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Mascherine “governative”, Federfarma: ”Ne attendiamo 10 milioni”

Il presidente di Federfarma Marco Cossolo sulle mascherine a prezzo calmierato. “Non dipende dalle farmacie, ha detto, ma sulle date di arrivo nei punti vendita nessuna certezza”

Ascolta ora l’intervista a Marco Cossolo, Presidente Federfarma:

Ascolta ora l’intervista a Venanzio Gizzi, Presidente Assofarm:

Ascolta ora l’intervista ad Augusto Luciani, Presidente Federfarma Umbria:

Quinto giorno della Fase 2: mascherine chirurgiche “governative” ancora introvabili in buona parte dei punti vendita.

All’inizio di questa seconda fase, il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri aveva assicurato agli italiani che le mascherine si sarebbero potute acquistare  al prezzo massimo di 50 centesimi più Iva (quindi 61 centesimi) in 50 mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti.

Il presidente di Federfarma Marco Cossolo ai nostri microfoni spiega le ragioni di questo ritardo: “Le mascherine a marchio CE prodotte in Italia non ci sono, quelle in giacenza presso alcuni distributori non hanno ancora ricevuto la validazione da parte dell’Istituto Superiore della Sanità e per alcune la validazione è stata respinta; le mascherine chirurgiche che doveva mettere a disposizione il commissario Arcuri non sono ancora disponibili e questo è comprensibile visto che l’accordo è stato fatto pochi giorni fa”. “Inoltre, prosegue Cossolo, le farmacie nella settimana dal 27 aprile, dopo che Arcuri ha detto che il governo avrebbe ristorato le perdite dei farmacisti, hanno venduto molte mascherine, rimanendo sprovviste”.

Secondo il presidente di Federfarma il commissario Arcuri ha favorito una contrattazione tra i distributori intermedi e un importatore italiano che ha messo a disposizione subito 2 milioni di mascherine e, entro le prossime due settimane, 10 milioni di mascherine. “Non è detto che siano sufficienti  – ha concluso Cossolo – però è un primo passo. Ma sulle date di arrivo nelle farmacie non ho certezza, del resto non dipende da me né dalle farmacie”.

Come i tabaccai e i produttori del comparto della moda che hanno riconvertito le aziende per produrre mascherine, anche i farmacisti sono una categoria scontenta di certi atteggiamenti. In prima linea fin dall’inizio dell’emergenza, i farmacisti hanno pagato un alto tributo in termini di vite umane con 16 morti a causa del virus e oltre 800 contagiati.

Lo ribadisce a gran voce anche Augusto Luciani, presidente di Federfarma Umbria, regione toccata molto marginalmente dalla pandemia ma che ha visto i suoi farmacisti fare da presidio sul territorio, esattamente come in buona parte delle altre regioni del Paese.

“Si tratta di fare chiarezza sulla fornitura di mascherine alla popolazione – ha detto anche Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, associazione che riunisce le farmacie comunali – anche perché questo sarà un presidio necessario ancora a lungo”. “La distribuzione intermedia che fornisce i farmaci fornirà anche le mascherine – ha ribadito Gizzi – e la Protezione civile le distribuirà ai rivenditori”. Da quando però ancora non è chiaro.

Dorotea Rosso

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