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La medicina della musica, la risposta alle patologie degli “atleti dello strumento”

Si parla spesso di medicina dello sport e di medicina del lavoro ma, in Italia, poca attenzione è rivolta alla medicina della musica. Non molti, infatti, si rendono conto che i musicisti di professione, o i musicisti amatoriali di alto livello, sono a tutti gli effetti “atleti dello strumento” e, come gli sportivi, possono soffrire di patologie provocate dal loro lavoro. 

flauto

Anche i musicisti soffrono di patologie professionali

Le patologie “provocate” dalla musica

Anche tra gli stessi musicisti in molti sottovalutano i possibili rischi del mestiere e non conoscono un’adeguata prevenzione della sindrome da oversuse o da misuse.

Con questi termini s’intende il sovrautilizzo e malutilizzo dello strumento musicale che spesso provoca patologie tale da costringere i professionisti ad abbandonare la loro passione.

Negli ultimi anni sta tuttavia aumentando l’attenzione a un ramo della medicina, attualmente non ancora riconosciuto da un punto di vista accademico, nato per soddisfare le esigenze dei musicisti affetti da patologie legate alla loro professione.

A Milano, un punto di riferimento è la dott.ssa Rosa Maria Converti, medico fisiatra, responsabile dal 1994 dell’ambulatorio fisioterapico per la prevenzione e la cura delle patologie professionali dei musicisti presso il Teatro alla Scala e dal 2005 direttrice dell’Ambulatorio Sol Diesis.

Si tratta di centro di cura e di ricerca specializzato nella prevenzione e trattamento delle patologie muscolo scheletriche dei musicisti presso la Fondazione Don Gnocchi ONLUS, Centro “S. Maria Nascente” – IRCCS.

L’équipe dell'ambulatorio SOL DIESIS

L’équipe dell’ambulatorio SOL DIESIS

Diversamente dall’ambulatorio della Scala, riservato ai professori d’orchestra e ai ballerini del teatro d’opera milanese, l’Ambulatorio Sol Diesis accoglie tutte le categorie di musicisti: professionisti, ragazzi in formazione o musicisti amatoriali.

E chi meglio di un musicista può capire le esigenze di chi pratica musica con assiduità? Non è un caso che a condurre due ambulatori così particolari sia una dottoressa-arpista e che tutto il team del laboratorio Sol Diesis, medici e fisioterapisti, sia costituito da persone che suonano uno strumento o da amanti della musica.

Per la dott.ssa Converti l’idea di occuparsi della cura e della prevenzione delle patologie dei musicisti è nata, infatti, in modo spontaneo, durante gli studi di medicina svolti parallelamente allo studio dell’arpa al Conservatorio di Bari.

Per rispondere alle mille domande dei colleghi musicisti che accusavano disturbi  causati dalla pratica musicale, iniziò fin da giovane studentessa di medicina a documentarsi, studiando l’anatomia e la biomeccanica dei vari strumentisti. Voleva comprendere meglio l’origine delle patologie professionali legate alla musica.

Per questo scelse dopo la laurea la specializzazione in fisiatria, con una tesi sull’alterazione posturale dei musicisti, il cui relatore fu il Professor Alfredo Musajo-Somma, fondatore della prima Music Clinic in Italia, nata da una convenzione tra l’Università di Bari e il Conservatorio “Piccinni”. Una struttura anche in questo caso nata da una personalità poliedrica e di alto profilo professionale.

L’origine dei disturbi specifici legati alla pratica della musica

“Il dolore nel musicista – spiega la dott.ssa Converti, intervistata da Radio Wellness –  nasce da un’alterazione della contrazione dei ventri muscolari coinvolti nel movimento e provoca una patologia dei tendini. Caratteristici, oltre al dolore, sono la debolezza e l’impaccio nell’eseguire la musica.

chitarra

Desiderio di perfezione tra le cause delle patologie

Esistono diversi fattori che scatenano le patologie: fattori intrinseci e fattori estrinseci- aggiunge Converti. Tra i fattori intrinseci c’è il desiderio di perfezione legato alla necessità professionale. Questo comporta una situazione di stress, che in alcuni casi sfocia in un attacco di panico. Il continuo stress si ripercuote a livello fisico dando origine a una tensione muscolare.

Diversi sono invece i fattori estrinseci, ad esempio una postura scorretta, prolungata nel tempo, oppure una tecnica errata, a volte non adeguata alle caratteristiche fisiche del musicista, o l’esecuzione di un repertorio non ancora adatto alla struttura muscolo-tendinea del giovane musicista e infine l’assenza di un riscaldamento muscolare.

La medicina della musica – sempre secondo la dott.ssa Converti – è una disciplina borderline tra la medicina sportiva e la medicina del lavoro. L’attività del musicista consiste in un gesto atletico che coinvolge gli arti superiori, ma comporta anche la sollecitazione della colonna vertebrale. Gli orchestrali mantengono una postura per un tempo prolungato che spesso comporta dolori alla colonna, disturbo tipico anche di altri lavoratori non musicisti”.

E’ molto interessante notare le differenze che contraddistinguono i pazienti musicisti dagli altri lavoratori.

“Esistono disturbi specifici, o meglio alterazioni, legate ai vari strumenti“ – spiega la dottoressa. Le possibili alterazioni dipendono dalla distinzione tra strumenti simmetrici e asimmetrici; questi ultimi comportano un’asimmetria e inducono un’alterazione posturale. 

Gli strumenti asimmetrici come il violino, la viola, il flauto traverso, il fagotto, la chitarra  ed altri, sono quelli che danno più problematiche a livello della colonna vertebrale,  provocando in alcuni casi sindromi periferiche, ad esempio la sindrome del tunnel carpale, una sofferenza dell’arto superiore.

tromba

Le patologie legate agli strumenti a fiato

Nel caso degli strumenti a fiato possono insorgere problemi legati all’apparato muscolare della bocca ed è inoltre molto importante che i musicisti abbiamo una buona conoscenza delle tecniche respiratorie per evitare il verificarsi dell’apnea, fenomeno  abbastanza frequente.

Rispetto ad altri pazienti, i professionisti della musica richiedono quindi un’attenzione diversa. Se, per esempio, il medico impone un periodo prolungato di riposo, questo non è sempre una soluzione ottimale per il musicista. Sempre secondo Converti –  “Interrompere la pratica musicale non è una cura risolutiva se non si capisce la causa che induce la patologia.

Se dopo il periodo di pausa, non prima della remissione dei sintomi si riprende lo studio  con le stesse modalità che hanno provocato il disturbo, la patologia si ripresenta inevitabilmente. Le possibili cause vanno infatti ricercate nella modalità di studio, ad esempio nella brusca variazione del ritmo di lavoro, in un gesto tecnico sbagliato oppure in una postura errata”.

La reale cura dunque è individuare e trattare le cattive abitudini, o quello che ha indotto  la patologia. E’ fondamentale osservare in ambulatorio il gesto tecnico per trovare insieme al musicista le strategie per la rieducazione. Si tratta di terapie personalizzate, spesso aiutate da supporti ergonomici, come spalliere o altri dispositivi. Non è il corpo che deve adattarsi allo strumento ma lo strumento che deve adattarsi al corpo del musicista. Di conseguenza è fondamentale la rieducazione con lo strumento in mano.

Ma alla base di tutto ci deve essere la prevenzione, non solo per evitare l’insorgere delle patologie, ma anche per migliorare la performance musicale e per suonare in armonia con il proprio corpo. Da 25 anni alla Scala c’è un team di medici e fisioterapisti che, oltre a prevenire gli infortuni e l’interruzione dell’attività artistica, lavorano alla sensibilizzazione e all’importanza della consapevolezza corporea.

L’attenzione al corpo è aumentata ultimamente anche nei conservatori italiani ed europei. In alcuni vengono organizzati corsi di yoga o seminari sulla tecnica Alexander, metodo ideato per risolvere problemi posturali. La dottoressa Converti viene invitata presso i conservatori, a tenere masterclass, ad esempio a Lugano, Milano, Padova e Piacenza. Manca tuttavia da parte dei docenti della vecchia generazione un’adeguata formazione che tenga conto dei parametri antropometrici dell’alunno, rispettando le reali possibilità nell’esecuzione.

Alcune regole per la prevenzione sono irrinunciabili. Ad esempio variare il repertorio è importantissimo, poiché brani molto virtuosistici eseguiti con troppa assiduità possono dare origine a patologie. E’ inoltre necessario mantenere sempre un’attività  musicale minima  ed evitare di suonare con il dolore.

intervento

Chirurgia della mano

C’è chi poi chi decide per l’estremo rimedio. Spesso, quando  l’utilizzo della mano è compromesso, il primo pensiero del musicista è quello di ricorrere a un chirurgo.Tra i chirurghi italiani che rivolgono una particolare attenzione al mondo dei musicisti c’è il Professor Franco Bassetto, direttore della Clinica di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’ Università di Padova, erede di una tradizione trasmessa dal professor Mazzoleni.

“La chirurgia della mano – spiega il Professor Bassetto – è un ramo della chirurgia che nel mondo è condiviso tra ortopedici e chirurgi plastici. Gli ortopedici nel loro iter formativo sviluppano conoscenze per l’accesso non solo all’aspetto osseo ma anche articolare e tendineo  dei vari apparati . I chirurghi plastici hanno invece un approccio di tipo ricostruttivo nei confronti di varie situazioni patologiche in cui può incorrere l’organismo”.

mano

Chirurgia della mano

Per capire se una patologia è indotta dalla pratica musicale oppure rientra nelle patologie presenti tra coloro che non sono musicisti è importante l’anamnesi, la storia del paziente. Il chirurgo si informa sulle sue abitudini di vita e  su quelle professionali . Sempre secondo Bassetto,  “se si esclude il carattere infiammatorio di una patologia della mano che coinvolge il tendine o il muscolo o la giunzione muscolo- tendinea e il paziente è un musicista allora  probabilmente il disturbo, pur essendo simile a quello presente in una popolazione di non musicisti, è in realtà scatenato dall’esercizio della musica”.

La chirurgia è quindi l’ultima spiaggia per una patologia invalidante quando questa è l’unica soluzione possibile, ma non può prescindere da un iniziale percorso terapeutico  legato alla fisiatria e alla medicina riabilitativa. Oltre alla prevenzione, è dunque  necessaria una cura che preveda una sinergia tra chirurghi, fisiatri e fisioterapisti.

Sarebbe auspicabile l’istituzione di un corso accademico specifico di medicina della musica, dedicato alla cura di chi ci permette di godere dell’arte più sublime e da non confondere con la musicoterapia, musica utilizzata a scopo terapeutico.

Ascolta anche la puntata di Musica senza confini dedicato alla medicina della musica

Musica Senza Confini: la medicina della musica

Isabella Longo

Fonte immagini: Pexels, Pixabay, sito ambulatorio Sol Diesis

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