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Vitamina D, fondamentale ma il consumo è in calo

Gli esperti confermano l’importanza dell’assunzione di vitamina D ma in Italia il consumo cala del 30%. I benefici di questo ormone essenziale per la salute delle nostre ossa.

Ascolta ora l’intervista al Prof. Andrea Giustina,direttore dell’unità di Endocrinologia ospedale San Raffaele di Milano:

Cala il consumo della vitamina D nella popolazione italiana. In 6 mesi si è ridotto del 30%, come certifica il recente report dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).  In questo contesto arriva dal Gioseg (Gruppo di studio sull’osteoporosi) un ampio documento che raccoglie e rilancia il parere dei principali esperti nazionali e internazionali.

“Che la vitamina D sia un ormone fondamentale per la salute delle ossa è noto già da molto tempo” – spiega Andrea Giustina, presidente del Gioseg, direttore  dell’unità di Endocrinologia dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e ordinario di Endocrinologia e Malattie del metabolismo all’Università Vita-Salute San Raffaele del capoluogo lombardo. Eppure “i dati – continua l’esperto – ci dicono che soprattutto negli anziani, ma non solo, è presente un’ampia e diffusa carenza di vitamina D”.

Le conseguenze di questa carenza, prosegue Giustina, si traducono in patologie importanti delle sistema scheletrico.

Per contro, il mantenimento di livelli adeguati di vitamina D, dicono gli esperti, è fondamentale in tutte le persone che ne sono carenti, specialmente in quelli trattati con farmaci per l’osteoporosi. Un recente studio italiano condotto su circa 3.500 pazienti con diagnosi di osteoporosi e con frattura femorale o vertebrale, ha dimostrato che la vitamina D ha un notevole effetto di potenziamento dell’efficacia nella riduzione delle fratture dei farmaci per trattamento dell’osteoporosi e che addirittura contribuisce a ridurre la mortalità.

Se vi è carenza vitamina D, inoltre, nessuna terapia specifica per l’osteoporosi riesce a esercitare appieno i suoi effetti positivi e protettivi.

Numerosi studi stanno indagando tra livelli di vitamina D e le condizioni di salute in varie situazioni patologiche tra cui le malattie autoimmuni come, per rimanere nel campo endocrino-metabolico, il diabete mellito di tipo 1 e le infezioni respiratorie che l’attuale pandemia di Covid-19 rende di particolare rilevanza e attualità. Questi studi hanno portato a valutare l’efficacia dell’incremento di vitamina D nella riduzione del rischio di diverse patologie cosiddette ‘extra- scheletriche’, quelle che cioè non riguardano solo le ossa. Anche la gravidanza rappresenta una condizione in cui il metabolismo della vitamina D si modifica per far fronte all’aumentato fabbisogno di calcio necessario per lo sviluppo fetale così come la valutazione di eventuali incrementi di vitamina D negli adolescenti va trattata con particolare attenzione.

Dorotea Rosso

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