In questa nuova puntata del podcast di Farmaconsulenze, abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesca Pinasco, farmacista, nutrizionista e Intuitive Eating Counselor. Insieme a lei abbiamo approfondito un tema di grande interesse per molti genitori: la gestione dei pasti tra mensa scolastica e casa, con un focus particolare sulla selettività alimentare nei più piccoli e su come evitare conflitti legati al cibo.
Grazie alla sua esperienza nel campo dell’alimentazione e del rapporto con il cibo, Francesca aiuta le famiglie a costruire abitudini alimentari sane e sostenibili, ponendo particolare attenzione ai bisogni dei bambini e alla loro naturale evoluzione alimentare.
Ascolta il podcast con l’intervista per scoprire maggiori informazioni.
Perché alcuni bambini faticano a mangiare a scuola?
Molti genitori si trovano ad affrontare una situazione comune e preoccupante: i bambini rifiutano il cibo della mensa scolastica o ne mangiano solo una piccola parte. Questo comportamento può generare ansia e preoccupazione, soprattutto quando gli insegnanti o gli operatori scolastici segnalano che il bambino ha mangiato poco o nulla. Secondo Francesca Pinasco, le ragioni di questa difficoltà possono essere molteplici e di diversa natura.
In primo luogo, alcuni bambini sviluppano una diffidenza naturale verso cibi nuovi, soprattutto quando vengono proposti in un contesto diverso da quello familiare. Un pasto che a casa viene consumato con piacere potrebbe essere rifiutato a scuola semplicemente perché appare diverso o ha un sapore che è stato alterato dalla modalità di preparazione, dal tipo di cottura o dalla presentazione. La forma e l’aspetto dei cibi possono avere un impatto significativo sulla percezione che i bambini ne hanno, soprattutto quando sono abituati a mangiare sempre gli stessi piatti a casa.
Inoltre, l’ambiente scolastico gioca un ruolo fondamentale nella riuscita dei pasti: il rumore, i tempi ristretti per mangiare e la pressione esercitata da insegnanti o compagni possono generare stress nei bambini e renderli meno propensi a mangiare. L’introduzione della mensa scolastica coincide anche con un periodo dello sviluppo in cui i bambini cominciano a sperimentare una maggiore selettività alimentare. Questa fase, che si verifica generalmente tra i due e i sette anni, è caratterizzata da una maggiore attenzione alla forma e al sapore degli alimenti, con i bambini che possono rifiutare alcuni cibi o concentrarsi su quelli che già conoscono e amano.
La selettività alimentare: problema o fase normale?
Una delle preoccupazioni più comuni tra i genitori riguarda la selettività alimentare dei bambini, soprattutto quando si osserva che mangiano solo pochi alimenti o sembrano rifiutare qualsiasi cosa di nuovo. Questo comportamento può essere fonte di stress per i genitori, che si chiedono se ci sia un problema o se stiano facendo qualcosa di sbagliato. Tuttavia, come spiega Francesca Pinasco, è fondamentale comprendere che questo è un processo di sviluppo naturale, che fa parte della crescita del bambino. Nella maggior parte dei casi, la selettività alimentare si risolve spontaneamente con il tempo, quando il bambino si sente più sicuro e curioso nei confronti dei cibi.
La chiave per affrontare questa fase delicata è evitare di esercitare troppa pressione sul bambino. Forzarlo a mangiare determinati cibi, anche se con buone intenzioni, potrebbe creare un rapporto negativo con il cibo stesso, alimentando l’avversione e l’ansia intorno ai pasti. Le esperienze negative durante i pasti possono rinforzare la selettività alimentare e rendere il momento del cibo ancora più difficile. Al contrario, è fondamentale continuare a proporre una varietà di alimenti senza insistere troppo, in modo che il bambino possa esplorare gradualmente nuovi sapori e familiarizzare con cibi diversi in un ambiente rilassato.
Questo processo di “educazione al cibo” richiede tempo, pazienza e costanza, ma è importante che i genitori non si arrendano. Offrire cibi nuovi in modo dolce e non invasivo, e dare al bambino la libertà di decidere cosa e quanto mangiare, aiuta a costruire un rapporto più sano e sereno con l’alimentazione. Adottando un approccio positivo, senza forzature, il bambino svilupperà gradualmente una maggiore apertura verso i cibi, imparando ad apprezzare una varietà di alimenti.

Come gestire il divario tra mensa scolastica e pasti a casa?
Un altro tema che spesso crea difficoltà per i genitori è come bilanciare l’alimentazione tra la mensa scolastica e i pasti a casa. I menù delle mense scolastiche, infatti, non sempre rispecchiano le abitudini alimentari della famiglia e dei bambini, creando resistenze nei più piccoli che potrebbero non essere abituati a mangiare determinati cibi o a gusti diversi da quelli che trovano a casa. Inoltre, le porzioni e i metodi di preparazione possono essere molto diversi, alimentando l’esitazione o il rifiuto di certi piatti. In questo caso, Francesca consiglia di non concentrarsi eccessivamente sull’equilibrio di ogni singolo pasto, ma di considerare l’alimentazione del bambino nell’arco dell’intera settimana.
È fondamentale adottare una visione più ampia, in cui ogni pasto contribuisce al quadro complessivo dell’alimentazione, piuttosto che focalizzarsi su singoli pasti o su eventuali rifiuti. Ad esempio, se a scuola il bambino ha mangiato poco o ha rifiutato le verdure, i genitori possono riproporle durante la cena, ma senza fare pressioni. L’importante è che i pasti a casa rimangano un momento di serenità, senza stress o confronti con il pasto scolastico. È utile mantenere l’atmosfera rilassata e far sentire il bambino sicuro e a suo agio. In questo modo, si può proporgli cibi più familiari e confortevoli, che rappresentano per lui un momento di sicurezza e di connessione affettiva con la famiglia.
Dopo una lunga giornata scolastica, infatti, il bambino potrebbe essere stanco e avere il desiderio di mangiare piatti più conosciuti, che gli ricordano la casa e il calore familiare. Questo non significa che non si possano introdurre nuovi alimenti, ma piuttosto che il pasto a casa diventi un’opportunità per nutrirlo in modo rassicurante e bilanciato. L’obiettivo non è forzare, ma piuttosto stimolare una relazione positiva con il cibo, facendo in modo che il bambino si senta supportato e non giudicato nel suo percorso alimentare.
Modificare il menù scolastico: è possibile?
Molti genitori si chiedono se sia possibile chiedere alla scuola di modificare il menù scolastico in base alle preferenze alimentari del proprio bambino. Sebbene il desiderio di personalizzare i pasti possa sembrare una soluzione semplice, come spiega Francesca, la realtà è che i menù delle mense scolastiche sono elaborati da dietisti e nutrizionisti esperti e approvati dalle ASL, seguendo precise linee guida nutrizionali che garantiscono un’alimentazione equilibrata e adeguata per tutti i bambini. Per questo motivo, modificare il menù per soddisfare le necessità individuali di ogni singolo bambino è un’operazione complessa e, nella maggior parte dei casi, difficile da realizzare.
Tuttavia, esistono soluzioni più pratiche ed efficaci per affrontare il problema. Una delle opzioni migliori potrebbe essere quella di collaborare con la scuola per introdurre attività educative e coinvolgenti, come laboratori di cucina o esperienze sensoriali, che permettano ai bambini di esplorare nuovi cibi in un ambiente rilassato e ludico. Queste attività consentono di superare la diffidenza verso cibi nuovi, rendendo il processo di scoperta alimentare un gioco, anziché una forzatura.
Francesca Pinasco ha personalmente condotto questo tipo di iniziative, lavorando fianco a fianco con insegnanti e bambini per aiutarli a familiarizzare con gli alimenti presenti nella mensa scolastica. Questo approccio ha dimostrato di ridurre notevolmente il rifiuto verso nuovi cibi e di rendere il pasto scolastico un’esperienza più piacevole e meno stressante. Inoltre, queste attività educative possono anche stimolare la curiosità e il desiderio dei bambini di provare nuovi sapori, favorendo una maggiore apertura verso l’alimentazione sana e diversificata.

Educare i bambini a un’alimentazione equilibrata è un processo che coinvolge tutta la famiglia
Non si tratta semplicemente di insegnare ai bambini cosa mangiare, ma di creare un ambiente che favorisca abitudini alimentari sane e consapevoli. Ogni membro della famiglia, dai genitori ai fratelli, gioca un ruolo fondamentale in questo percorso. L’alimentazione non è solo un momento nutrizionale, ma anche educativo e sociale.
Le strategie più efficaci, infatti, non riguardano solo cosa mettere nel piatto, ma come trasformare i pasti in momenti di condivisione, apprendimento e benessere.
Le principali strategie per educare i bambini a un’alimentazione equilibrata e variegata includono:
1. Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti
Un altro metodo molto utile per favorire un rapporto positivo con il cibo è coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti. Questa strategia non solo stimola la curiosità del bambino, ma lo fa anche sentire più partecipe e motivato a mangiare ciò che ha preparato. In questo modo, il cibo non è più qualcosa che viene semplicemente imposto, ma diventa un’esperienza condivisa che il bambino vive attivamente.
Francesca consiglia di iniziare con ricette semplici e veloci, che consentano ai bambini di partecipare senza rischio di perdere interesse o sentirsi sopraffatti. Ad esempio, preparare insieme una torta o una merenda sana può essere un’attività divertente e coinvolgente, che stimola il bambino a esplorare nuovi sapori, imparare ingredienti diversi e vedere concretamente come si trasformano durante la preparazione. Ogni passaggio diventa un’opportunità di apprendimento, dalla misurazione degli ingredienti alla mescolatura, fino alla decorazione del piatto finale. Questo coinvolgimento attivo aiuta anche a rafforzare il senso di indipendenza e autostima del bambino, che può sentirsi orgoglioso del risultato.
Inoltre, il momento della condivisione del pasto diventa un’occasione di socializzazione e gratificazione, che non solo arricchisce il rapporto con il cibo, ma rafforza anche i legami familiari. Sedersi insieme a tavola e gustare un piatto preparato in squadra stimola il bambino a percepire il pasto come un momento di unione e di piacere. Piuttosto che considerare il cibo come un obbligo, il bambino lo imparerà a vedere come una parte naturale e gioiosa della quotidianità, associandolo a emozioni positive e esperienze condivise.
2. Evitare la pressione a tavola: una chiave per un rapporto sereno con il cibo
Molti genitori, nel tentativo di assicurarsi che i propri figli mangino correttamente e in modo equilibrato, tendono a insistere affinché i bambini finiscano tutto il piatto. Sebbene l’intento sia positivo, questa strategia può rivelarsi controproducente, alimentando un rapporto problematico con il cibo. Forzare un bambino a mangiare quando non ha voglia o a terminare una porzione che non desidera può creare frustrazione, ansia e, a lungo termine, rendere il momento dei pasti stressante e poco piacevole. Secondo Francesca, il metodo migliore è quello di decidere quali alimenti offrire, ma lasciare ai bambini la libertà di scegliere quanto mangiarne, dando loro la possibilità di ascoltare il proprio corpo e i suoi segnali di fame e sazietà.
Ad esempio, invece di forzare il bambino a mangiare tutta la porzione, si può preparare un piatto di pasta e permettergli di servirsi la quantità desiderata, scegliendo autonomamente quanto mangiare. Questo approccio non solo rispetta il naturale istinto di autoregolazione alimentare del bambino, ma lo aiuta anche a sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e dei propri bisogni. Quando il bambino è libero di decidere quanto mangiare, senza l’obbligo di finire tutto, si crea un ambiente più sereno e rilassato, che favorisce un rapporto più positivo con il cibo.

3. Favorire un’alimentazione sana nei bambini: l’importanza del modello familiare
Un aspetto cruciale nell’educazione alimentare dei bambini è il modello familiare. I bambini sono naturalmente influenzabili e tendono ad assorbire le abitudini alimentari degli adulti che li circondano, diventando veri e propri “imitatori” delle scelte nutrizionali dei genitori e dei familiari. Se in famiglia si consumano regolarmente alimenti freschi, verdure e legumi, è più probabile che i bambini sviluppino una familiarità con questi cibi, che li renderà più predisposti ad accettarli e consumarli. In questo modo, il bambino cresce in un ambiente che promuove scelte alimentari sane e consapevoli, acquisendo fin da piccolo il gusto per cibi nutrienti.
Al contrario, se in casa prevalgono cibi ultra-processati o fast food, è facile che questi diventino i principali punti di riferimento alimentari del bambino, influenzando negativamente le sue preferenze. Questo non significa che non ci sia spazio per cibi meno salutari ogni tanto, ma è fondamentale che la base dell’alimentazione familiare sia costituita principalmente da alimenti freschi e vari, che rappresentano una scelta più sana. In questo modo, i genitori diventano modelli positivi, insegnando attraverso l’esempio come fare scelte alimentari equilibrate che favoriscano il benessere a lungo termine.
4. Mangiare insieme: un’opportunità di educazione alimentare
Un’altra abitudine che, purtroppo, è sempre meno comune ma che ha un impatto profondamente positivo sulla relazione del bambino con il cibo, è quella di mangiare insieme come famiglia. Oggi, infatti, capita sempre più frequentemente che ogni membro della famiglia mangi in momenti separati, spesso con cibi diversi, a causa dei ritmi frenetici della vita quotidiana. Questa separazione nei pasti rende più difficile per il bambino sviluppare un’idea chiara di cosa significhi mangiare in modo equilibrato e consapevole.
Consumare i pasti in famiglia, al contrario, offre un’opportunità unica di educazione alimentare e di socializzazione. Durante i periodi in cui i bambini manifestano selettività alimentare, ad esempio, è fondamentale che i genitori continuino a proporre determinati cibi, senza forzature, ma mostrando con il proprio comportamento che quegli alimenti fanno parte della normale alimentazione quotidiana della famiglia. Mangiare insieme diventa quindi un’occasione per i genitori di guidare i propri figli verso un’alimentazione equilibrata, trasmettendo valori legati alla convivialità, al rispetto per il cibo e alla consapevolezza nutrizionale.
5. L’importanza di esplorare i sapori fin da piccoli
L’introduzione di nuovi sapori nella dieta del bambino è un passo fondamentale per la sua crescita e sviluppo. Provare un alimento da bambini è un’esperienza completamente diversa rispetto ad assaggiarlo per la prima volta da adulti, quando il nostro palato è già formato. Se un cibo non è mai stato presentato in famiglia, è probabile che il bambino non sviluppi una predisposizione a provarlo, proprio perché non lo conosce e non lo associa a qualcosa di familiare. Per questo motivo, è fondamentale offrire una varietà di alimenti fin dai primi anni di vita, senza escludere alcun tipo di cibo a priori.
Anche se inizialmente il bambino potrebbe rifiutare un alimento, è importante non arrendersi subito, ma continuare a proporlo in modo gentile e senza forzature. Presentare un cibo in diverse preparazioni e combinazioni, ad esempio, può aiutare il bambino a esplorarlo in maniera più interessante e graduale. La pazienza e la ripetizione sono chiave in questo processo. Ogni nuova esperienza alimentare contribuirà a creare una maggiore apertura verso nuovi gusti e consistenze, promuovendo una relazione sana e positiva con il cibo che durerà per tutta la vita.
Leggi anche il nostro articolo “Piatto unico, i 3 consigli pratici per un’alimentazione sana ed equilibrata”
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