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Lipstick Index, se il Covid cambia il mondo della bellezza

Lo chiamano lipstick index ed è un termine coniato da un dirigente della Estée Lauder per trovare un legame tra situazioni di incertezza socio-economica ed il consumo di prodotti di cosmetica poco costosi, come il rossetto. Maggiori sono crisi e sfiducia nei mercati, insomma, più forte è il desiderio di premiarsi con un rossetto. Come avvenne a ridosso della prima recessione degli anni 2000 – le vendite dei rossetti salirono dell’11% – e dopo l’11 settembre. Il lipstick index dunque non è un vero indicatore econometrico, ma un indizio abbastanza accurato dell’umore della popolazione femminile.

«Questa associazione coglie in maniera sensibile il nesso invisibile, o spesso poco considerato, tra aspetto esteriore e condizione emotiva di una donna. I rossetti e in generale i cosmetici posseggono una valenza affettiva molto forte. Proprio come gli abiti. Il viso ha una valenza comunicativa molto forte, gli occhi sono senza dubbio lo specchio dell’anima, ma le labbra sono un riflesso più viscerale della nostra interiorità più profonda» ci ha raccontato la dottoressa Maria Lupoli, psicologa, blogger di moda e una consulente di immagine.

Leggi anche: Make up a prova di caldo, le regole d’oro di Ilaria Previati
Lipstick Index

La dottoressa Maria Lupoli

Lipstick index, se un rossetto cambia tutto

Prendersi cura di sé, anche con il trucco, è un gesto dunque altamente simbolico. Basti dire che la Royal Ordnance Factories durante la Seconda Guerra Mondiale ordinò 1000 sterline di cosmetici per le donne al fronte per farle stare meglio. Solo qualche giorno fa, inoltre, la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha spiegato in una video intervista per Vogue quanto il rossetto rosso accresca la sua autostima e la faccia sentire più forte. In un ambiente estremamente competitivo come quello della politica.

Il ruolo della bellezza

La sensazione dunque è che la questione si tutto tranne che frivola. «Il make up rappresenta l’interiorità di una donna meglio di un abito colorato o di un accessorio stravagante. Esso ha una doppia valenza, la prima è quella del nascondere, del fare da maschera per non mostrare all’esterno gli elementi più comunicativi del nostro corpo. La seconda è quella che rafforza un modo di essere e di sentirsi o anche uno stato sociale e politico».

«Ci si trucca per sedurre o per sfidare gli elementi maschili di una politica che è un po’ patriarcale. Rossetto rosso allora è segno di prestigio sociale, di nobiltà, di una forza interiore che non ha paura di mostrarsi» ha aggiunto Maria Lupoli. «Un rossetto rosso fuoco è un simbolo della passione che sentiamo dentro. Un rossetto rosa baby può invece alludere ad un mondo a tinte soft, un po’ infantili».

Il rossetto post Covid-19

Secondo l’analisi di McKinsey&Company, le vendite di make up a livello globale sono calate del 30%. E a soffrirne di più è stato appunto il rossetto, fortemente penalizzato dall’uso delle mascherine. A prescindere da un fattore volatile come il lipstick index cosa può cambiare da oggi? «Se dobbiamo parlare di vendite in calo, farei un discorso più generale non soltanto legato all’uso della mascherina, ma prima ancora all’esperienza della vita stessa durante la pandemia. Ho letto spesso articoli che spiegavano come vivere al meglio la quarantena da soli. La quarantena è un’esperienza devastante per una psiche fragile che ha bisogno di un sostegno quotidiano regolare».

 

«Una quarantena in solitudine, con lo spettro di un mondo pericoloso da cui stare lontani, non può che peggiorare la percezione di sé, a partire dal bisogno di apparire al meglio agli occhi di amici, conoscenti e familiari. Forse è un desiderio di mettersi a nudo. Ma anche una sorta di atto di dolore che danneggia quella vanità che ha fatto da riflesso ad un’interiorità vitale. La gioia espressiva potrebbe essere stata spazzata via, insomma. Ecco, assocerei il crollo delle vendite ad un malessere collettivo» ha concluso la dottoressa Maria Lupoli.

Ascolta l’intervista con Maria Lupoli

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Francesca Fiorentino

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