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Nella Giornata Mondiale contro l’HIV che si è celebrata il 1° dicembre, si continua a far luce sui pregiudizi e si invita alla consapevolezza

Stando ad un’analisi condotta nel 2018, risulta esserci un calo significativo di nuove diagnosi di infezione da HIV. È stato constatato infatti che, rispetto al 2017 si ha un – 20% circa, per un totale di – 30% negli ultimi dieci anni. Naturalmente questo dato è più che positivo ma rimane sempre viva l’attenzione riguardo i casi ancora presenti e soprattutto sulle diagnosi tardive, le quali possono avvenire anche a distanza di anni dall’insorgenza dell’infezione.

Si stima che le persone infettate dal virus HIV siano a livello mondiale 37.9 milioni (1,7 milioni infettati nel 2018), di cui 130mila in Italia. L’età media delle persone neodiagnosticate prosegue il trend in aumento osservato negli ultimi anni: nel 2018 la mediana è stata di 38-39 anni, con la classe 25-29 anni maggiormente rappresentata; i maschi continuano ad essere predominanti (85,6% nel 2018).

Sin dai primi anni 90, l’HIV viene presa in considerazione da uno dei volti più noti al mondo, già conosciuta per le sue innumerevoli opere di bene, sfatando il mito che la malattia in questione fosse trasferibile al solo contatto con il malato.

“Queste persone hanno bisogno di sentirsi parte della comunità, hanno bisogno più che mai di affetto, di una stretta di mano, di un abbraccio, più di quanto voi crediate” afferma Lady Diana mentre visita uno dei centri di ricovero.

Sempre negli anni 90, troviamo un’altra dimostrazione (ben più audace per quegli anni) da parte dell’immunologo italiano Ferdinando Aiuti, nonchè fondatore e Presidente onorario della fondazione Anlaids (Associazione nazionale per la lotta all’Aids). che bacia Rosaria Iardino, sieropositiva, per dimostrare che il virus dell’HIV non è nemmeno trasmissibile tramite un bacio, abbattendo ulteriormente milioni di pregiudizi.

Oggi sono molte le realtà che si impegnano ad abbattere i pregiudizi e che promuovono la consapevolezza della patologia. Le stesse infatti, nonostante i numeri di casi diagnosticati sia in calo, invitano la popolazione al monitoraggio, nonchè a mettere in pratica le tecniche di tutela per evitare la diffusione del virus.

La ricerca sta facendo molti passi avanti a riguardo ma ancora in molti non hanno ben chiaro il processo di trasmissibilità che, negli ultimi anni, risulta ancora molto alto a causa della poca conoscenza e al limitato uso dei contraccettivi adeguati.

Si è giunti inoltre a conoscenza che esistono diversi sottotipi di tale malattia, un’acquisizione rilevante secondo AMCLI -Associazione Microbiologi Clinici Italiani che ribadiscono eprò l’importanza di monitoraggio clinico.

“L’impegno della comunità dei Microbiologi clinici italiani è costante nel contrasto alla diffusione dell’HIV. In particolare in questo frangente, ove innanzi ai positivi risultati ottenuti dalla farmacologia e dallo sviluppo di efficaci terapie antivirali, si assiste ad una maggiore disattenzione da quelle che sono elementari regole di sicurezza nella propria vita sessuale” afferma Pierangelo Clerici, Presidente Amcli.

Redazione

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