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Giornata Mondiale delle Epatiti. Obiettivo: eliminarle entro il 2030. Il prof. Massimo Galli: “Adesso bisogna riprendere i trattamenti”  

Il 28 luglio l’ Organizzazione Mondiale della Sanità celebra come ogni anno la Giornata Mondiale delle Epatiti.

La giornata diventa un momento per la comunità scientifica per discutere, confrontarsi, condividere le ricerche per raggiungere l’obiettivo che si è prefissata l’OMS: sconfiggere l’epatite C entro il 2030.

Ascolta ora l’intervista al dott. Ignazio Grattagliano, Coordinatore per la Puglia della SIMG 

Quest’anno il contesto è molto diverso a causa della pandemia ma, come spesso ricordiamo anche noi di Radio Wellness, non esiste solo il Covid-19. Purtroppo anche tutte le altre emergenze sanitarie che conosciamo vanno seguite, studiate, curate.

In particolare i virologi si concentrano sulle epatiti B e C, malattie che possono portare ancora a conseguenze letali se non curate bene e tempestivamente. Ecco dunque che la prevenzione e i controlli diventano alleati fondamentali: per l’epatite B esiste un vaccino e l’epatite C può essere curata con farmaci risolutivi.

Epatite

Epatite – Fonte immagine Assogenerici

Uno stop alla ricerca e alle cure a causa del Covid-19

La pandemia ha fatto perdere terreno alla ricerca, alle cure, alla diagnosi di molte patologie e tra queste ci sono senza dubbio anche le epatiti. Per recuperare l’attenzione sul tema, in occasione della Giornata Mondiale delle Epatiti, istituzioni, società scientifiche, specialisti, associazioni dei pazienti, imprese hanno organizzato una Tavola Rotonda dal titolo “HBV e HCV. Quale ruolo potrà ricoprire l’Italia? Tra cronaca, attualità e aggiornamento, ipotesi e aspettative concrete di politica sanitaria e ricerca medico scientifica”.

Epatite C: Italia in prima linea per sconfiggerla

Nel nostro Paese le persone malate di epatite C che non sanno di esserlo sono stimate in centinaia di migliaia, a cui si aggiunge chi, pur malato, non può o non vuole curarsi.

“Riprendere il processo di eradicazione dell’epatite C significa non solo riprendere l’attività di assistenza, ma anche l’impegno volto a favorire l’emersione del sommerso e la veicolazione al trattamento delle persone con infezione attiva da HCV – sottolinea il Prof. Massimo Galli, Past President SIMIT, Professore Ordinario Malattie Infettive, Università degli Studi di Milano, Fatebenefratelli Sacco, MilanoDopo una riduzione di oltre il 90% durante il lockdown, i trattamenti stentano ancora a riprendere con il ritmo precedente.”

“Inoltre, la stagione estiva non è favorevole a una rapida ripresa: il personale sanitario è molto provato da quanto accaduto in questi mesi e, in previsione anche di un autunno non facile, dovrà pure prendersi una pausa. Bisogna lavorare affinché si riparta in autunno, abbinando anche un’azione incisiva per la ricerca del sommerso. Per quanto riguarda l’epatite B, ha concluso il prof. Galli, bisogna continuare a garantire un’ampia copertura vaccinale, risollevando gli interventi dopo il colpo subito dal sistema sanitario con la pandemia e riallacciare i rapporti con i pazienti, che spesso sono in terapia cronica con antivirali, garantendo il mantenimento in cura”.

Epatite A - Fonte immagine La Repubblica

Epatite A – Fonte immagine La Repubblica

“L’epatite C è un classico esempio di come la ricerca abbia potuto fare tantissimo per sconfiggere una piaga cronica – ha aggiunto il Prof. Giovanni Rezza, Direttore Prevenzione Ministero Salute.  Per far emergere il “sommerso” dobbiamo studiare a fondo le cosiddette Key Populations, le popolazioni “speciali”, quali detenuti, tossicodipendenti, migranti, che risultano maggiormente colpite. Il 2030 è vicino e la recente emergenza ha rallentato i progressi realizzati, ma stiamo lavorando affinché gli impegni avviati vengano presto ripresi”.

Attenzione anche alle epatiti A ed E

Se per l’epatite A il SEIEVA, Sistema Epidemiologico Integrato, ha registrato una riduzione dell’incidenza nel 2019 rispetto all’anno precedente, non si può dire lo stesso per l’epatite E. In Italia, negli anni 2007-2018 si è assistito ad un trend in continuo aumento dei casi e nel 2019 si è raggiunto un vero e proprio picco con un numero di casi raddoppiato rispetto all’anno precedente (98 casi rispetto ai 49 del 2018). “E’ esagerato definirla una minaccia – ha concluso il prof. Galli – ma la malattia si sta dimostrando meritevole di attenzione”.

 

Dorotea Rosso

Ufficio Stampa: Diessecom

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