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8 Giugno 2021, una Giornata mondiale dedicata agli oceani

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani che si celebra l’8 giugno, il WWF sottolinea la gravità degli effetti prodotti dal cambiamento climatico negli straordinari ecosistemi degli oceani. Tra le conseguenze globali dell’aumento di CO2 in atmosfera c’è infatti un impatto diretto sugli oceani e mari, elementi che svolgono un ruolo cruciale nella stessa regolazione del clima.

Il WWF per gli oceani

I mari e gli oceani assorbono mille volte più calore dell’atmosfera e hanno trattenuto fino ad oggi il 90% dell’energia in più derivante dall’incremento dei gas serra dovuti all’azione umana. Un terzo di quel calore è penetrato fino a una profondità superiore a 700 metri. Questo potrebbe addirittura soffocare la vita delle creature marine entro 20 anni secondo un recente studio del National Center for Atmospheric Research.

In più gli oceani e i mari assorbono circa il 30%  della CO2 che le attività umane emettono in atmosfera (per esempio bruciando i combustibili fossili) e questo provoca l’acidificazione degli oceani: dall’inizio dell’era industriale, l’acidità degli oceani è aumentata del 26%. Con l’attuale livello di riscaldamento e acidificazione delle acque rischiamo di perdere le barriere coralline entro il 2050.

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Recenti studi dimostrano che il pianeta ha già perso il 50% di questi preziosi ecosistemi corallini da cui dipende la vita di molte comunità e la ricchezza di biodiversità dei mari. Il count down per il Mediterraneo potrebbe essere già iniziato: un triste indicatore è la grande diffusione delle meduse, dovuta al riscaldamento delle acque, alla distruzione degli ecosistemi marini e alla modificazione delle catene alimentari provocata da un pesca eccessiva e insostenibile. Mentre prima si registravano picchi di presenza di meduse ogni 10-15 anni oggi abbiamo cadenze annuali.

Cambiamento climatico e acidificazione degli oceani creano sinergie e amplificano l’impatto di altre minacce come la pesca eccessiva e la distruzione degli habitat marini, tutti fenomeni sempre riconducibili all’attività umana. Ciò significherebbe la fine di almeno il 25 % della biodiversità nel mare, cosi’ come la perdita delle possibilità di pesca ed un impatto significativo su molti settori produttivi come il turismo.

Oceani e pesca

In occasione di questa tematica infatti, il Marine Stewardship Council, organo riconosciuto dalla FAO, ricorda l’importanza di una pesca sostenibile come fonte di sostentamento che rispetta la salute delle popolazioni ittiche pescate e degli ecosistemi in cui avviene. Il pesce rappresenta il 20% dell’assunzione media pro capite di proteine animali per oltre 3 miliardi di persone al mondo; e sono 260 milioni coloro che lavorano lungo la filiera, dalla pesca o acquacultura alla trasformazione e commercializzazione.

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Consumare prodotti ittici di provenienza sostenibile è la chiave per mantenere il pesce nelle nostre diete senza causare un declino irreversibile delle risorse marine, perché evidenze scientifiche dimostrano che una gestione sostenibile ed efficace della pesca permette alle popolazioni ittiche e agli ecosistemi di prosperare.

Inquinamento da plastica negli oceani

Uno dei problemi fondamentali rimane inoltre il problema dell’inquinamento da plastica. Secondo alcuni dati infatti, nel 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci. La produzione di plastica mondiale è aumentata di venti volte dal 1964, raggiungendo le 314.000 tonnellate nel 2014. Questi numeri sono destinati a duplicare nei prossimi vent’anni e a quadruplicare entro il 2050. Nonostante le Nazioni Unite e i Governi premano per la realizzazione di efficienti sistemi di riciclaggio, solo il 5% della plastica viene riciclata in modo corretto mentre il 40% finisce nelle discariche e un terzo negli ecosistemi fragili, come gli oceani.

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Redazione

Fonte: ufficio stampa WWF e Marine Stewardship Council

Fonte immagini: Pexels

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