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Rivaroxaban: dimostrato un buon profilo di efficacia e sicurezza nello Studio di Fase III dedicato ai bambini con tromboembolismo venoso

Milano, 11 luglio 2019 – Risultati di Fase III dello Studio EINSTEIN mostrano un buon profilo di efficacia e sicurezza di rivaroxaban in bambini con TEV, con risultati simili a quelli visti in precedenti studi realizzati sugli adulti. Il tromboembolismo venoso ricorrente si è verificato con una bassa incidenza e una riduzione numerica degli eventi in bambini trattati con rivaroxaban, rispetto allo standard terapeutico (eparina da sola o in combinazione con un antagonista della vitamina K, come il warfarin). Non sono stati osservati sanguinamenti maggiori nel gruppo rivaroxaban.[i] I bambini hanno assunto il farmaco sotto forma di compresse o di sospensione orale. I risultati dello studio EINSTEIN-Jr. sono stati presentati oggi, come late breaker, al 27° Congresso ISTH (International Society on Thrombosis and Haemostasis) in corso a Melbourne.

“L’attuale trattamento del TEV nei bambini si basa spesso sulla somministrazione parenterale di anticoagulanti e richiede un monitoraggio di laboratorio e aggiustamenti del dosaggio. Fino ad ora, i regimi di trattamento anticoagulante pediatrici si sono basati principalmente su risultati osservazionali e sull’estrapolazione dei dati ottenuti negli adulti. Lo studio EINSTEIN-Jr. rappresenta un importante passo avanti per il trattamento del TEV nei bambini” ha dichiarato il professor Christoph Male, del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Medicina di Vienna.

Lo Studio ha mostrato che 4 bambini su 335 (1,2%) trattati con rivaroxaban e 5 su 165 (3,0%) trattati con terapia standard hanno riportato recidive di TEV1. Inoltre, l’imaging ripetuto alla fine del periodo di trattamento ha dimostrato un effetto migliorativo di rivaroxaban sul carico trombotico, rispetto allo standard of care1. Sanguinamenti clinicamente rilevanti (ma non maggiori) si sono verificati in 10 bambini trattati con rivaroxaban (3,0%), e in 3 trattati con terapia standard1 (1,9%), di cui due erano sanguinamenti maggiori e uno ‘non maggiore’. I risultati assoluti e relativi di sicurezza ed efficacia evidenziati nello Studio EINSTEIN-Jr. sono coerenti con quelli emersi dai precedenti trial su rivaroxaban negli adulti1.

“Abbiamo dimostrato che l’utilizzo di rivaroxaban adattato per il peso corporeo di un bambino è efficace e sicuro e ha evidenziato risultati positivi di sicurezza nel trattamento pediatrico del TEV – ha continuato il Professor Male – La disponibilità di rivaroxaban come sospensione orale ovvierà alla necessità di aggiustamenti di dosaggio delle formulazioni per adulti e ridurrà sostanzialmente il numero di iniezioni necessarie per il trattamento anticoagulante standard e i conseguenti prelievi di sangue. Il regime pediatrico di rivaroxaban rappresenterà in futuro un trattamento alternativo vantaggioso per i bambini. I dati sono coerenti con i risultati clinici osservati nei pazienti adulti, così come in altri sottogruppi di pazienti a rischio nel programma EINSTEIN”.

“Oggi, il tromboembolismo venoso viene identificato più spesso durante l’infanzia rispetto al passato per l’aumento della sopravvivenza di bambini in pericolo di vita o con malattie croniche, e anche per una maggiore consapevolezza della patologia del TEV tra i pediatri – ha affermato Joerg Moeller, Membro del Comitato Esecutivo della Divisione Farmaceutica e Capo della Ricerca e Sviluppo di Bayer AG – I risultati dello Studio ci stanno portando ad offrire, a breve, ai pediatri una nuova opzione terapeutica per i bambini e  continuiamo a studiare quali popolazioni di pazienti potranno trarre un maggior beneficio dall’utilizzo di questo prodotto”.

Bayer presenterà domanda all’ EMA per l’estensione dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio di rivaroxaban a questa nuova opzione di trattamento, compresa la formulazione in granuli per sospensione orale, disponibile per i bambini con tromboembolismo venoso.

Il TEV comprende la trombosi del seno venoso cerebrale – un coagulo di sangue nel cervello – l’embolia polmonare (PE) – un coagulo di sangue che si sposta fino ai polmoni – e la trombosi venosa profonda (TVP) – un coagulo di sangue in una vena profonda (spesso nelle gambe). Il Tromboembolismo venoso è una complicanza sempre più comune tra i bambini ospedalizzati con una cateterizzazione venosa2, il fattore di rischio più comune per questa patologia. Le opzioni di trattamento attualmente raccomandate per il TEV sono: eparina non frazionata, eparina a basso peso molecolare, fondaparinux con o senza antagonista della vitamina K2. Nessun anticoagulante orale non antagonista della vitamina K è attualmente approvato per uso pediatrico.

Lo Studio EINSTEIN-Jr.1

La Fase III di EINSTEIN-Jr, Studio randomizzato in aperto, ha incluso 500 bambini dalla nascita ai 17 anni di età con TEV acuto documentato, che avevano iniziato la terapia con eparina. I bambini sono stati assegnati, in un rapporto 2:1, a ricevere rivaroxaban con aggiustamento per il peso corporeo (compresse o sospensione), in una dose equivalente a 20 mg, o terapia standard con eparina o fondaparinux (a basso peso molecolare) con o senza antagonista della vitamina K. Il periodo di trattamento era di 3 mesi, ma i bambini di età inferiore ai 2 anni con TEV correlato alla cateterizzazione venosa hanno ricevuto 1 mese di trattamento. La ripetizione dell’imaging è stata effettuata alla fine del periodo di trattamento. I risultati sono stati anche interpretati nel contesto degli studi precedenti che valutavano rivaroxaban negli adulti con TEV.

Recidive di TEV si sono verificate in 4 dei 335 bambini (1,2%) che hanno assunto rivaroxaban e in 5 dei 165 bambini (3,0%) che hanno ricevuto lo standard of care (hazard ratio, 0,40; intervalli di confidenza del 95%, da 0,11 a 1,41). L’imaging ripetuto ha mostrato un miglioramento dell’effetto di rivaroxaban sul carico trombotico rispetto allo standard terapeutico (P = 0,012). Si sono verificati sanguinamenti clinicamente rilevanti (non maggiori) in 10 bambini che hanno assunto rivaroxaban (3,0%) e in 3 bambini trattati con la terapia standard (1,9%), di cui due erano sanguinamenti maggiori e uno ‘non maggiore’.

Fonte: Ufficio Stampa MediaHealthCare

 

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