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Si riaprono le frontiere per 15 Paesi extra UE. Ancora stop per gli Stati Uniti, massima cautela per l’Italia

Un lungo stop per i voli provenienti dai paesi extra UE, al momento solo 15 possono accedere all’area di Shengen.

Dopo il lockdown che ha bloccato i viaggi non essenziali per contenere i contagi da coronavirus, si riaprono le frontiere per 15 paesi extra UE. Ecco la lista:

– Marocco,
– Algeria,
– Tunisia,
– Serbia,
– Montenegro,
– Georgia,
– Canada,
– Uruguay,
– Thailandia,
– Corea del Sud,
– Giappone,
– Australia,
– Nuova Zelanda
– Rwanda

Per il momento sono esclusi gli Stati Uniti, la Russia, il Brasile e l’India per l’alto numero di contagi. Fuori dalla lista anche Israele. La scelta compiuta per gli Stati Uniti è dovuta al numero ancora molto alto di contagi, tanto che in alcuni luoghi ogni giorno si registra un nuovo record.

La Cina invece resta inclusa in quei Paesi che potranno accedere all’area Shengen a patto che vi sia il reciproco annullamento della quarantena per viaggiatori che provengono dall’UE.

L’Italia affronta la situazione con la massima precauzione: sarà lo stesso Ministro della Salute Roberto Speranza a firmare un’ordinanza che consentirà la riapertura ai viaggiatori provenienti da i paesi extra UE mantenendo l’imposizione per quest’ultime di un periodo di quarantena. «Dobbiamo evitare di vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi» afferma Speranza dopo le stesse preoccupazioni del capo delegazione di Leu.

La Gran Bretagna è considerata ancora formalmente parte dell’UE nonostante la Brexit, fino a fine anno.

La lista dei Paesi che potranno accedere nelle città europee sarà aggiornata ogni due settimane a seconda dei contagi e alla capacità del paese di partenza di contenimento degli stessi.

I criteri decisivi in base ai quali è stata composta la lista sono tre: un tasso di nuovi contagi ogni 100 mila persone nelle ultime due settimane non superiore a 16,1, che è la media europea; un trend di questi decrescente o quanto meno non in aumento, e soprattutto un indice di «affidabilità» del sistema sanitario di un dato Paese superiore a 57. Un criterio, questo, molto «politico» — e dunque controverso: il punteggio (da 1 a 100) viene infatti stabilito in base ai parametri fissati dall’International Health Regulations dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che misurano la capacità di risposta di una nazione a «emergenze sanitarie pubbliche di rilevanza internazionale»: test, posti letto in ospedale, posti di terapia intensiva, numero di medici e paramedici in rapporto alla popolazione, regole di prevenzione in vigore, qualità delle cure, monitoraggio, di tutto di più. 57 è appunto il voto medio della Ue.

 

Redazione

Fonte: Ansa e Il Corriere della Sera

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