia risulta particolarmente gravoso: il costo medio annuo a paziente con disabilità grave per famiglia e collettività, escludendo i costi a carico del SSN, è di circa 30.000 Euro, per un totale di circa 14 miliardi di euro l’anno”.

La Fibrillazione Atriale

La prevalenza della FA, attualmente pari all’1,5-2% della popolazione generale (ma al di sopra degli 85 anni interessa quasi una persona su cinque) è destinata ad aumentare notevolemente, passando da 6,3 milioni nel 2007 a 7,5 milioni nel 2017.  Le condizioni predisponenti o che favoriscono la progressione della malattia sono: ipertensione arteriosa, obesità, diabete mellito, insufficienza renale cronica, ipertiroidismo e tutte le malattie cardiache organiche (cardiopatie congenite, coronaropatia, malattie valvolari, scompenso cardiaco). Inoltre possono favorire la FA l’abuso di alcol, droghe e caffeina. In molti casi comunque, la FA si manifesta in assenza di fattori predisponenti.

Chi è affetto da FA vede aumentare di 4 volte il rischio di ictus tromboembolico, che risulta in genere molto grave e invalidante; questa forma di ictus determina una mortalità del 30% entro i primi tre mesi dall’evento e lascia esiti invalidanti in almeno il 50% dei pazienti – sostiene il Prof. Filippo Crea, Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari Policlinico Agostino Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – E’ di fondamentale importanza ‘intercettare’ più rapidamente possibile i pazienti con FA. Una volta fatta la diagnosi, il passaggio successivo consiste nello stabilire la necessità di una terapia anticoagulante per ridurre il rischio d’ictus e nella identificazione di cause predisponenti sottostanti che spesso necessitano di cure specifiche”.

Da qualche anno, anche in Italia, è arrivata la nuova generazione degli anticoagulanti orali che, rispetto ai vecchi farmaci, presentano una serie di vantaggi: non presentano interferenze con gli alimenti, conservano solo poche interazioni pericolose con altri farmaci ma soprattutto va evidenziata una grande praticità d’uso, considerando che non è necessario ricorrere al dosaggio dei parametri della coagulazione per regolarne la posologia. Tutto questo determina una maggiore aderenza alla cura rispetto al passato.

“La gestione della FA – continua il Prof. Crea – mira a ridurre i sintomi e il rischio di gravi complicanze ad essa associate, come appunto l’ictus. Ad oggi tuttavia si calcola che circa il 30-40% di pazienti affetti da FA in Italia non riceva un trattamento adeguato nonostante siano da tempo disponibili queste soluzioni terapeutiche in grado di trattare in maniera efficace, sicura e agevole questa patologia”.

L’ictus cerebrale

La cura principale dell’ictus è la gestione di pazienti nelle Stroke Unit, ovvero le unità per l’ictus o cerebrovascolari dove neurologi ed infermieri esperti in patologia cerebrovascolare procedono alla stabilizzazione neurologica e clinica generale secondo linee guida nazionali ed internazionali. Solo nelle Unità Ictus, i pazienti con ictus ischemico selezionati possono essere sottoposti a terapia di rivascolarizzazione come la trombolisi intravenosa e la trombectomia meccanica (cioè l’asportazione del trombo occludente mediante appositi strumenti inseriti nell’arteria occlusa). In questa sede, inoltre, i pazienti sono sottoposti anche a trattamento riabilitativo precoce, altro punto di fondamentale importanza nella prospettiva di un ottimale recupero funzionale.

“Secondo quanto riportato nel Decreto Lorenzin dello scorso mese di giugno, in Italia ci dovrebbe essere un centro ictus di primo livello, dove poter fare la trombolisi intravenosa, ogni 150.000-300.000 abitanti (in media 200.000) ed un centro di secondo livello, dove poter fare oltre alla trombolisi intravenosa anche la trombectomia meccanica, ogni 600.000-1.200.000 abitanti (in media 1.000.000). Globalmente, quindi, dovremmo avere circa 300 centri, di cui circa 240 di primo livello e circa 60 di secondo livello – dichiara il Prof. Danilo Toni, Responsabile Stroke Unit Policlinico Umberto I di RomaAttualmente, invece, abbiamo in tutto 175 centri, fra i quali 53 hanno strutture per poter effettuare i trattamenti endovascolari”.

Purtroppo, la distribuzione sul territorio nazionale è disomogenea, con una copertura da ottima a buona nel centro-nord ed insufficiente nel centro-sud. “Inoltre – continua il Prof. Toni – è necessario sviluppare in maniera adeguata la connessione in rete fra centri di primo e di secondo livello, per poter assicurare le terapie più avanzate a tutti i pazienti che abbiano le indicazioni cliniche ad essere trattati.  Attualmente, infatti, vengono trattati ogni anno solo il 35% dei pazienti che hanno indicazione alla trombolisi intravenosa e addirittura meno del 10% di quelli che avrebbero indicazione alla trombectomia meccanica”.

Una corretta prevenzione con il controllo dei fattori di rischio, il riconoscimento tempestivo dei sintomi e la possibilità di poter ricevere, in tempi brevi, assistenza medica e cure appropriate sono elementi fondamentali per limitare l’impatto dell’ictus cerebrale, sui cittadini e sul SSN, altrimenti devastante. Questi i messaggi chiave della campagna mondiale di cui la Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus si fa portatrice nel nostro Paese.

 Il ruolo di A.L.I.Ce. Italia Onlus

“L’obiettivo dell’Associazione – dichiara Francesco Gaballo, vicepresidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus – è quello di ridurre le conseguenze devastanti dell’Ictus cerebrale, migliorare la qualità della vita delle persona colpite da Ictus, dei loro familiari e delle persone a rischio, cercando di diffondere le conoscenze necessarie per la prevenzione della malattia e di informare sulla sua diagnosi, cura e riabilitazione. Un importante obiettivo da perseguire è che sia l’Ictus sia la Fibrillazione Atriale vengano inseriti nell’agenda istituzionale. L’Ictus perché è una malattia che determina spesso invalidità permanente, la Fibrillazione Atriale perché può essere causa di Ictus particolarmente gravi che possono però essere prevenuti con una cura idonea, facile da usare, che neutralizza gli effetti negativi”.

ICTUS CEREBRALE

Come combatterlo, come vincerlo

 Che cos’è l’Ictus

L’Ictus è una malattia che colpisce il cervello quando improvvisamente una parte di questo viene danneggiata o distrutta. E’ il risultato di un’interruzione di sangue ai tessuti cerebrali, dovuta alla chiusura o alla rottura di un’arteriaIl cervello è diviso in aree, ognuna delle quali è responsabile per il movimento e il funzionamento di diverse parti del corpo. Ogni lato del cervello controlla il lato opposto del corpo. Per esempio, se è danneggiato il lato destro del cervello, la parte sinistra del corpo ne porterà le conseguenze. 

Ci sono due tipi di Ictus:

  • ISCHEMICO: dovuto alla chiusura di un’arteria cerebrale.

Si parla in questo caso di ischemia cerebrale: le cellule che prima venivano nutrite da quell’arteria subiscono un infarto e muoiono. L’ischemia cerebrale rappresenta l’85% di tutti i casi di Ictus cerebrale. Un’arteria si può chiudere perché al suo interno si forma un coagulo (un “trombo”) che va a chiudere definitivamente un’irregolarità della parete dell’arteria stessa (la placca ateromasica): si parla in questo caso di trombosi cerebrale;oppure perché l’arteria viene raggiunta da coaguli partiti da lontano (“emboli”); di solito gli emboli partono dal cuore o da placche ateromasiche delle arterie che portano sangue al cervello: in questo secondo caso si parla di embolia cerebrale.

  • EMORRAGICO: dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale. Si parla allora di emorragia cerebrale. Questa rappresenta il 15% dei casi di Ictus cerebrale. La causa più frequente è la pressione arteriosa troppo alta, che determina la rottura di vasi normali o malformati, detti aneurismi.

Nel mondo, ogni anno, 15 milioni di persone sono colpite da ictus, di queste quasi 6 milioni muoiono. L’ictus è responsabile di più morti ogni anno di quelli attribuiti all’Aids, tubercolosi e malaria messi insieme.L’ictus cerebrale costituisce la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza causa di morte nei Paesi del G8, preceduto soltanto dalle malattie cardiovascolari e dai tumori. In Italia, e in tutto il mondo occidentale, l’ictus è causa del 10-12% di tutti i decessi per anno, rappresenta inoltre la prima causa d’invalidità e la seconda causa di demenza con perdita dell’autosufficienza. In Italia si verificano circa 200.000 ictus ogni anno e ben 930.000 persone ne presentano le conseguenze.

Per la sua elevata incidenza, l’ictus cerebrale rappresenta un problema assistenziale, riabilitativo e sociale di enormi dimensioni. 

L’ictus non è soltanto una malattia dell’anziano (negli anziani di 85 anni ed oltre l’incidenza dell’Ictus è fra il 20 ed il 35%): infatti, dei 200.000 nuovi casi di ictus che si verificano ogni anno nel nostro Paese, circa 10.000 riguardano soggetti con età inferiore ai 54 anni.

La fibrillazione atriale, anomalia del ritmo cardiaco che colpisce 1 ultracinquantacinquenne su 4, può essere prevenuta e con una attenta diagnosi precoce, si possono evitare ben 3 ictus su 4, pari a 30.000 casi, causati proprio da fibrillazione atriale.

Le funzioni del corpo colpite dall’Ictus

Un danno al lato sinistro del cervello può causare:

  • Paralisi del lato destro e/o perdita di sensibilità

  • Difficoltà di linguaggio e di deglutizione

  • Tendenza ad essere lento nelle reazioni

  • Perdita della visione nel lato destro di entrambi gli occhi

Un dannoal lato destro del cervello può causare:

  • Paralisi del lato sinistro e/o perdita di sensibilità

  • Perdita dell’abilità di giudicare la distanza e le dimensioni (percezione spaziale)

  • Tendenza ad essere impulsivi e non valutare correttamente le proprie capacità

  • Perdita della visione nel lato sinistro di entrambi gli occhi

 

Fattori di rischio

Alcuni fattori di rischio non sono modificabili: ad esempio l’età, il sesso, la familiarità.

Altri invece si possono modificare. Tra questi i più importanti sono: l’ipertensione arteriosa, le malattie cardiache, il diabete, i TIA, il fumo, l’obesità ed altri.

Altro fattore di rischio, da non sottovalutare, è la fibrillazioneatriale, anomalia del ritmo cardiaco che causa oltre il 20% di ictus. 

Un corretto stile di vita ed una giusta alimentazione riducono il rischio di Ictus ed aiutano i farmaci a tenere sotto controllo la pressione, il colesterolo e la glicemia.

Se il rischio di Ictus è legato alla presenza di una placca aterosclerotica che ostruisce l’arteria carotide, la rimozione chirurgica della placca può ridurre significativamente il rischio di un nuovo e più grave Ictus nella maggior parte dei casi.

Chi è a rischio per Ictus è anche a rischio di demenza: contrasta i tuoi fatto di rischio!

Riconoscere i sintomi

L’Ictus cerebrale può manifestarsi in diversi modi.

I sintomi più frequenti sono:

  • Paralisi o debolezza o formicolio al viso, al braccio e alla gamba, soprattutto se interessano un solo lato del corpo

  • Visione annebbiata o diminuita in uno o entrambi gli occhi

  • Difficoltà a pronunciare o comprendere semplici frasi

  • Perdita di equilibrio, vertigine e mancanza di coordinazione

I sintomi di cui si è parlato sopra possono sparire completamente senza lasciare nessun segno, si parla allora di TIA (attacco ischemico transitorio).

Il TIA è un campanello d’allarme che precede l’Ictus e può durare da pochi minuti a parecchie ore.

In caso di TIA bisogna eseguire accertamenti ed assumere terapie specifiche quanto prima, quindi non perdere tempo: chiama il 118 o chiedi al tuo medico accertamenti da fare in tempi brevi.

 L’ictus nei giovani e nelle donne

Per definizione l’ictus giovanile riguarda soggetti con età minore di 45-50 anni. Si calcola che l’incidenza dell’ictus giovanile sia di 10 su 100.000 abitanti, il che significa ad esempio che ogni anno si verifica 1 caso di ictus giovanile in una piccola cittadina di 10.000 abitanti e 100 nuovi casi di ictus giovanile in una grossa città di 1 milione di abitanti. Pertanto l’ictus, pur essendo una malattia ritenuta tipica dell’età anziana, può colpire i giovani e talora anche i bambini. La proporzione degli ictus che si manifestano in soggetti di età inferiore ai 45 anni è pari a circa il 5,5% di tutti gli ictus nei paesi occidentali, mentre nei paesi in via di sviluppo raggiunge il 19%. In italia si verificano ogni anno 200.000 nuovi ictus; di questi circa 10.000 colpiscono soggetti con età inferiore a 54 anni. Trattandosi poi di soggetti in età lavorativa le conseguenze in ambito familiare e sociale sono rilevanti.

I fattori di rischio e le cause dell’ictus nel bambino e nel giovane sono in parte differenti rispetto alle altre epoche della vita e sono spesso imputabili a patologie vascolari diverse dalla arteriosclerosi, incluse nelle cosiddette “cause rare” di ictus, oppure a patologie cardiache che possono dare origine ad emboli che occludono poi le arterie cerebrali. Occorre pertanto una accurata conoscenza delle innumerevoli cause rare di ictus ed approfondite indagini strumentali e di laboratorio per identificare la causa e provvedere alle appropriate terapie. 

Tra le principali cause di ictus giovanile vi è la dissecazione delle arterie carotide e vertebrale che portano il sangue al cervello, causata da traumi o microtraumi ripetuti al collo comportanti movimenti energici o ripetuti di rotazione e flesso-estensione del capo (inclusi gli incidenti stradali, i traumi in ambito sportivo e le manovre chiropratiche).

Tra le cause rare tipiche dell’età giovanile ci sono l’abuso di droghe e di alcool. Occorre però ricordare che i tipici fattori che predispongono all’ictus e alle altre malattie vascolari, quali il fumo di sigaretta, l’obesità, la sedentarietà, l’errata alimentazione, l’ipertensione arteriosa, le alterazioni dei grassi nel sangue e il diabete possono manifestarsi e danneggiare le arterie fin dall’età giovanile, in un età in cui spesso vengono poco valorizzati o non diagnosticati. Occorre pertanto che vengano messe in atto delle campagne di sensibilizzazione della popolazione educando i bambini e i giovani fin dall’età scolare a non assumere,o modificare, errate abitudini e stili di vita.

E’ noto come le donne abbiano, fino alla menopausa, un rischio di ictus minore rispetto all’uomo a causa dell’effetto protettivo degli ormoni sessuali femminili. Negli ultimi anni si è molto parlato del ruolo della assunzione di estrogeni sotto forma di contraccettivi orali e di terapia ormonale sostitutiva dopo la menopausa. Al riguardo, si può affermare sinteticamente che: 1) il rischio di ictus nella donna in età riproduttiva che assume contraccettivi orali è molto basso ma che tale rischio aumenta nelle donne con età maggiore di 35 anni, fumatrici e con ipertensione arteriosa e se vengono utilizzati contraccettivi orali a maggior contenuto di estrogeni, 2) la terapia ormonale sostitutiva post menopausale, contrariamente a quanto si pensava alcuni anni fa, non ha un effetto protettivo sul rischio di ictus e di altre malattie vascolari ma può addirittura avere un effetto peggiorativo. E’ importante pertanto che tali terapie vengano personalizzate valutando il profilo complessivo di rischio della donna che li deve assumere.

 Diagnosticare l’Ictus

L’Ictus è un’emergenza. La persona con sospetto Ictus deve ricevere immediatamente cure più adatte a lui. Per capire se ha un’ischemia o un’emorragia è necessario fare una TC cerebrale. Bisogna andare con urgenza in Ospedali organizzati per l’emergenza ictus, dove lavorano esperti aggiornati sulla cura della malattia. In caso di ictus è necessario chiamare subito il 118.

La mortalità e la disabilità possono essere ridotte di molto grazie alla trombolisi e ai centri dedicati all’ictus (“stroke unit“); purtroppo nel nostro Paese l’accesso a queste terapie è scarso. Due i motivi principali: 1. le persone che vengono colpite da ictus non riconoscono i sintomi e quindi non vanno immediatamente in Ospedale, 2. le Stroke Unit sono ancora troppo poche, e quasi tutte concentrate nel centro-nord: per contrastare l’emergenza in modo significativo dovrebbero passare dalle attuali 86 unità, presenti sul territori nazionale, ad almeno 180 unità (una ogni 200.000 abitanti). Per sapere dove sono le Stroke Unit, apri il link http://www.aliceitalia.org/lestrokeunit.php?num_riga=44.

 Riabilitazione

Più della metà delle persone colpite da Ictus perde l’autosufficienza. Per recuperare le funzioni perdute è necessario fare riabilitazione e tenersi in esercizio.

  • La FISIOTERAPIA o riabilitazione motoria.

Serve per il recupero della mobilità, dell’equilibrio e della forza muscolare.

  • La TERAPIA DEL LINGUAGGIO

Con l’Ictus spesso si perde la capacità a parlare e/o a comprendere le parole, così come la capacità di leggere e scrivere. La terapia del linguaggio serve a recuperare il linguaggio normale, insegnando al paziente anche tecniche di fonazione, di respirazione. Apprese le tecniche, il resto dipende dalla tenacia del paziente!

  • TERAPIA OCCUPAZIONALE

Se nonostante la Fisioterapia e la Logoterapia, è comunque possibile riguadagnare l’indipendenza? Certo. La terapia occupazionale insegna ad affrontare le attività di ogni giorno per ritornare ad una normale vita sociale e lavorativa.

La terapia è personalizzata, tiene conto delle esigenze dell’individuo nell’ambiente in cui vive. Con la T.O. ci si può re-inserire nell’ambiente sociale e lavorativo migliorando così la qualità della vita del paziente e dei familiari, nonostante la menomazione.

 Cosa fare periodicamente

  • Eco-color doppler vasi sovra-aortici

  • Visita cardiologia con ECG

  • Holter ECG

  • Ecocardiogramma

  • Misurare la pressione arteriosa e la fibrillazione atriale

  • Controllare la glicemia

  • Controllare il colesterolo ed i trigliceridi nel sangue

  • Fare i test neurovegetativi e altri esami non comuni che possono svelare malattie meno conosciute come l’iperomocisteinemia o la presenza di anomalie della coagulazione del sangue che facilitano la trombosi.

 I farmaci

Oltre alle terapie usate in emergenza, oltre alla fisioterapia, ci sono farmaci indicati per prevenire l’Ictus o il suo ripresentarsi.

I farmaci usati per la prevenzione dell’Ictus sono di diverso tipo.

Quelli più conosciuti sono:

Gli antiaggreganti: prevengono la formazione della placca ateromasica impedendo alle piastrine di aderire alle pareti dei casi con arteriosclerosi

Gli anticoagulanti: fluidificano il sangue e prevengono la formazione di trombi.

Questi farmaci hanno precise indicazioni e controindicazioni e vanno presi a dosaggi specifici: non assumere farmaci e non cambiare dosaggio di tua iniziativa!

CONFERENZA STAMPA 29 OTTOBRE 2015 SALA DEI GIGLI – PALAZZO FERRAJOLI

 ON. GIAN LUIGI GIGLI, Coordinatore dell’Intergruppo parlamentare sui problemi sociali dell’Ictus

  • Onorevole Gigli: Lei è coordinatore dell’Intergruppo Parlamentare sui problemi sociali dell’ictus. Cos’è? Quali sono gli obiettivi?

Circa un milione di italiani sono stati colpiti da ictus che rappresenta la terza causa di morte e la prima d’invalidità. Oltre 200.000 ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. Ne consegue un rilevante onere per le famiglie, per le risorse allocate in sanità e per la società intera, onere che può protrarsi anche per decenni, tenuto conto che non sono pochi i soggetti colpiti in età minore di 65 anni. È necessario accrescere lo sforzo per la prevenzione dell’ictus, particolarmente per quello di origine cardioembolica. Occorre garantire equità di accesso su tutto il territorio nazionale per le terapie più acute, inclusa la trombolisi. Occorre un percorso riabilitativo in grado di garantire precocità di presa in carico e continuità di cure. Appare pertanto opportuno sensibilizzare il Parlamento e sollecitare il Governo in vista di una più coordinata ed efficace azione di prevenzione sull’Ictus, anche attraverso l’organizzazione di eventi all’interno delle sedi parlamentari. Per discutere questi temi e per proporre alcune concrete iniziative ho costituito l’Intergruppo.

  • Quanto costa al Servizio Sanitario questa grave patologia?

L’impatto dell’Ictus in termini di riduzione dell’autosufficienza e d’incidenza dei bisogni assistenziali risulta particolarmente gravoso. Nel complesso, il costo medio annuo a paziente con disabilità grave (circa 400.000 casi) per famiglia e collettività, escludendo i costi a carico del SSN (quantificati ad oggi in circa 3,5 miliardi di euro/anno), è di circa 30.000 euro, per un totale di circa 14 miliardi di Euro/anno. Questa cifra, che rappresenta il 78,8% dei costi totali indotti dalla patologia si riferisce sia alla riduzione di produttività relativa alla perdita di lavoro dei pazienti che ai costi legati all’assistenza prestata dai caregivers.

DOTT.SSA VALERIA CASO, Rappresentate in Italia dell’European Brain Council e neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia

  • Dottoressa Caso: cos’è l’European Brain Council?

L’European Brain Council (EBC) è un’organizzazione scientifica costituita da enti scientifici europei specializzati in neurologia, neurochirurgia, psichiatria e nella ricerca di base sul cervello (neuroscienze). Inoltre sono incluse associazioni di pazienti e aziende del settore farmaceutico e biotecnologico. L’EBC rappresenta una vasta rete di pazienti, medici e scienziati, che, insieme all’industria, collabora a stretto contatto con il Parlamento e Commissione Europea, ai Governi Nazionali ed altri organismi decisionali.

Lo scopo dell’EBC è determinato a eliminare la discrepanza tra l’enorme impatto delle malattie del cervello e le modeste risorse finanziarie assegnate alla ricerca neurologica e alla formazione scientifica.

La missione della EBC è quella di promuovere la ricerca sul cervello in Europa e per migliorare la qualità di vita delle persone colpite da malattie cerebrali.

  • Perché, in collaborazione con A.L.I.Ce. Italia Onlus, ha dato vita a questo evento?

A.L.I.Ce. Italia Onlus è l’unica associazione in Italia formata da persone colpite da ictus e loro familiari, neurologi e medici esperti nella diagnosi e nel trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, personale socio-sanitario addetto all’assistenza e alla riabilitazione e volontari.

L’attività degli aderenti è basata sul volontariato e i finanziamenti derivano prevalentemente dalle donazioni e dai contributi di soci ed enti pubblici. In Europa le più affermate associazioni per i pazienti sono quella italiana, tedesca, francese e quella inglese che forniscono un reale supporto al paziente colpito da ictus. L’EBC ha voluto riconoscere questo immane lavoro svolto dai volontari di A.L.I.Ce Italia Onlus ed incoraggiare questo sforzo.

PROF. FILIPPO CREA, Direttore Dipartimento di Scienze Cardiovascolari

Policlinico Agostino Gemelli – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

  • Prof. Crea: che cos’è la Fibrillazione Atriale? Quanti sono i pazienti con FA in Italia?

La FA è la forma più comune di aritmia, responsabile di un terzo di tutti i ricoveri per disturbi del ritmo cardiaco. Si stima che, in Italia, siano circa 1 milione le persone con FA. La prevalenza della FA, attualmente pari all’1,5-2% della popolazione generale (ma al di sopra degli 85 anni interessa quasi una persona su cinque) è destinata ad aumentare notevolmente: si prevede, infatti, che il numero di soggetti con diagnosi di FA nei Paesi industrializzati (Usa, Germania, Italia, Francia, Inghilterra e Spagna) aumenti da 6,3 milioni nel 2007 a 7,5 milioni nel 2017.

  • Quali sono i sintomi? Quali i fattori predisponenti? Come viene il sospetto di FA?

Molto spesso la fibrillazione atriale insorge in maniera ‘silenziosa’, inapparente e viene diagnosticata spesso per caso, magari a distanza di mesi o anni dalla sua insorgenza. La FA può essere di breve durata, con sintomi che compaiono e scompaiono ed è possibile che un episodio di FA si risolva senza alcun intervento. Questa patologia, però, può essere persistente e necessitare di trattamento. Le possibilità di sviluppare la FA aumentano con l’avanzare dell’età. Le condizioni predisponenti o che favoriscono la progressione della malattia sono: ipertensione arteriosa, obesità, diabete mellito, insufficienza renale cronica, ipertiroidismo e tutte le malattie cardiache organiche (cardiopatie congenite, coronaropatia, malattie valvolari, scompenso cardiaco). Inoltre possono favorire la FA l’abuso di alcol, droghe e caffeina. In molti casi comunque, la FA si manifesta in assenza di fattori predisponenti.

Se l’aritmia è sintomatica (con palpitazioni, affanno, dolore al torace), il medico può diagnosticarla subito; nel caso invece di una FA asintomatica, questa può essere scoperta per caso durante una visita medica (sono sufficienti la palpazione del polso e la conferma elettrocardiografica).

  • I pazienti con FA sono esposti a rischio ictus 4 volte più alto rispetto alla popolazione generale e ad un rischio di morte doppio. Quali percorsi diagnostico-terapeutici vengono messi in atto in questa categoria di pazienti?

La FA può determinare la formazione di coaguli di sangue (trombosi) sulle pareti atriali che possono dislocarsi, portando all’ictus o all’embolia sistemica.

Chi è affetto da FA vede aumentare di 4 volte il rischio di ictus tromboembolico, che risulta in genere molto grave e invalidante; questa forma di ictus determina una mortalità del 30% entro i primi tre mesi dall’evento e lascia esiti invalidanti in almeno il 50% dei pazienti.

 Come detto, quindi, è di fondamentale importanza “intercettare” più rapidamente possibile i pazienti con FA. Una volta fatta la diagnosi, il passaggio successivo consiste nello stabilire la necessità di una terapia anticoagulante per ridurre il rischio d’ictus e nella identificazione di cause predisponenti sottostanti che spesso necessitano di cure specifiche. E’ infine importante definire la strategia antiaritmica più appropriata.

 Da qualche anno, anche in Italia, è arrivata la nuova generazione degli anticoagulanti orali che, rispetto ai vecchi farmaci, presentano una serie di vantaggi: non presentano interferenze con gli alimenti, conservano solo poche interazioni pericolose con altri farmaci ma soprattutto va evidenziata una grande praticità d’uso, considerando che non è necessario ricorrere al dosaggio dei parametri della coagulazione per regolarne la posologia. Tutto questo determina una maggiore aderenza alla cura rispetto al passato. Infine il rischio di emorragia intracranica (una grave complicanza della terapia anticoagulante) è più basso con i nuovi che con i vecchi farmaci.

 La gestione della FA mira a ridurre i sintomi e il rischio di gravi complicanze ad essa associate, come appunto l’ictus. Ad oggi tuttavia si calcola che circa il 30-40% di pazienti affetti da FA in Italia non riceva un trattamento adeguato nonostante siano da tempo disponibili queste soluzioni terapeutiche in grado di trattare in maniera efficace, sicura e agevole questa patologia, tra cui i nuovi anticoagulanti orali.

PROF. DANILO TONI, Responsabile Stroke Unit Policlinico Umberto I di Roma

  • Professor Toni: che cos’è l’ictus e come si cura?

L’ictus è la più frequente malattia neurologica, per la quale il cervello non riceve più sangue (ischemia) o viene inondato da sangue stravasato da un’arteria rotta (emorragia). E’ una malattia di enorme impatto sulla sanità pubblica, essendo la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza di morte. Ogni anno gli Ospedali italiani dimettono con diagnosi di ictus cerebrale circa 100.000 pazienti, fra i quali circa l’80% colpiti da ictus ischemico ed il 20% da ictus emorragico.

La cura principale dell’ictus è la gestione in centri dedicati, le cosiddette unità ictus o unità cerebrovascolari. In queste, pazienti con ictus ischemico selezionati possono essere sottoposti a terapie di rivascolarizzazione come la trombolisi intravenosa e la trombectomia meccanica, ovvero l’asportazione del trombo occludente mediante appositi strumenti inseriti nell’arteria occlusa.

  • Quanti sono gli ictus attribuibili alla FA? L’ictus che colpisce un paziente con FA è più severo? Comporta una prognosi più grave?

Circa il 20% degli ictus ischemici è attribuito alla fiåbrillazione atriale, ma è verosimile che la reale proporzione sia maggiore, poiché molti pazienti possono essere affetti da episodi parossistici di fibrillazione atriale che, se a frequenza non elevata, possono essere anche asintomatici.

L’ictus da fibrillazione atriale tende ad essere più grave perché l’embolo che parte dal cuore chiude arterie di calibro maggiore con un danno ischemico a porzioni più estese di cervello.

Purtroppo, la fibrillazione atriale è ampiamente sotto-trattata perché dei pazienti con indicazione a terapia anticoagulante circa il 50% sono realmente trattati e di questi ultimi solo il 50% lo sono in maniera adeguata, cioè con il giusto livello di scoagulazione.

  • Cosa sono le Stroke Unit? Quante sono in Italia? Quante dovrebbero essere?

Anzitutto preciso che dobbiamo parlare di unità ictus o unità cerebrovascolari, perché il termine stroke unit è un anglicismo che i cittadini, specie quelli più anziani, non capiscono. Così come parliamo di unità coronariche per la cura dell’infarto miocardico dobbiamo parlare di unità ictus per la cura delle patologie cerebrovascolari.

Come detto in precedenza, sono unità dedicate nelle quali neurologi ed infermieri esperti in patologia cerebrovascolare procedono alla stabilizzazione neurologica e clinica generale applicando provvedimenti indicati da linee guida nazionali ed internazionali. L’utilizzo di sistemi di monitorizzazione continua della funzione cardiaca e respiratoria e della pressione arteriosa è un ausilio importante per cogliere tempestivamente alterazioni di questi parametri che potrebbero mettere a rischio la sopravvivenza del paziente. Nelle unità ictus i pazienti sono anche sottoposti a trattamento riabilitativo precoce, altro punto di fondamentale importanza nella prospettiva di un ottimale recupero funzionale.

Secondo quanto riportato nel Decreto Lorenzin dello scorso mese di giugno, in Italia ci dovrebbe essere un centro ictus di primo livello, dove poter fare la trombolisi intravenosa, ogni 150.00-300.000 abitanti (in media 200.000) ed un centro di secondo livello, dove poter fare oltre alla trombolisi intravenosa anche la trombectomia meccanica, ogni 600.000-1.200.000 abitanti (in media 1.000.000). Insomma, globalmente dovremmo avere circa 300 centri, di cui circa 240 di primo livello e circa 60 di secondo livello.

Attualmente abbiamo in tutto 175 centri, fra i quali 53 hanno strutture per poter effettuare i trattamenti endovascolari. Purtroppo, la distribuzione sul territorio nazionale è diseguale, con una copertura da ottima a buona nel centro-nord ed insufficiente nel centro-sud.

Inoltre, è necessario sviluppare in maniera adeguata la connessione in rete fra centri di primo e di secondo livello, per poter assicurare le terapie più avanzate a tutti i pazienti che abbiano le indicazioni cliniche ad essere trattati. Attualmente, infatti, ogni anno solo il 35% dei pazienti che hanno indicazione alla trombolisi intravenosa viene di fatto trattato e addirittura meno del 10% di quelli che avrebbero indicazione alla trombectomia meccanica viene trattato.

DOTT. FRANCESCO GABALLO, Vice Presidente A.L.I.Ce. Italia Onlus

  • Dottor Gaballo: chi è A.L.I.Ce. Italia Onlus?

A.L.I.Ce. Italia Onlus ha nel suo nome il suo DNA: è infatti l’acronimo di Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale. E’ un’associazione di volontariato libera e non lucrativa, formata da persone colpite da Ictus, medici, personale addetto all’assistenza e alla riabilitazione e semplici volontari.

A.L.I.Ce. Italia è la Federazione delle associazioni regionali, presenti in tutte le regioni italiane, che, a loro volta, in molti casi, sono Federazioni di A.L.I.Ce. territoriali. Ogni realtà è autonoma nel portare avanti le proprie iniziative, ma tutte condividono gli stessi obiettivi: ridurre le conseguenze devastanti dell’Ictus cerebrale, migliorare la qualità della vita delle persona colpite da Ictus, dei loro familiari e delle persone a rischio, prestando attività di volontariato in modo spontaneo e gratuito, cercando di diffondere le conoscenze necessarie per la prevenzione della malattia e di informare sulla sua diagnosi, cura e riabilitazione.

  • Quali sono le principali attività della Federazione?

A.L.I.Ce. Italia Onlus svolge una costante ed intensa attività di sensibilizzazione della popolazione sui fattori di rischio, sull’importanza della prevenzione e sul riconoscimento dei sintomi, perché molte persone sono a rischio e purtroppo non lo sanno, perché si può prevenire l’ictus con un corretto stile di vita intervenendo sui fattori di rischio modificabili e perché un riconoscimento precoce dei sintomi con conseguente, immediato, trasferimento presso una struttura ospedaliera specializzata può ridurre in modo decisivo i danni dell’Ictus ed in particolare la disabilità a lungo termine. Realizza quindi campagne di informazione sulle concrete possibilità di prevenzione e cura della malattia.

Organizza screening gratuiti con valutazione dell’indice di rischio e corsi di formazione e aggiornamento per personale medico, sanitario e per caregiver, convegni e conferenze, aperti alla cittadinanza, su ogni aspetto della patologia.

Sollecita gli addetti alla programmazione sanitaria affinché realizzino centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da Ictus, che garantiscano cure appropriate dall’esordio dei sintomi fino al rientro a casa, che facilitino al massimo il recupero funzionale, limitino le complicanze e consentano un rapido reinserimento della persona nell’ambiente familiare, sociale e lavorativo.

A.L.I.Ce. Italia si adopera, infine, affinché sia tutelato il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza dignitosi, uniformi ed omogenei.

  • Cosa vuole ottenere A.L.I.Ce. Italia Onlus con questo incontro?

Un importante obiettivo da perseguire è che sia l’Ictus, sia la Fibrillazione Atriale vengano inseriti nell’agenda istituzionale. L’Ictus perché è una malattia che determina spesso invalidità permanente, la Fibrillazione Atriale perché può essere causa di Ictus particolarmente gravi che possono però essere prevenuti con una cura idonea, facile da usare, che neutralizza gli effetti negativi. E’ quindi fondamentale che la diagnosi di Fibrillazione Atriale arrivi quanto prima, per poter adeguatamente prevenire l’insorgenza di Ictus. Obiettivo non di minore importanza è l’attenzione verso l’Ictus, verso quella che è una vera e propria malattia sociale. Ci sono famiglie che si trovano improvvisamente colpite da una malattia come l’Ictus che ha delle conseguenze sconvolgenti nella quotidianità, che a fronte della malattia, però, maturano risorse morali, affettive, di sensibilità umana assolutamente straordinarie. Una società distratta come la nostra dovrebbe riconoscere anche concretamente che rappresentano una enorme risorsa di umanità e di civiltà. Sono persone che affrontano un dramma che gli cambia la vita e non vanno lasciate sole in quel percorso. La loro situazione interpella tutti noi a confrontarci con il senso del limite e della fragilità della condizione umana, ad imparare la condivisione e la solidarietà, a crescere nell’umiltà e nella disponibilità. E’ necessario perciò che guardando al mondo del malato, del disabile e alla lezione di umanità che ne viene, la nostra società maturi una cultura della vita e dell’accoglienza sempre più autentica e generosa. E’ la passione per la vita, in fondo, che ci ha spinto a farci associazione di volontariato, per manifestare alle persone malate ed alle loro famiglie tutta la vicinanza di A.L.I.Ce. Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Dov’è il naturale ordine delle cose quando una persona è colpita da Ictus? Credo che quando una persona si ammala, è colpita da ictus, si presenta a tutti noi la grande opportunità di ripristinare il naturale ordine delle cose, di realizzare la natura umana e ciò avviene nel modo in cui noi persone sane trattiamo quella persona ammalata, disabile, nella solidarietà che gli esprimiamo, nell’impegno che ci mettiamo per affrontare e magari risolvere il suo problema.

A.L.I.Ce. Italia Onlus, acronimo di Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, è una Federazione di Associazioni Regionali a cui aderiscono 19 regioni italiane. E’ un’associazione di volontariato libera e non lucrativa, l’unica in Italia, formata da persone colpite da ictus, familiari, medici, personale addetto all’assistenza, riabilitazione e volontari. L’attività degli aderenti è basata sul volontariato e i finanziamenti derivano prevalentemente dai contributi dei soci e degli enti pubblici.

A.L.I.Ce. Giovani è la sezione under 35 di A.L.I.Ce. Italia Onlus che nasce nel febbraio 2008, nel corso dell’Assemblea Nazionale e del Consiglio Direttivo di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

A.L.I.Ce. Giovani si affianca alle realtà regionali e territoriali di A.L.I.Ce. comprendendo tutti i giovani, al di sotto dei 35 anni, che intendono portare avanti la lotta contro l’ictus cerebrale. Fanno parte di questo gruppo giovani studenti di medicina e non, giovani laureati, lavoratori, anche con un coinvolgimento degli studenti degli ultimi anni dei licei. 

A.L.I.Ce. Giovani è ancora in fase di formazione e si stanno formando pian piano delle realtà in diverse regioni italiane (ad esempio nel Lazio, in Lombardia, in Puglia, in Toscana e in Piemonte).

Gli obiettivi di A.L.I.Ce. Giovani sono sovrapponibili a quelli di A.L.I.Ce. Italia Onlus, con un occhio di riguardo per la prevenzione dell’ictus nei giovani, che, date le ultime abitudini alimentari e l’aumento del numero di giovani fumatori, iniziano a presentare un rischio sempre maggiore di andare incontro a patologie cerebrovascolari. 

La storia di A.L.I.Ce Onlus ieri e oggi

A.L.I.Ce. Italia Onlus nasce ad Aosta nel 1997 su iniziativa del Dr. Giuseppe D’Alessandro. E’ grazie al suo impegno costante che, nell’arco di pochi anni, sono state fondate Associazioni ALICE diffuse su tutto il territorio nazionale. Nel 2004 nasce, così, la Federazione A.L.I.Ce. ITALIA Onlus, che attualmente conta l’adesione di 19 Associazioni Regionali, ciascuna rappresentativa di numerosissime realtà ALICE territoriali. Pur autonome ed indipendenti nelle loro attività, le Associazioni A.L.I.Ce. regionali collaborano al raggiungimento di comuni obiettivi a livello nazionale. Oltre all’acronimo e al logo, tutte hanno in comune lo stesso scopo.

Da maggio 2007 a maggio 2011, Presidente di A.L.I.Ce. ITALIA Onlus è stata Maria Luisa Sacchetti, neurologo ricercatore dell’ Università La Sapienza di Roma, esperto nella gestione e nella cura dei pazienti con Ictus, attualmente Presidente Onorario dell’Associazione.

Da maggio 2011, Presidente della Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus è Paolo Binelli

A.L.I.Ce. Italia Onlus è inoltre membro di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazione che riunisce 20 Associazioni di pazienti colpiti da ictus di 17 Paesi europei e che ha diffuso le linee guida per la prevenzione e una migliore cura dell’ictus in un documento rivolto al Parlamento europeo e a tutti i governi dell’Unione: un’alleanza europea contro l’ictus. Dal 2008, le attività di comunicazione di A.L.I.Ce. Italia Onlus sono curate dall’agenzia di comunicazione di Roma GAS Communication. Nel 2009, infine, grazie ad A.L.I.Ce. Italia Onlus, l’Italia si è posizionata al terzo posto, dopo Sri Lanka e Brasile, per la miglior campagna di sensibilizzazione e di informazione realizzata in occasione della V edizione della Giornata Mondiale dell’Ictus. La World Stroke Organization ha infatti premiato l’Associazionecon la medaglia di bronzo per la sua intensa attività svolta su due fronti: cittadini e singoli da un lato, Istituzioni dall’altra.

Con il World Stroke Day Award, sono stati premiati:

  • il lavoro delle associazioni regionali che, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ictus, hanno dato vita a numerose attività informative locali: in molte città, infatti, sono stati allestiti stand dove veniva distribuito materiale informativo sull’ictus e dove si offriva la possibilità di incontrare medici neurologi.

  • la campagna nazionale sul riconoscimento dei sintomi di allarme, che ha raggiunto il grande pubblico attraverso un originale ed incisivo spot in animazione, realizzato dal noto vignettista Vauro in maniera del tutto gratuita. Lo spot è stato trasmesso dalla Rai e dalle principali emittenti radio-televisive sia nazionali che locali che hanno offerto gratuitamente i loro spazi pubblicitari

  • l’avvio di una indagine sui costi che gravano sulle famiglie in cui vive la persona non autosufficiente in seguito ad un ictus. L’indagine, fortemente voluta dalla Associazione e dall’Università degli Studi di Firenze, viene svolta in collaborazione con il CENSIS, ed è effettuata dai volontari di A.L.I.Ce. che collaborano strettamente con le neurologie italiane.

Gli obiettivi

Lo scopo comune a tutte le Associazioni Regionali è quello di migliorare la qualità della vita delle persone colpite da ictus, dei loro familiari e delle persone a rischio. A.L.I.Ce. ITALIA Onlus si propone in particolare di:

  • diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, specialmente perché questa coinvolge giovani, adulti e bambini, donne in età fertile, oltre agli anziani per i quali i margini di recupero sono più ampi di quanto non si creda.

  • creare un collegamento tra pazienti, familiari, neurologi, medici di base, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione e personale sanitario coinvolto dalla malattia al fine di facilitare al massimo il recupero funzionale, limitare le complicanze e consentire un rapido inserimento della persona colpita da ictus nell’ambiente familiare, sociale e lavorativo nei casi potenziali.

  • facilitare la informazione per un tempestivo riconoscimento dei primi sintomi come delle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza.

  • sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening;

  • tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza dignitosi, uniformi ed omogenei

Scarica il pdf: 7_Fibrillazione atriale

 

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