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Anna Turcato: C’è il bikini giusto per ogni donna

ROMA – Una Marilyn Monroe in bikini giovanissima e sorridente sul bagnasciuga. Ursula Andress statuaria bellezza uscita dal mare come Venere nel film Agente 007 – Licenza di uccidere. E poi Brigitte Bardot, le nostre maggiorate e le atletiche modelle di Sports Illustrated. Il due pezzi ha sempre amplificato il fascino femminile e sin dalla sua prima apparizione questo complemento ha contribuito alla liberazione del corpo delle donne.

Una rivoluzione in piena regola fatta a partire da pochi scampoli di tessuto, correlata ad una grande trasformazione collettiva. «Il bikini è stato la risposta alla fine della Seconda Guerra Mondiale, portava con sé una speranza oltre a dare alle donne la possibilità di scoprirsi» ci ha raccontato Anna Turcato, docente di Storia della moda all’Istituto Europeo di Design (IED) e tra le più apprezzate consulenti d’immagine in Italia.

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Bikini

Micheline Bernardini nella sua prima apparizione in bikini

Bikini, storia di una rivoluzione (antica)

Era il 1946 quando il designer francese Louis Réard decise di dar seguito a un’intuizione già avuta dal collega Jacques Heim, ideatore di un micro costume chiamato Atome, atomo, per le sue dimensioni minime.

«Il costume da bagno più piccolo del mondo» come recitava la pubblicità dell’epoca. Réard andò oltre e sfruttò la sua conoscenza dell’argomento – guidava da tempo l’azienda di lingerie di sua madre – per regalare a tutte le ragazze la possibilità di essere sexy e comode al tempo stesso.

«In realtà il bikini ha origini antichissime, lo troviamo raffigurato nei mosaici di Piazza Armerina. Nell’antica Roma le signore già facevano sport con due pezzi di tessuto. Dagli anni ’40, però, questo capo diventa uno strumento per  la donna di raccontarsi al mare, in estate» ha specificato Anna Turcato.

Dalle donne, per le donne

Il bikini nacque dall’osservazione diretta delle bagnanti di Saint-Tropez. La maggior parte di quelle donne arrotolava il proprio costume per prendere meglio la tintarella. In quel gesto c’era già tutto: desiderio di libertà, voglia di sentirsi più belle, esigenza di praticità. Il guizzo artistico (e manageriale) di Réard fece il resto.

Il bikini, così, vide la luce da quattro triangoli di stoffa, cuciti come fossero un completo intimo. L’indumento era talmente striminzito da intimorire tutte le pudiche modelle dell’epoca. Solo una, Micheline Bernardini, spogliarellista al Casino de Paris, ebbe la faccia tosta di indossarlo il 5 luglio 1946 alle Piscine Molitor di Parigi.

Un capo per tutte

Se nel nome c’è il destino, quell’esibizione fu una vera bomba. Bikini infatti era l’atollo nelle Isole Marshall in cui gli americani condussero i primi test nucleari. Da quel momento in avanti, il bikini divenne un capo indispensabile per le donne, quasi come il tubino nero, capace di trasformarsi a seconda delle esigenze e dei cambiamenti della società. E adatto a tutte. Anche a chi non pensa di avere il fisico giusto per indossarlo. «Comprendo benissimo quello stato d’animoI media ci bombardano con un’idea di perfezione che ci viene insegnata fin da piccole. Ma la prova costume non esiste!».

bikini

Vita alta e colori brillanti

Giochiamo con forme e colori

Semmai, bisogna seguire la giusta strategia, usando a nostro favore forme e colori. «Se noi useremo i colori che più ci illuminano e ci rendono felici, nessuno noterà le imperfezioni, che spesso stanno nella nostra testa. Cerchiamo di focalizzare diversamente l’attenzione su quello che di bello abbiamo. Sono utili anche le fantasie, meglio se continue e minute, ad esempio dei fiorellini. E fiocchi e rouches da posizionare nei nostri punti di forza» ha rivelato Anna Turcato.

bikini

Come trovare la misura della coppa

Qual è il bikini giusto?

Trovata la nuance che meglio esalta l’incarnato, la nostra attenzione deve focalizzarsi sui modelli. Ce n’è uno giusto per ogni morfologia. «Chi ha tanto seno dovrà preferire lo scollo incrociato. Le donne più esili, invece, punteranno su tonalità molto sgargianti per amplificare l’effetto volumetrico. Tenete conto sempre della misura della coppa. Per quanto riguarda la mutandina, il modello con il laccetto è la scelta migliore, in modo da poterla regolare. Uno slip di una taglia in più, ma più confortevole vi farà apparire più magre. Il problema è l’effetto costrizione, non il fisico».

Azzurro e giallo

Vita alta? Dipende

«Va bene per tutte, ma fate attenzione perché se la pancia comincia appena sotto il seno sarebbe meglio preferire uno slip sgambato. A volte pensiamo che coprire risolva il problema. Non è così. Ribaltiamo le convinzioni» ha concluso.

Ascolta ora l’intervista con Anna Turcato:

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Francesca Fiorentino

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