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Sanità 4.0 in ortopedia: “Il paziente sia sempre al centro”

Roma, 11 luglio 2019 – Digitalizzazione, chirurgia robotica e, nel futuro più che mai prossimo, intelligenza artificiale, realtà aumentata e machine learning sono e saranno sempre più protagonisti in sala operatoria. Quali siano i passaggi chiave nel processo di gestione di questa innovazione tecnologica in sanità, passaggi che vedono più interlocutori interagire per renderla sostenibile, sono il tema principale al centro del dibattito del convegno “Sanità 4.0 e innovazione in ortopedia: una sfida di sostenibilità”, organizzato a Roma, in collaborazione da Value Innovation Access e British Embassy, con il contributo di Smith&Nephew.

L’incontro, un vero e proprio tavolo di confronto tra clinici, decisori, politici e mondo industriale, si svolge nel pomeriggio a Villa Wolkonsky, residenza dell’ambasciatore britannico nella capitale. «Obiettivo del meeting è aprire un confronto sulla gestione delle sfide cliniche, gestionali e finanziarie introdotte dalla sanità 4.0 e come i nuovi modelli di assistenza sanitaria e di business, supportati dalle tecnologie innovative, possano contribuire a costruire una base sostenibile per un’assistenza sanitaria accessibile, sostenibile e di alta qualità nel settore ortopedico», spiega Francesco Falez, Presidente della SIOT-Società italiana di ortopedia e traumatologia, co-chairman della manifestazione.

«La realtà digitale e virtuale o la robotica, sono solo alcuni esempi di come la tecnologia stia rivoluzionando l’assistenza sanitaria. Queste tecnologie stanno ottimizzando i metodi di diagnosi e di trattamento, aumentando la velocità, la qualità e la percezione delle procedure e migliorando l’esperienza del paziente. È dunque fondamentale che tutte le parti interessate che operano all’interno del sistema sanitario collaborino per sviluppare un approccio comune, volto a renderle non solo accessibili, ma anche sempre più efficienti», aggiunge Marino Nonis, referente progetto It-DRG, Istituto superiore di sanità, anch’egli co-chairman dell’evento.

Principale ambito di applicazione di queste nuove tecnologie in chirurgia ortopedica sono gli interventi per danni alle articolazioni maggiori. Si tratta di circa 200 mila procedure di artroprotesi l’anno, secondo i dati 2017 registrati dalle Schede di dimissione ospedaliera (SDO), dal Programma nazionale esiti (PNE) e del Registro italiano artroprotesi (RIAP), che vedono l’intervento all’anca (oltre 108 mila casi) e la sostituzione dell’articolazione di ginocchio (poco più di 80 mila interventi) farla largamente da padroni.

Dopo la sua introduzione in Italia nella prima decade del secolo anche in ortopedia, negli ultimi anni si è registrato un incremento del ricorso alla robotica come supporto al chirurgo ortopedico durante questi interventi. Ad oggi, ammontano complessivamente a circa 4 mila le protesi articolari impiantate in modo assistito con robot nel nostro paese; numeri ridotti, se raffrontati al ricorso ad analoghe tecnologie in altri campi chirurgici, come l’urologia in cui viene effettuato circa il 60 per cento delle 18 mila procedure chirurgiche robotizzate effettuate ogni anno in Italia, o alla chirurgia generale o ancora alla ginecologia. Tuttavia, il potenziale della chirurgia robotica – anche in ortopedia – è immenso. Lo testimoniano, pur se con stime, gli analisti che indicano in oltre il 20 per cento il tasso annuo di crescita del mercato mondiale della chirurgia robotica e dei robot chirurgici, pronti a integrare all’interno delle consolle, intelligenza artificiale, big data e algoritmi di machine learning, per fare della chirurgia robotica un’attività sempre più performante, flessibile e sostenibile, «ma sempre in aiuto e a sostegno della mano e del cervello del chirurgo, perché ricordiamoci che il robot mette in pratica solo ciò che l’uomo idea e progetta», ricorda Falez.

Quale possa essere l’impatto della tecnologia adeguatamente governata, che contribuisca in maniera sostenibile ai percorsi clinici e organizzativi, emerge dai numeri che dimensionano un fenomeno come, a titolo di esempio, quello della protesica di ginocchio, un segmento ben definito che da un lato drena importanti risorse ai sistemi sanitari regionali, ma allo stesso tempo beneficia di una proposta di innovazione costante. Secondo i dati SDO, PNE e RIAP, gli interventi di artroprotesi di ginocchio effettuati nel 2017 sono stati 80.254, con 582.575 giornate di degenza ospedaliera (media 7,2 giorni). Gli interventi si sono svolti per il 34 per cento in strutture pubbliche e per il 65 per cento in ospedali privati, che erogano l’intervento nella quasi totalità dei casi in convenzione con i sistemi sanitari regionali; solo una minima quota è stata eseguita in regime di solvenza (539 interventi; 1 per cento).

E il paziente? Le analisi del RIAP mettono in luce come, sempre riferiti al 2017, gli interventi di protesi di ginocchio sono stati effettuati su pazienti con età media generale di 70 anni, per la protesi totale, e di 67 anni per quella parziale, per il 68 per cento femmine e il 32 per cento maschi, con l’artrosi primaria come causa principale per la sostituzione dell’articolazione (95 per cento del totale).

«Ogni attore coinvolto nel sistema sanitario ha per obiettivo quello di ottenere i risultati migliori con trattamenti economicamente vantaggiosi e incorporando l’uso appropriato delle tecnologie innovative. Non bisogna però mai perdere di vista il paziente, il fulcro attorno cui tutto dovrebbe ruotare», commenta Stefano Marchese, Amministratore delegato di Smith&Nephew. «Troppo spesso, infatti, la valutazione di una tecnologia viene fatta prevalentemente sul costo di approvvigionamento, senza valutare adeguatamente il reale impatto sulla qualità di vita e sugli outcome clinici. Eppure, la principale preoccupazione di chi si sottopone a un intervento di artroprotesi è: quando e quanto rapidamente potrò tornare a condurre una vita normale? È proprio avendo in mente questo che un’industria come la nostra sviluppa e rende disponibili sistemi innovativi, ma soprattutto si concentra nell’offrire percorsi di cura e protocolli che forniscano indicazioni chiare sull’uso appropriato delle tecnologie avanzate, in modo da offrire un reale potenziale per migliorare i risultati e ridurre i costi di gestione e soddisfare i bisogni di ciascuno», conclude.

Un pensiero, quest’ultimo, in linea con quanto espresso dal Ministro della salute, Giulia Grillo, nel suo messaggio di saluto ai partecipanti, in cui sottolinea come l’iniziativa «rappresenterà un’occasione importante per evidenziare come la tecnologia possa concorrere a realizzare una sanità più efficiente e qualitativamente migliore.»

 

Fonte: Ufficio Stampa HealthCom Consulting

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