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Polmonite in Cina, isolato il virus correlato strettamente al coronavirus responsabile della SARS

È di questi giorni la notizia di un nuovo focolaio di polmonite in Cina, causato da un virus strettamente legato al coronavirus responsabile della SARS. Ne abbiamo parlato insieme a Saverio Parisi, Professore Ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Padova.

Che cosa sono i coronavirus?

“I coronavirus sono virus già noti in passato come causa di infezione e malattia in alcuni animali ed anche nell’uomo. Un particolare coronavirus, dopo lunghe e complicate indagini condotte nel 2003, è stato identificato come responsabile della SARS, che fu un’epidemia scoppiata in Cina e diffusa poi in alcune regioni vicine e anche in Occidente, con diversi casi registrati per esempio in Canada. Il coronavirus recentemente isolato e ritenuto responsabile di questo focolaio in Cina, è stato appena sequenziato e pubblicato come virus correlato abbastanza strettamente al coronavirus responsabile della SARS. Si parla di un totale di circa 40 persone colpite e un solo paziente che sembrerebbe fosse affetto da altre patologie importanti. Secondo i dati più recenti aggiornati al 9 gennaio, non si parla di nessun nuovo caso dal 2 gennaio in poi, quindi non ci sono nuovi casi riportati nè in Cina nè fuori dalla Cina e l’allarme è per ora contenuto. Gli organismi internazionali stanno tenendo sotto stretta sorveglianza il fenomeno ma non ci sono allarmi riguardo viaggi o la diffusione fuori dalla regione dov’è stato osservato la prima volta”.

Ci sono direttive in merito a modalità di prevenzione?

“Come abbiamo imparato ai tempi della SARS, che si trasmetteva in maniera abbastanza facile, anche in ambito sanitario per esempio, quando ci sono fenomeni di questo genere si applicano tutta una serie di misure di prevenzione da contatto, soprattutto in ambito ospedaliero. Misure che impediscono la trasmissione da malato a malato, da malato a visitatore o da malato ad operatore sanitario. In questo caso sembra non ci siano operatori sanitari coinvolti e quindi attualmente non ci sono nelle nostre regioni particolari misure da adottare.”

Saremmo pronti ad affrontare episodi analoghi in Italia qualora si presentassero?

Saremmo sicuramente pronti perchè già nel 2003 la reazione degli organismi sanitari fu molto tempestiva ed efficace nei confronti di un’epidemia sconosciuta che fece più di 8000 casi identificati e più di 800 morti. Mancavano i test nei confronti di un agente che non si era ancora capito quale potesse essere. Fu molto più facile quando si identificò il coronavirus responsabile. In questo caso abbiamo già la diagnostica pronta e il meccanismo di allerta e i meccanismi di prevenzione anche a livello di strutture sanitarie sono ormai rodati e in grado di essere messi in funzione in maniera molto rapida, quindi direi che non bisogna preoccuparsi.”

Ascolta l’intervista al prof. Saverio Parisi:

 

Redazione

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