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Lotta all’HIV: la comunità dei microbiologi clinici guarda con grande interesse ai progressi presentati questa settimana a Seattle

L’annuncio fatto da un team di ricercatori dell’University College London (UCL) alla Conferenza annuale sui Retrovirus ed Infezioni Opportuniste (CROI) in corso a Seattle, USA, su un paziente HIV-infetto che, per curare un Linfoma, ha ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche allogeniche, costituisce un’importante notizia per tutta la comunità dei microbiologi clinici.

Le cellule trapiantate, a causa di una mutazione genetica, erano prive di CCR5, il corecettore indispensabile per infettare le cellule da parte dei ceppi R5 di HIV. A distanza di 19 mesi dal trapianto, nonostante la sospensione della terapia antiretrovirale, il paziente non mostra più segni di replicazione di HIV, e sembra aver eliminato tutte le cellule che albergano il virus. Finora un solo paziente, il cosiddetto paziente di Berlino, anch’egli sottoposto a trapianto di cellule staminali ematopoietiche prive di CCR5, era considerato “curato” dall’infezione da HIV.

“La prognosi in corso sul paziente di Londra conferma la possibilità di un approccio nuovo nella ricerca della cura dell’infezione da HIV, rivolta non tanto al virus, bensì alle cellule dell’ospite, rese resistenti all’infezione. Tuttavia vi sono molti ostacoli da superare prima che questo approccio si riveli effettivamente percorribile nella pratica clinica. Innanzitutto non è pensabile il trapianto di cellule staminali ematopoietiche allogeniche su larga scala; piuttosto le vie che si aprono riguardano la possibilità di autotrapiantare cellule degli stessi pazienti rese geneticamente resistenti all’infezione da HIV, grazie alla disponibilità di tecniche di manipolazione precisa del DNA. Un altro ostacolo è rappresentato dal fatto che l’assenza di corecettore CCR5 rende le cellule resistenti solo all’infezione di alcuni ceppi di HIV, i cosiddetti ceppi R5, mentre non altera l’infettabilità da parte di ceppi che usano altri corecettori (es. i ceppi X4)” spiega Maria R. Capobianchi, membro del Consiglio Direttivo AMCLI e Direttore del Laboratorio di Virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, Roma. Il dato riportato al CROI conferma la possibilità teorica di eradicare l’HIV rendendo le cellule resistenti all’infezione, e incoraggia nel percorrere nuove vie per mettere a punto una strategia innovativa percorribile nella pratica clinica.

“Al momento la strada maestra nella gestione dell’infezione da HIV rimane la terapia antiretrovirale. La terapia, iniziata il più precocemente possibile e seguita diligentemente, non solo reca beneficio al paziente che la assume, ma è anche efficace nell’impedire le nuove infezioni, perché è ormai dimostrato che il virus non viene trasmesso dai pazienti che hanno azzerato la sua presenza nel sangue grazie alla terapia antiretrovirale” ha aggiunto Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI e Direttore dell’Unità Operativa di Microbiologia dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Ovest milanese.

AMCLI – Associazione Microbiologi Clinici Italiani – è stata costituita nel 1970 ed è articolata su delegazioni regionali. L’associazione scientifica ha sede a Milano ed è attualmente presieduta dal prof. Pierangelo Clerici, Direttore U.O. Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese, Legnano. Tra le finalità statutarie di AMCLI, lo sviluppo della Microbiologia clinica. Una delle peculiarità della società scientifica è operare attraverso gruppi di lavoro su specifiche materie d’interesse. Tra questi spiccano quello sulle Infezioni Sessualmente Trasmissibili, sulle infezioni nei Trapianti d’organo, sulle infezioni nell’anziano e nei neonati, sulla Neurovirologia, sulle Infezioni nel paziente critico, sulle infezioni materno-fetali, sull’immunologia e sulle malattie parassitarie.

 

Fonte: Ufficio Stampa Aures

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