Benessere lavorativo, non un “eventuale optional” ma un fattore imprescindibile per l’88% dei lavoratori di tutto il mondo. E’ uno dei dati emersi dal Report ‘Lo stato dell’arte del wellbeing aziendale 2025’ pubblicato da Wellhub, la piattaforma di benessere aziendale che collega i dipendenti ai migliori partner per fitness, consapevolezza, terapia, nutrizione e sonno. La ricerca rivela nuovi dati sul benessere dei dipendenti, evidenziandone i benefici e l’impatto del sull’esperienza lavorativa e confermano la nascita di una nuova consapevolezza
Il 79% dei dipendenti italiani considera il wellbeing importante quanto lo stipendio mentre l’83% dichiara di prendere in considerazione per un eventuale impiego futuro solo aziende che pongono un forte accento sul wellbeing aziendale. Sono solo un paio dei dati emersi dal Report ‘Lo stato dell’arte del wellbeing aziendale 2025’ pubblicato da Wellhub, la piattaforma di benessere aziendale che collega i dipendenti ai migliori partner per fitness, consapevolezza, terapia, nutrizione e sonno.
Ascolta il podcast con l’intervista a Claudia Cipolla, Head of Italy Wellhub, nostra ospite a Wellness Notes
La ricerca si basa su un sondaggio globale condotto tra maggio e giugno 2024, che ha raccolto dati da oltre 5.000 dipendenti in nove Paesi del mondo: Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Argentina, Cile, Spagna, Italia, Germania e Messico.

Risultati principali
Lo stress lavorativo è la causa più comune del calo del benessere lavorativo, mentale in particolare, superando l’inflazione, l’ansia dovuta all’IA e il sovraccarico di informazioni. Quasi la metà dei intervistati (47%) indica lo stress lavorativo come la causa principale del peggioramento della propria salute mentale, superando preoccupazioni come la pressione finanziaria (42%), il sovraccarico di informazioni (14%) o l’ansia dovuta all’IA (9%).
La maggior parte dei dipendenti, indipendentemente dalla generazione, segnala lo stress lavorativo come la principale causa del deterioramento della salute mentale. Questo è particolarmente evidente nella Generazione Z (54%), nei Millennial (49%) e nella Generazione X (48%). Per i Baby Boomer (42%), l’inflazione rappresenta la preoccupazione principale.

La stragrande maggioranza dei dipendenti afferma che il benessere lavorativo è una priorità assoluta, ma più della metà ritiene che i loro datori di lavoro non offrano un supporto adeguato. È preoccupante che l’83% dei dipendenti considererebbe di lasciare il proprio attuale lavoro a causa della mancanza di attenzione al benessere, dimostrando che il benessere è una questione non negoziabile e potrebbe diventare un fattore determinante per cambiare lavoro. Questo valore è in aumento rispetto all’87% nel 2023 e al 68% nel 2022.
Per l‘88% dei dipendenti a livello globale, il benessere lavorativo è altrettanto importante quanto lo stipendio, leggermente in calo rispetto al 93% nel 2023 e in aumento rispetto all’83% nel 2022. Sebbene l’88% dei dipendenti ritenga che il proprio datore di lavoro abbia la responsabilità di supportarli nel prendersi cura del loro benessere, poco più della metà (59%) giudica eccellente o buona l’offerta del programma di benefici.
Il 89% dei dipendenti afferma che prenderà in considerazione solo le aziende che danno priorità al benessere dei dipendenti quando cerca un nuovo impiego.
Benessere lavorativo, i dati in Italia
Entrando nello specifico del mercato italiano, quello che colpisce è come l’attenzione verso il wellbeing aziendale continui ad essere particolarmente significativa. Su 550 intervistati, il 72% valuta la possibilità di lasciare il proprio posto di lavoro qualora non ci sia alcuna forma di tutela del proprio benessere. Tutto questo, considerando che nel nostro Paese ben il 49% di dipendenti soffre di stress lavorativo, due punti percentuale in più rispetto alla media globale rilevata dalla ricerca.
Il benessere lavorativo è diventato una condizione fondamentale. Lo dimostra il fatto che: il 79% dei dipendenti considera il wellbeing alla stregua dello stipendio. L’83% dei lavoratori dichiara di prendere in considerazione per un eventuale impiego futuro solo aziende che pongono un forte accento sul wellbeing aziendale. Sebbene l’81% dei lavoratori ritenga che il proprio datore di lavoro abbia la responsabilità di contribuire al loro benessere, poco più della metà (52%) è soddisfatta dei programmi di erogati dalla propria azienda. Una percentuale che si può leggere anche alla luce del fatto che solo il 60% dei dipendenti intervistati ritiene che i team HR si preoccupino davvero della loro condizione.
Fra i dati che saltano maggiormente all’occhio analizzando lo scenario italiano c’è il peso esercitato dalla pressione fiscale come ostacolo al raggiungimento del benessere anche sul luogo di lavoro: il 63%, infatti, afferma che la propria situazione finanziaria impedisce loro di investire nel proprio benessere generale.
La terapia e la consapevolezza sono fondamentali per i dipendenti della Generazione Z, mentre sono meno rilevanti per i Baby Boomer.

La Generazione Z — la generazione più numerosa al mondo — è la più attivamente impegnata nella cura del proprio benessere mentale. È la più propensa a meditare utilizzando app (26%), in corsi (20%) o attraverso sessioni autonome (20%). Inoltre, il 50% dei rispondenti della Generazione Z dichiara di essere in terapia, rispetto al 45% dei Millennial, al 27% della Generazione X e al 24% dei Baby Boomer.
Tre lavoratori su quattro che non stanno vedendo un terapeuta vorrebbero farlo. Il costo è il principale ostacolo alla terapia per la Generazione Z, i Millennial e la Generazione X. Al contrario, i Baby Boomer indicano la mancanza di interesse come il principale impedimento (39%) e sono sette volte più propensi rispetto alla Generazione Z a considerare la terapia come non importante per il loro benessere (23% contro il 3%).
I benefit per il benessere favoriscono l’engagement e migliorano il benessere, ma l’accesso rimane limitato.
“Benefit più utilizzati dai dipendenti”: il Congedo Retribuito e l’Assicurazione Sanitaria sono i benefici più utilizzati dai dipendenti, mentre le Opzioni su Azioni e i Programmi di Benessere superano benefici tradizionali come i Piani Pensionistici e l’Assicurazione Vita.
Il 79% dei dipendenti con accesso ai programmi di benessere – come terapia/consulenza, orari di lavoro flessibili, programmi di fitness, strumenti/educazione per il benessere finanziario, supporto per la salute delle donne/assistenza riproduttiva, e supporto per l’infanzia – li utilizza attivamente, dimostrando una forte richiesta di benefici per il benessere.
Nonostante questa domanda, solo il 14% dei dipendenti ha accesso al supporto per il fitness e solo l’11% ha accesso a risorse per la consapevolezza e la meditazione.
Le aziende che offrono programmi di benessere lavorativo registrano significativi miglioramenti nel benessere e nell’engagement dei dipendenti:
- il 69% dei dipendenti afferma che il loro stato generale di salute è buono o in crescita, rispetto al 53% di quelli che non hanno accesso a tali programmi;
- il 59% dei dipendenti ha dichiarato che il loro stato di salute è migliorato nell’ultimo anno, rispetto al 38% di coloro che non hanno accesso a tali programmi;
- l’84% dei dipendenti ha dichiarato di sentirsi adeguatamente retribuito, rispetto al 61% di quelli che non hanno accesso a tali programmi;
- il 79% dei dipendenti ha dichiarato che i dipartimenti HR si preoccupano davvero di loro, rispetto al 45% di coloro che non hanno accesso a tali programmi.
“La nostra ricerca sottolinea una verità inevitabile per i leader HR e aziendali: lo stress legato al lavoro è la causa principale del deterioramento della salute mentale dei dipendenti di tutte le generazioni,” ha dichiarato Cesar Carvalho, CEO di Wellhub. “Ignorare questo problema non solo influisce sul benessere lavorativo individuale, ma comporta anche costi significativi per le aziende in termini di produttività persa e turnover. Il benessere non è più un semplice vantaggio; è una strategia aziendale fondamentale. I leader devono dare priorità al supporto olistico per il benessere per costruire forze lavoro resilienti, produttive e coinvolte.”
La ricerca ‘Lo stato dell’arte del wellbeing aziendale 2025’ stima che le perdite di produttività dovute al burnout e il turnover del personale volontario costino alle aziende circa 322 miliardi di dollari all’anno, oltre il 20% del loro totale stipendi. Considerando tutti gli impatti dell’ansia e della depressione, il costo per l’economia globale ammonta a 1 trilione di dollari all’anno, cifra che si prevede crescerà fino a 6 trilioni di dollari entro il 2030.
Non si tratta quindi solo di “semplici” plus concessi ai dipendenti per distrarsi ma di vere politiche di welfare aziendale, una delle voci che oggi attrae maggiormente i lavoratori di tutto il mondo.
Chi è Wellhub
Wellhub, precedentemente conosciuta come Gympass, è una piattaforma di benessere aziendale che collega i dipendenti ai migliori partner per fitness, consapevolezza, terapia, nutrizione e sonno, tutto incluso in un’unica sottoscrizione progettata per costare meno rispetto ai singoli partner. Con Wellhub, le aziende e i leader HR possono implementare programmi di benessere aziendale di prima classe, dimostrati efficaci nel promuovere l’adozione e il coinvolgimento diffusi tra i dipendenti. Più di 15.000 aziende in 11 paesi utilizzano Wellhub per offrire ai loro milioni di dipendenti l’accesso a benefici per il benessere olistico. Con Wellhub, i dipendenti possono monitorare il loro benessere ogni giorno. Il risultato è una maggiore produttività, un tasso di retention più elevato e costi sanitari ridotti.
Questo è l’Effetto Wellhub.
Link utili: Wellhub
Fonte: Ufficio stampa Wellhub
Immagine di copertina: N bersar, Canva. RIPRODUZIONE RISERVATA
