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L’equipe del centro di chirurgia epatobiliare di Padova pubblica su “Journal of Surgical Oncology 2019” la più ampia casistica di termoablazioni per il trattamento del tumore al fegato

L’equipe del Prof. Umberto Cillo, Direttore dell’UOC di Chirurgia Epatobiliare e Trapianti di Fegato dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale (Journal of Surgical Oncology, 2019 Nov.) il risultato di 815 procedure eseguite per via video laparoscopica di termoablazione con microonde su 674 pazienti affetti da HCC (epatocarcinoma al fegato), riportando una percentuale di sopravvivenza a 5 anni pari al 35.9%, dal 2009 al 2016.

La pubblicazione rappresenta la più ampia casistica esistente in letteratura, un’altra conferma di eccellenza per l’ospedale patavino.

La tecnica innovativa in laparoscopia che ancor oggi stanno attuando con esemplari risultati, uccidendo completamente le cellule tumorali nella maggioranza dei pazienti, azzerando i noduli sul tumore primitivo del fegato.

Oltre 4000 le procedure di termoablazione dei tumori primitivi e secondari del fegato sia per via percutanea (1723 casi) che videolaparoscopica (2376 casi) sono stati eseguiti dal Centro di Chirurgia Epatobiliare dell’A.O. di Padova.

Ma cos’è esattamente la termoablazione?

La termoablazione è il trattamento terapeutico che, sfruttando il calore generato da una corrente elettromagnetica, consente di distruggere piccoli tumori primitivi e secondari del fegato. L’utilizzo delle microonde come corrente elettromagnetica per generare calore è divenuto uno tra i più utilizzati ed efficaci trattamenti in oncologia chirurgica.

Le onde elettromagnetiche, generate da appropriati macchinari, vengono veicolate all’interno del fegato attraverso l’impiego di specifiche antenne infisse al centro del tumore. Queste antenne possono essere inserite dall’esterno, per via percutanea, in anestesia locale con la guida dell’imaging strumentale (TAC, ecografia) o in alternativa per via videolaparoscopica, in anestesia generale.

Quest’ultima metodica, rientrando sempre nella schiera dei trattamenti mini-invasivi, offre il vantaggio di ottenere un’esplorazione visiva del fegato e della cavità addominale consentendo anche dove sarebbe sconsigliato il trattamento percutaneo, in caso di tumori a collocazione critica o crescita esofitica o  discoagulopatia, la possibilità di eseguire il trattamento in videolaparoscopia.

Per questa tecnica, le antenne vengono posizionate all’interno del tumore previa esecuzione di un’ecografia epatica che permette di individuare i noduli epatici da trattare raggiungendo un livello di precisione altissimo.

La procedura di termoablazione si è dimostrata dunque davvero efficace come trattamento definitivo per i tumori primitivi del fegato e come soluzione “ponte” nei pazienti affetti da HCC o in attesa di un trapianto di fegato. Il tutto inoltre, è confermato linee guida internazionali, tanto da raggiungere l’estensione all’utilizzo del trattamento anche nei tumori secondari del fegato.

Redazione

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