donna che si tiene la pancia con spighe di grano in mano

Intolleranze alimentari, 5 consigli per ritrovare il benessere a tavola

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Negli ultimi anni si registra un aumento dei casi di intolleranze alimentari, ma anche un boom di autodiagnosi e mode alimentari che portano le persone a eliminare cibi o categorie intere senza una valida motivazione medica. I consigli della nutrizionista

Una recente analisi europea pubblicata su Allergy ha stimato che circa il 20% degli adulti si dichiara “intollerante” o “allergico” a qualche alimento, un numero in crescita rispetto al decennio precedente. Ma quanto c’è di reale e quanto di percepito?

Intolleranze alimentari, più diagnosi, ma anche più confusione

L’aumento dei casi è reale e le cause sono diverse e intrecciate” – spiega la dottoressa Giorgia Attioli, biologa nutrizionista di Doctolib.it, la piattaforma digitale che consente di prenotare visite e gestire la propria salute in modo semplice e gratuito. “Da un lato abbiamo una maggiore consapevolezza e migliori strumenti diagnostici; dall’altro influiscono fattori ambientali e alimentari, come l’elevato consumo di cibi ultra-processati e la ridotta diversità del microbiota intestinale. Stress, antibiotici frequenti, scarsa assunzione di fibre e diete monotone riducono la capacità del nostro organismo di ‘tollerare’ gli alimenti”.

Studi recenti mostrano, inoltre, che l’esposizione agli ingredienti tipici dei cibi industriali – zuccheri, grassi raffinati, additivi – può contribuire non solo a problemi digestivi ma anche a un aumento di allergie e disturbi infiammatori come asma, dermatiti e rinite allergica, soprattutto nei più giovani.

Ma accanto ai casi reali, ci sono persone che si convincono di avere un’intolleranza senza una diagnosi” – continua l’esperta. “In questi casi si rischia di eliminare alimenti importanti e di peggiorare l’equilibrio nutrizionale”.

intolleranze alimentari e rifiuto del cibo
Intolleranze alimentari non reali e rifiuto del cibo

“Senza” non sempre vuol dire “più sano”: tre falsi miti

Nel mondo dell’alimentazione, poche parole hanno subito un abuso come “senza”: dai biscotti “gluten free” alle bevande “senza lattosio”, fino agli snack “sugar free” … gli scaffali dei supermercati si sono riempiti di prodotti “senza qualcosa”. “Molte persone pensano che togliere qualcosa renda automaticamente un alimento più sano, ma non è cosìavverte la nutrizionista. Ecco i falsi miti più comuni, “smontati” dall’esperta.

  1. “Senza zuccheri” = più leggero e dietetico

Spesso questi prodotti contengono grandi quantità di dolcificanti, che conferiscono comunque il sapore dolce ma, se assunti in eccesso, possono provocare gonfiore e disturbi intestinali. Non sono un passe-partout per la linea”.

  1. “Senza glutine” = più salutare

Una dieta gluten free senza una reale diagnosi può essere più calorica e povera di nutrienti essenziali. Molti prodotti industriali contengono grassi, zuccheri e sale in eccesso. Inoltre, eliminando il glutine senza motivo si rischia di ridurre l’apporto di fibre, vitamine del gruppo B e ferro”.

  1. “Senza lattosio” = adatto a tutti

Il lattosio non è un nemico da evitare a priori. Chi non è intollerante può consumarlo con moderazione o scegliere prodotti fermentati, che ne contengono naturalmente meno. Solo in caso di diagnosi bisogna preferire versioni delattosate”.

Social e adolescenti: la moda “fit” che fa male

L’attenzione eccessiva per ciò che si mangia, amplificata dai social, rischia di trasformarsi in una nuova forma di rigidità. “I diet influencer e i trend fit o clean eating stanno diffondendo convinzioni errate, soprattutto tra i più giovani” – spiega la nutrizionista – “Molti adolescenti seguono regimi restrittivi solo per imitazione, e questo può alterare il rapporto con il cibo”.

gli adolescenti e il rapporto con il cibo
Intolleranze alimentari, bisogna riconoscerle

La conferma del fenomeno arriva dalla scienza: uno studio del 2023 ha rivelato che tra i ragazzi fra 11 e 18 anni che seguono diete “senza” per motivi non medici, il 40% manifesta un’eccessiva preoccupazione per la purezza del cibo e il 25% associa la dieta all’autostima o al controllo del peso. “È essenziale promuovere educazione alimentare già a scuola” – conclude Attioli – “e ricordare che il cibo non è un nemico da controllare, ma un alleato da conoscere”.

Due modi per riconoscere un’intolleranza

Non sempre gonfiore o stanchezza post-prandiale indicano intolleranze alimentari. Tuttavia, se compaiono disturbi ricorrenti dopo i pasti – come crampi addominali, meteorismo, diarrea, nausea o sensazione di pesantezza – è bene rivolgersi a un professionista. “Solo i test validati scientificamente possono confermare un’intolleranza” – spiega la dottoressa Attioli – “Evitiamo test alternativi o fai-da-te che confondono e possono portare a eliminazioni inutili”. Ecco i principali strumenti diagnostici:

  • Test del respiro (Hydrogen Breath Test) – È il metodo di riferimento per l’intolleranza al fruttosio (ma anche al lattosio). Si misura la quantità di idrogeno espirato dopo l’ingestione controllata di zucchero: un determinato valore indica malassorbimento
  • Test sierologici e biopsia per la celiachia – Si esegue un prelievo per ricercare gli anticorpi specifici (anti-transglutaminasi, anti-endomisio) della malattia. In caso di positività, si può associare una biopsia intestinale per confermare la diagnosi.

Tutti gli altri test diffusi sul web – del capello, citotossici o kinesiologici – non hanno alcuna validità scientifica e rischiano di far intraprendere diete sbilanciate, sottolinea la nutrizionista.


Hydrogen Breath Test per individuare le intolleranze alimentari
Hydrogen Breath Test per individuare le intolleranze alimentari

Il “Menù della tolleranza”: strategie per stare bene con ciò che si mangia                                                                                            

Ma qual è allora la vera chiave del benessere? Ritrovare la tolleranza: nel corpo, nel piatto e nello stile di vita. Ecco un “menù” di buone abitudini pensato da Doctolib e dalla dottoressa Attioli con alcuni consigli pratici, validi per tutti:

  • Regolarità: mangiare a orari simili, senza saltare pasti e masticando lentamente, aiuta la digestione.
  • Varietà: alternare alimenti e gruppi nutrizionali, preferendo frutta e verdura di stagione, sostiene il microbiota.
  • Moderazione: limitare l’eccesso di cibi ultra-processati, zuccherati o troppo salati.
  • Fermentati con giudizio: yogurt o kefir (anche delattosati se necessario) e altri cibi fermentati possono contribuire all’equilibrio intestinale.
  • Tisane e idratazione: bere acqua a sufficienza e scegliere bevande leggere come infusi di finocchio, zenzero o menta piperita aiuta il comfort digestivo.
  • Gestione dello stress e attività fisica: un intestino “tollerante” passa anche da una mente più serena e da uno stile di vita equilibrato.

La vera tolleranza nasce dalla conoscenzaconclude la dottoressa Attioli. “Prima di eliminare qualcosa, chiediamoci se c’è davvero un motivo. Le intolleranze vanno diagnosticate, non indovinate. E il corpo, come le persone, funziona meglio quando è ascoltato con equilibrio e senza estremi”.

Fonte: Uffcio stampa

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Dorotea Rosso

Radio Wellness è una testata giornalistica che offre informazioni a carattere generale su salute e benessere.
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