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Sale, 2 regole d’oro per dosarlo correttamente

Il sale è un elemento molto importante della nostra dieta, risultato della cristallizzazione di cloro e sodio. Il nostro errore spesso è quello di dosarlo male, ne assumiamo generalmente troppo con rischi elevato per la salute

Sai come dosare il sale?

Grazie ai consigli della nostra nutrizionista dott.ssa Elena Bonvegna @radiowellness_magazine potremo dosare il sale in modo corretto.

Generalmente, dosare il sale non è mai cosi facile come sembra.
Innanzi tutto, il fabbisogno quotidiano di sale per un soggetto adulto sano non dovrebbe superare i 5 g al giorno.
Questo perché, un consumo eccessivo di tale sostanza, potrebbe essere associato alla formazione di problematiche correlate alla propria salute.
Un piccoli metodo per riuscire ad utilizzare un quantitativo di sale corretto è quello di utilizzare un cucchiaino, in quanto la sua capienza è proprio quella di 5 g.
Un piccolo consiglio è quello di utilizzare le spezie al posto del sale, per insaporire le pietanze.

Il cloruro di sodio è presente in natura in ogni gruppo alimentare, dalle verdure alla frutta, dalla carne, al pesce, alle uova e anche nell’acqua. 
Il maggior contenuto si trova in prodotti trasformati, come salumi e formaggi, ma anche cereali e prodotti da forno come pane, biscotti, o merendine. Infine, sono ricchi di sodio tutti i condimenti che servono a insaporire le pietanze come il dado da brodo e le salse, maionese, soia, ketchup. 

Un consumo eccessivo di sale determina un aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di insorgenza di gravi patologie cardio-cerebrovascolari correlate all’ipertensione arteriosa.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di consumarne meno di 5 grammi al giorno, tra quello già presente negli alimenti e quello aggiunto, quanto un cucchiaino da tè, corrispondenti a circa 2 grammi al giorno di sodio.

Considerato che in Italia la gran parte del sale che assumiamo (il 64%) proviene dai prodotti alimentari presenti sul mercato (in primo luogo pane e prodotti da forno, formaggi e salumi) o è naturalmente presente in alcuni alimenti e che limitare quello aggiunto a casa, in cucina e a tavola, sebbene fondamentale, influisce soltanto in parte (per il 36%) sui consumi quotidiani, la sfida è da un lato sensibilizzare i consumatori sulla possibilità di ridurre il consumo domestico, dall’altra promuovere presso l’industria alimentare la riduzione del contenuto di questa sostanza nei prodotti trasformati.

E’ importante per il raggiungimento dell’obiettivo, favorire la diffusione di messaggi di sensibilizzazione che coinvolgano l’intera comunità, dagli organi di governo ai singoli cittadini, passando attraverso i professionisti della salute, l’industria e il settore della ristorazione. Tutti i soggetti della filiera agro-alimentare (artigiani, piccole imprese, grande industria, catene di distribuzione) dovrebbero rafforzare le azioni volte a ridurre il contenuto in eccesso (cioè “non necessario”) nei prodotti in commercio. 

Cosa possiamo fare individualmente per ridurre il consumo di sale?

  • Leggiamo attentamente l’etichetta nutrizionale per scegliere, in ciascuna categoria, i prodotti a minore contenuto e cercare i prodotti a basso contenuto, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g (corrispondenti a 0.12 g di sodio)
  • Riduciamo l’uso aggiunto in cucina, preferendo comunque, ove necessario, minime quantità di sale iodato.
  • Limitiamo l’uso di altri condimenti contenenti sodio (dadi da brodo, maionese, salse, ecc.) e utilizziamo in alternativa spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto per insaporire ed esaltare il sapore dei cibi.
  • Non portiamo in tavola sale o salse salate, in modo che non si acquisisca l’abitudine a fare queste aggiunte sui cibi, soprattutto tra i più giovani della famiglia.
  • Riduciamo il consumo di alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi e formaggi, cibi in scatola).
  • Scoliamo e risciacquiamo verdure e legumi in scatola, prima di consumarli.
  • Evitiamo l’aggiunta nelle pappe dei bambini, almeno per il primo anno di vita.

Cosa possono fare le Istituzioni per ridurre il consumo di sale?

  • Monitorare il consumo alimentare di sale nella popolazione italiana e individuare le fonti principali nella dieta.
  • Coinvolgere l’industria alimentare e incoraggiarla a ridurre il contenuto nei prodotti trasformati.
  • Promuovere la ricerca in tecnologia alimentare per favorire la riduzione del cloruro di sodio negli alimenti.
  • Favorire la formazione degli operatori del settore alimentare, a partire dagli Istituti alberghieri e dai Centri di formazione professionale.
  • Favorire la conoscenza e la comprensione dell’etichettatura nutrizionale sui prodotti alimentari, consentendo ai consumatori di fare scelte informate e consapevoli.
  • Incoraggiare la ristorazione collettiva, in particolare per le mense scolastiche e dei luoghi di lavoro, ad offrire opzioni a basso contenuto di sale.
  • Promuovere iniziative di sensibilizzazione sui rischi correlati a un’elevata assunzione.

I diversi tipi di sale

Esistono diversi tipi di sali alimentari in commercio, ricavati dall’acqua di mare o estratti dall’evaporazione di bacini marini (salgemma). Una volta estratto il sale cosiddetto grezzo, la raffinazione elimina la maggior parte dei residui minerali presenti, per ottenere una sostanza a uso alimentare che contenga solamente cloruro di sodio.

Il sale iodato, in particolar modo, è raccomandato dall’Oms tanto quanto dal Ministero della salute italiano, perché se assunto nelle dosi raccomandate contribuisce a prevenire o colmare la carenza di iodio, che è particolarmente diffusa nella popolazione italiana. Si tratta di sale comune con un’aggiunta di ioduro e/o iodato di potassio, dal gusto e dalle caratteristiche intatte, da utilizzare in sostituzione al sale non iodato.

Il sale iposodico, infine, ha un contenuto di cloruro di sodio più ridotto, a cui viene sostituito cloruro di potassio e viene consigliato dallo specialista per soggetti ipertesi che faticano a contenere il consumo di sale comune. 

Tra i sali alimentari in commercio ve ne sono di tutti i tipi e provenienti da tutte le parti del mondo: possiamo trovare quello di roccia e sale di salina, in fiocchi o in cristalli e di diversi colori. A proposito dei colori del sale, molto in voga da anni, occorre sfatare uno dei miti alimentati. Il famoso sale rosa dell’Himalaya, in primis non arriva dal monte più alto del mondo ma dall’enorme miniera di Kewhra, in Pakistan, e non viene raccolto a mano.

È vero invece che il sale rosa è antichissimo, la sua colorazione è dovuta soprattutto all’ossido di ferro ma in una percentuale non sufficiente a fornire al prodotto qualità particolari. Tenendo conto del costo più elevato non è consigliabile sceglierlo rispetto a quello comune.

Leggi anche il nostro articolo sul sale bilanciato con i preziosi consigli della chef Erika Coromer.

Redazione

Fonte immagine: Freepik

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