Giornata Mondiale della Radio

Giornata Mondiale della Radio, festa grande per una grande amica

La Giornata Mondiale della Radio ci ricorda quanto sia importante questo mezzo di comunicazione. Vecchio? Neanche per sogno. La radio è un classico e come tale è destinata a non morire mai. Semmai può cambiare volto, così com’è successo nella sua vita ultracentenaria. Prima le radio libere che hanno infranto il monopolio della RAI, poi la diffusione delle web radio e oggi i podcast che proprio equiparabili alla radio non sono, ma permettono all’utente di fare quasi un palinsesto su misura. E questo è anche indice di modernità.

«La radio non invecchierà mai. Sicuramente si rinnova, si adegua. Com’è giusto che sia insomma. Con le nuove tecnologie si è persa forse un po’ di spontaneità, di magia». ha raccontato a Radio Wellness Enzo Mauri, autore del libro Qui radio libera. Appunti e racconti degli anni che sconvolsero l’FM (Armando Editore).

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Giornata Mondiale della Memoria
Enzo Mauri autore di Qui radio libera

Giornata Mondiale della Radio, amica per sempre

Voluta dall’UNESCO nel 2011, la Giornata Mondiale della Radio festeggia l’anniversario della prima trasmissione radio dell’ONU nel 1946. La Seconda Guerra Mondiale era da poco terminata. Il mondo aveva conosciuto la devastazione di un conflitto basato anche sulla cancellazione delle libertà primarie. Ecco perché celebrare un mezzo di comunicazione che è sempre stato strumento di dibattito e vera democrazia.

Si legge nel sito dell’UNESCO: «La peculiare abilità della radio di raggiungere un pubblico molto ampio aiuta la società a fare esperienza di diversità. La radio è un’arena per tutte le voci che possono parlare, essere rappresentate e ascoltate».

I Radio Days di Woody Allen
La rivoluzione degli anni ’70

Le emittenti private di cui Enzo Mauri ha parlato nel suo libro hanno infranto il monopolio RAI e con le loro piccole e grandi storie hanno contribuito ad una parte essenziale della nostra vita. Fino al 1975 l’FM era vuoto, c’era solo la RAI e qualche emittente in odore di illegalità. Dal ’76 arrivò la sentenza della Corte Costituzionale e ne arrivarono a centinaia» ha aggiunto.

Una storia tra le storie

Autore e conduttore Enzo Mauri lavora in radio da oltre 40 anni. Scrivere di questo argomento è stata una scelta naturale. «L’idea è nata un paio d’anni fa e mi è venuto in mente di scrivere qualcosa di più consistente, un libro appunto, sull’argomento che conosco meglio, la radio. Qui radio libera contiene 34 interviste, ho parlato delle emittenti di tutta Italia, anche dei registi e dei tecnici senza i quali non potremmo andare in onda» ha spiegato.

Simpatici fuorilegge 
Quella volta che…

A costo di sembrare nostalgici, va detto che una volta era tutto analogico. Il conduttore di turno era contemporaneamente deejay e segretario. E questo causava più di un problema. Tanto che di certi fuori onda si continua a parlare ancora oggi. «Una cosa che ricordo sono sicuramente le gaffe! Se ne dicevano di tutti i colori a microfoni aperti perché lo avevi dimenticato aperto mentre eri intento a fare altre cose. Dovevi mandare in onda i dischi da solo, mandare la pubblicità con le cassettine, rispondere al telefono e via di seguito.

Alex Peroni mi ha ha raccontato che un giorno a Radio 105 a microfono aperto disse le più svariate cose. C’erano talmente tante radio che si sovrapponevano l’una all’altra che riuscirono a cavarsela così, dando la “colpa” ad un’altra emittente che si era intromessa» ha detto Enzo Mauri.

E oggi?

Oggi la radio è un ibrido. I grandi network hanno i propri canali televisivi, la radio si vede. «Gli interventi sono rigidamente cadenzati e sono più professionali, anche se non tutte le radio utilizzano il clock, quel meccanismo che dà il tempo agli interventi. In RAI ad esempio questo non succede» ha concluso Enzo Mauri.

Ascolta l’intervista completa a Enzo Mauri

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Francesca Fiorentino

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