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Il 25 novembre si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne per sensibilizzare e far luce sui sempre più numerosi atti di femminicidio

Il 25 novembre si celebra ogni anno la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Tale ricorrenza, viene istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134.

Lo scopo della giornata è quello di sostenere le donne di tutto il mondo che quotidianamente si trovano ad affrontare situazioni di violenze, molestie, stalking e aggressioni, in particolar modo tra le mura domestiche. 

La data del 25 novembre non è casuale ma si riferisce alla stessa giornata che, nel 1960, vede come vittime le sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana. Tre donne che già all’epoca avevano davvero le idee molto chiare e contrastanti rispetto al regime, soprattutto per quanto riguarda la sfera femminile.

La brutale morte delle tre sorelle scuote moltissimo l’opinione pubblica e rivive ancora nei racconti della quarta sorella sopravvissuta che delinea nel suo libro “Vivas in su jardin” tutte le sue memorie.

Poco meno di 7 milioni di donne in Italia hanno subìto violenza fisica o sessuale nel corso della vita, per quasi 3 milioni l’abuso è effettuato dal partner o dall’ex. Nel 2018 le vittime di femminicidio sono state 142, un numero in crescita rispetto all’anno precedente, e 94 quelle registrate nei primi dieci mesi del 2019 (fonte Istat).

I dati continuano a rimanere preoccupanti e si tenta ogni giorno di dare supporto alle donne ma anche ai bambini che si ritrovano in un contesto di violenza tra le mura domestiche. Per questo, ricordiamo SOS Villaggi dei Bambini, che grazie al progetto “Mamma e Bambino” garantisce da anni protezione alle mamme e ai loro figli: l’iniziativa si concretizza all’interno dei sei villaggi SOS (Trento, Ostuni, Vicenza, Roma, Saronno, Mantova).

Naturalmente, ricordiamo la legge “Codice Rosso” approvata dal Senato lo scorso luglio che prevede una sorta di priorità per le vittime che sporgono denuncia e l’obbligo da parte delle autorità di intervenire entro 3 giorni per limitare al massimo la possibilità che la violenza possa essere reiterata. Al contrario, le donne avranno più tempo per denunciare una violenza subita: 12 mesi invece dei 6 previsti in genere dalla legge, un modo per consentire alle vittime di interiorizzare meglio l’accaduto.

La novità vera e propria di questa legge è la nascita del reato di revenge porn: a seguito del suicidio di Tiziana Cantone, nell’anno 2017 il parlamento approva una legge appositamente per chi avesse avuto episodi di cyberbullismo, avendo la possibilità di chiedere di oscurare, rimuovere o bloccare tutti i contenuti diffusi in rete che riguardavano il soggetto. Da oggi dunque, è previsto il carcere per chi diffonde foto o video a contenuto sessuale altrui e anche per chi riceve i file e li inoltra a sua volta. Aumentano invece tutte le pene già previste per gli altri delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi.

Per qualsiasi aiuto o conforto, ricordiamo comunque il numero 1522 di Telefono Rosa, con operatrici disponibili 24h su 24 pronte per intervenire in caso di situazioni di violenza fisica o psicologica, molestie, stalking o quant’altro possa nuocere alla normale quotidianità della donna.

Redazione

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