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Settimana internazionale dell’osteopatia: ecco l’identikit degli osteopati italiani

Milano, 17 aprile 2019 – Under 40 e con una componente femminile sempre maggiore, in costante aggiornamento professionale e scientifico, principalmente concentrati nel Nord Italia e meglio integrati con gli altri operatori sanitari rispetto ad altri Paesi europei. È questo l’identikit dell’osteopata italiano secondo i dati della ricerca OPERA (Osteopathic Practitioners Estimates and Rates) diffusi dal ROI – Registro degli Osteopati d’Italia, la più rappresentativa e storica associazione di categoria in Italia con 3.500 iscritti, alla vigilia della 7° Settimana Internazionale dell’Osteopatia che si celebra dal 14 al 20 aprile. L’iniziativa è indetta ogni anno dall’Osteopathic International Alliance, il movimento mondiale che riunisce 76 organizzazioni da 20 Paesi in rappresentanza di 120.000 osteopati per diffondere la conoscenza sulla professione osteopatica e il suo contributo all’assistenza sanitaria globale.

L’indagine OPERA, commissionata dal ROI, è il primo studio sulla professione osteopatica pubblicato dalla rivista scientifica PLOS ONE da un team di ricercatori di COME Collaboration Onlus, una fondazione di ricerca in osteopatia. Secondo la ricerca, il numero degli osteopati in Italia oscilla tra i 4.600 e i 5.600 che corrisponde a circa 8 professionisti ogni 100.000 abitanti.

Età e sesso: largo ai giovani

Dalla ricerca emerge che il 67% degli osteopati sono uomini, ma i risultati mostrano negli ultimi anni un aumento delle donne. Per quanto riguarda l’età, prevale la fascia compresa tra i 30 e il 39 anni (40%), seguita dal 23% con un’età tra i 40 e i 49 anni. Da segnalare il ricambio generazionale che la professione sta attraversando: gli over 65 rappresentano lo 0,3% di coloro che hanno risposto, a fronte di una popolazione osteopatica di under 30 pari al 22%, con un rapporto di 66 giovani adulti per ogni over 65.

Aggiornamento continuo

Il 93% del campione intervistato afferma di proseguire il suo aggiornamento professionale: in media sono due i corsi seguiti all’anno, ma il 58% dichiara di dedicare un quarto o la metà del suo tempo lavorativo a questo aspetto.

Professione: collaborazione con gli altri operatori sanitari

Il 58% degli osteopati afferma di lavorare come libero professionista nel proprio studio, mentre il 42% dichiara di collaborare con altri professionisti sanitari. Paragonato a uno studio simile condotto in Svizzera, in Italia gli osteopati mostrano quindi un rapporto di collaborazione interprofessionale leggermente più elevato (41,6% vs 39,9%): questo dato dimostra come l’osteopatia sia spesso una professione integrata con le altre. Il 95% del campione si dice favorevole alla regolamentazione della professione di osteopata, ritenendo che questo aspetto potrebbe influenzare positivamente la collaborazione professionale con altri operatori sanitari e potenzialmente la qualità dell’assistenza dei loro pazienti. Il 71% dichiara inoltre di fare parte di un’associazione di osteopatia.

Provenienza geografica: più della metà nel Nord Italia

La popolazione osteopatica si distribuisce per oltre la metà nel Nord Italia, il 31% nel Nord-Ovest e il 24% nel Nord-Est. Nel Centro Italia opera il 25% degli osteopati. Situazione più complessa al Sud (17%) e soprattutto nelle Isole, dove si concentra solo il 3% del campione.

Secondo un’indagine realizzata per il ROI dall’Istituto di ricerca Eumetra Monterosa nel 2017, due italiani su tre conoscono l’osteopatia e il 20% della popolazione, vale a dire 10 milioni di italiani, si è rivolto ad un osteopata. Il 70% di chi va dall’osteopata lo fa per curare dolori muscolo scheletrici e il 90% si dichiara molto o abbastanza soddisfatto. L’Indagine ha anche evidenziato che più di un terzo degli italiani che si rivolgono a un osteopata lo fa su consiglio dei medici stessi.

“Questo studio conferma il trend di crescita professionale fra gli osteopati: l’interesse da parte dei giovani verso la ricerca, l’attenzione all’aggiornamento continuo e la consapevolezza di essere parte di una comunità di professionisti pronta a collaborare con gli altri operatori sanitari – ha dichiarato Paola Sciomachen, Presidente del ROI – Registro degli Osteopati d’Italia. I nostri osteopati attendono ora che la legge che ha individuato l’osteopatia come professione sanitaria si attui al più presto per arrivare alla regolamentazione della professione: in occasione della Settimana Internazionale dell’Osteopatia abbiamo lanciato l’hashtag #7000mani, invitando i nostri 3.500 iscritti a condividere sui social le loro mani e ricordare a pazienti e istituzioni il ruolo fondamentale che ricopre l’osteopatia per la salute pubblica”.

I risultati dello studio, pubblicato a gennaio 2019 sulla rivista scientifica PLOS ONE, sono frutto di un’indagine volontaria, online, a risposta chiusa. Alla ricerca hanno partecipato 4.816 osteopati. Lo studio completo è disponibile qui.

 

Registro degli Osteopati d’Italia (ROI)

Il Registro degli Osteopati d’Italia (ROI) è l’Associazione più rappresentativa e più antica del settore a livello nazionale. Nasce nel 1989 con l’obiettivo di stimolare la diffusione e la valorizzazione dell’osteopatia in Italia. L’Associazione promuove la ricerca in campo osteopatico, l’aggiornamento e la formazione professionale dei suoi iscritti, a garanzia della qualità e della sicurezza delle prestazioni offerte. È un’Associazione privata senza fini di lucro che svolge attività di autoregolamentazione, autodisciplina, rappresentanza e coordinamento degli associati. Inoltre il ROI indirizza e definisce i criteri formativi e la deontologia professionale. Il ROI conta 3.500 osteopati iscritti.

www.registro-osteopati-italia.com

 

Fonte: Ufficio Stampa ROI

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