giornata mondiale della voce

Giornata Mondiale della Voce, amarla è proteggerla

La Giornata Mondiale della Voce nasce in Brasile nel 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione delle patologie vocali. Bisogna proteggere quello che a tutti gli effetti è il nostro strumento più importante che ci permette di manifestare i nostri pensieri, le nostre riflessioni. Spesso e volentieri non ci rendiamo conto di quanto la voce sia importante per noi. La voce è unica, è una sorta di codice DNA da ascoltare. Per questo va preservata in ogni modo.

Giornata mondiale della voce: cos’è la voce?

La voce è il suono emesso dagli esseri umani tramite passaggio di aria nella laringe e conseguente vibrazione delle corde vocali. Dunque, l’apparato respiratorio lavora di concerto con la laringe, l’organo che ospita le corde vocali. L’aria entra e viene trasformata in suono dalla vibrazione delle corde vocali. Quando non si parla le corde vocali hanno un’apertura detta glottide. Che si chiude proprio durante la fonazione. Non basta ovviamente la semplice vibrazione delle corde vocali per parlare di voce. Il linguaggio si sviluppa grazie alla sinergia di corde vocali, labbra, denti, lingua, ugola e faringe. Sotto lo stretto controllo del cervello. Un meccanismo delicato e bellissimo di cui poco si parla in realtà. Motivo in più per “celebrare” la Giornata Mondiale della Voce.

Giornata mondiale della voce: perché la nostra voce è unica?

Perché è identica a noi in tutto e per tutto. Lo è per caratteristiche genetiche – somiglia a quella dei nostri genitori ma con un carattere diverso – e per motivazioni biologiche. Ogni essere umano ha un mix specifico di intensità, altezza e timbro. Che si estrinseca in un tono unico. Ecco, il nostro tono dice un sacco di noi a livello più o meno inconscio. Così come dice un sacco di noi il modo in cui respiriamo mentre parliamo, il grado di calore della voce, la capacità di articolare le parole, la velocità nell’espressione.

La voce umana cambia ovviamente con l’età e con le trasformazioni fisiologiche. Pensate solamente a quando la voce di un bambino diventa quella di un adulto. La voce di un ragazzo scende di circa un’ottava entro i sedici anni, quella femminile di circa due toni entro il quindicesimo anno. Anche il fattore gravidanza ha un suo peso. Le donne incinte abbassano momentaneamente il tono per poi risalire. Scende sensibilmente, invece, dopo la menopausa.

La voce nelle relazioni

L’uomo è un animale sociale. Questo grazie alla voce. Numerosi studi di etologia, ovvero di comportamento animale hanno messo in evidenza che negli esseri umani la pulsione sociale è forte quanto quella sessuale. Se quest’ultima serve (anche) in funzione di riproduzione della specie, la prima è necessaria allo sviluppo di relazioni sociali durature. Relazioni che leghino gli individui in maniera stabile e armonica.

Foto di Jason Rosewell su Unsplash

Konrad Lorenz e le anatre

Lo studioso Lorenz portò a termine un esperimento in cui si sostituiva ad un’anatra covando delle uova. Iniziò a parlare regolarmente e al momento della nascita i pulcini erano particolarmente sensibilizzati alla voce dell’uomo. Questo per dire che la voce rappresenta il primo vero grande legame tra una madre (in questo caso succedanea) e i suoi cuccioli.

Perché la nostra voce non ci piace?

Succede per un motivo preciso legato alla fisica. Le voci degli altri attraversano solo l’aria per arrivare alle nostre orecchie. Seguono per così dire un percorso netto. La nostra invece deve oltrepassare una serie di barriere fisiche: le ossa e i muscoli, la laringe, la coclea, quella chiocciolina che è nell’orecchio e che porta le vibrazioni al cervello affinché possano diventare suoni. Per questo ci appare meno pulita e piacevole da ascoltare.

E per lo stesso motivo fatichiamo a riconoscere e ad amare la nostra voce registrata. L’apparecchio, infatti, modifica la voce perché deve decifrarla e trasformarla da onde sonore meccano-elastiche in onde elettromagnetiche (e viceversa quando si passa all’ascolto). Esiste quindi un cambiamento, pur minimo, che ci impedisce di riconoscere quei suoni come nostri. Secondo un’interessante ricerca del 1966 dalla registrazione ci accorgiamo anche di sfumature emotive – rabbia, delusione, tristezza – che avremmo voluto non conoscere. Come a dire, ci obbliga a fare i conti davvero con tutto ciò che è “nascosto” in un messaggio. E questo può essere spiacevole o perturbante.

Giornata mondiale della voce: proteggiamola

Sono due le grandi aree patologiche legate alle voce: le malattie organiche e quelle funzionali. Nel primo caso si parla di alterazioni infiammatorie, anatomiche della laringe, l’organo del nostro corpo che preposto alla produzione della voce. Dal più classico dei mal di gola, con un’infiammazione fastidiosa che limita momentaneamente la potenza della voce, ai noduli, formazioni tumorali, di solito benigne, che colpiscono le corde vocali. Le disfonie funzionali sono invece patologie che si sviluppano senza deficit o lesioni fisiche, ma sono scatenata da altre disfunzioni. Ad esempio il reflusso acido.

Come si perde la voce?

Usandola male o sforzandola in maniera eccessiva. Il timbro inconfondibile del grande radiocronista Sandro Ciotti, ad esempio, fu il risultato di una massacrante radiocronaca durante le Olimpiadi messicane del ’68. 14 ore sotto la pioggia compromisero definitivamente la sua voce causando un edema alle corde vocali. Che poi finì per essere il suo marchio inconfondibile. A rischiare di più sono quelli che usano costantemente la voce: cantanti, speaker radiofonici, insegnanti, attori. A loro, ma a tutti, il consiglio è quello di utilizzare un tono di voce non eccessivamente alto e “sparato”. Ovviamente, non abusare di alcol e sigarette. E bere molta acqua.

Leggi anche il nostro articolo dedicato al potere della voce: 3 consigli per usarla al meglio

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Francesca Fiorentino

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