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Stop a DNA modificato sugli embrioni: perché una moratoria internazionale?

Roma 14.03.2019 – Non si tratta di una richiesta di divieto permanente ma di una sospensione temporanea della sperimentazione clinica dell’editing genetico su gameti ed embrioni umani. Una sospensione di almeno 5 anni, che permetta la creazione di un quadro normativo internazionale e l’assunzione di responsabilità da parte della comunità scientifica e degli organi decisori delle singole nazioni. L’appello, pubblicato ieri su Nature, è stato sottoscritto da 18 esperti, tra scienziati e bioeticisti, con l’invito a tutti i Paesi del mondo di aderire alla sospensione e, durante questo periodo, valutare le implicazioni scientifiche, sociali, mediche, etiche e morali delle sperimentazioni cliniche sulle linee germinali. Tra i firmatari anche Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (SR-Tiget) e membro del Comitato Scientifico di Osservatorio Terapie Avanzate.

“Quello che chiediamo è una moratoria, non una messa al bando: non si tratta cioè di un tentativo di mettere i freni alla ricerca scientifica, piuttosto una robusta assunzione di responsabilità e forse anche un bagno di umiltà per noi scienziati e la chiamata in causa degli organi decisori nazionali. – spiega Luigi Naldini – L’editing genetico rappresenta indubbiamente una grande promessa della medicina del futuro, l’evoluzione naturale della terapia genica attuale ma c’è ancora da studiare per affinarlo in termini di sicurezza ed efficacia. La riflessione su dove mettere i limiti, su fin dove sia lecito spingersi, è delicata e non può essere appannaggio della sola comunità scientifica, ma della società intera, alla luce di un dibattito aperto e costruttivo.”

Per quale motivo la richiesta di una moratoria?

Attualmente solo 30 Stati hanno una legislazione che, direttamente o indirettamente, esclude gli usi clinici su embrioni e gameti: secondo questo appello, tutti i Paesi dovrebbero impegnarsi volontariamente a non approvare alcun utilizzo dell’editing su linee germinali a meno che non siano soddisfatte determinate condizioni di trasparenza, sicurezza e condivisione internazionale. Anche se le tecniche di editing sono state migliorate molto negli ultimi anni, le applicazioni alle linee germinali non sono ancora abbastanza sicure ed efficaci da soddisfare i requisiti per la sperimentazione clinica, almeno finché non si comprenderanno meglio le conseguenze biologiche a lungo termine. Il rischio di inserire mutazioni non previste – gli eventi cosiddetti off target – e la possibilità che non si riesca a modificare correttamente il gene target è ancora troppo alto per essere accettato, sia per il singolo che per l’intera specie umana.

Attenzione alle fake news

Alcuni sensazionalismi giornalistici sulle nuove frontiere dell’editing possono aver fatto passare l’errato messaggio che l’editing genomico su embrioni o gameti sia la soluzione per evitare le nascite di bambini affetti da gravi malattie genetiche. Basti pensare alla vicenda del biofisico cinese He Jiankui, diventato famoso per la nascita di due gemelline modificate geneticamente con la tecnica CRISPR-Cas9 per essere resistenti al virus dell’HIV. (Qui l’articolo di approfondimento firmato da Anna Medolesi)

In realtà esistono già tecniche sicure per evitare che genitori portatori di patologie genetiche possano trasmetterle ai figli: ricorrere alla fecondazione in vitro (IVF) e alla diagnosi preimpianto (PGT). Tali tecniche hanno dei limiti e probabilmente un domani le tecniche di editing, se e quando saranno sufficientemente sicure ed efficienti, potrebbero entrare in gioco aumentando le percentuali di successo. Per il momento sembra decisamente più prudente continuare a lavorare per implementare l’efficienza della IVF e PGT, tecniche ad oggi sicuramente più sicure, economiche e applicabili su larga scala.

Le regole imposte fino ad ora

In occasione del primo summit internazionale sull’editing genomico sull’uomo, che si è svolto a dicembre del 2015, il comitato dell’organizzazione ha diffuso delle dichiarazioni con specifiche indicazioni riguardo all’utilizzo della tecnica nelle linee germinali. In seguito del “caso He” la National Health Commission cinese ha recentemente proposto delle regolamentazioni stringenti sulle pratiche di editing genomico. Nello specifico, ogni attività di editing su cellule destinate all’essere umano, embrioni inclusi, dovrà essere autorizzata dalla Commissione come qualsiasi altra pratica ad alto rischio biomedico. In Cina esisteva già un regolamento che vietava l’editing su embrioni, ma non prevedeva alcuna pena in caso di mancato rispetto delle regole. Secondo la bozza del regolamento pubblicata il 26 febbraio, la ricerca di base e quella preclinica, incluso l’editing su embrioni umani non destinati a impianto in utero, non saranno coinvolte in questa normativa.

Lo stesso vale per l’appello lanciato ieri su Nature, che in alcun modo vuole colpire la ricerca condotta in laboratorio, unico valido strumento per approfondire le conoscenze e le vere potenzialità di quest’innovativa tecnica d’ingegneria genetica.

Un orizzonte etico comune

Fare ricerca e sperimentazioni in modo responsabile e trasparente dovrebbe essere l’obiettivo più importante per ricercatori e clinici, l’impatto sociale dell’editing genetico su embrioni e gameti potrebbe essere notevole: dalle discriminazioni economiche alla stigmatizzazione degli individui affetti da qualche patologia o disabilità, fino alla manipolazione irreversibile ed ereditabile del DNA umano con possibili drammatiche ripercussioni sul futuro della specie. Decisioni di queste entità non possono essere prese dalla sola comunità scientifica, devono entrare in gioco anche le istituzioni, gli organi regolatori e l’intera società civile. I firmatari dell’appello auspicano la creazione di un “osservatorio globale sull’editing genomico” – che coinvolga scienziati, clinici, bioeticisti, giuristi, pazienti e cittadini – come strumento di monitoraggio dell’evoluzione scientifica dell’editing e come piattaforma di dialogo tra i diversi stakeholder e confronto all’interno della società. Gli autori sottolineano come questo tipo di percorso incoraggerebbe le diverse nazioni alla trasparenza, alla condivisione, alle consultazioni sottostando alle regolamentazioni e alle leggi nazionali e internazionali.

“È una decisione che circolava da qualche tempo tra gli addetti ai lavori nel campo del genome editing – commenta la Prof. ssa Anna Cereseto, Direttore del Laboratorio di virologia molecolare del CIBIO, Università di Trento – Perlomeno da quando è stata diffusa la notizia degli embrioni modificati in Cina che ha lasciato perplessi moltissimi ricercatori e colpito profondamente l’opinione pubblica. Questa moratoria nasce da un’esigenza che tutti sentono, scienziati e non. Chiede una pausa di 5 anni ma non nella ricerca, che, nei paesi dove si può fare come in Inghilterra, deve andare avanti per capire l’impatto di questa tecnologia sulle cellule germinali. La pausa serve per capirne l’impatto sullo sviluppo embrionale e per stabilire se può generare danni. Si tratta di un approccio che punta a generare un consenso politico globale all’interno del quale seguire le Linee Guida. Spetterà poi ad ogni paese decidere se e dove usare questa tecnologia”.

 

Fonte: Osservatorio Terapie Avanzate

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