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La BANDA: Cenerentola della musica?

In Italia secondo i dati di ANBIMA (Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome) abbiamo 1530 bande per sessantamila musicisti. Oltre ad avere una funzione educativa e di formazione musicale, le bande contribuiscono a mantenere viva la musica negli strati popolari del Paese e rappresentano anche un importante momento di aggregazione che coinvolge giovani e anziani. Nata come musica di accompagnamento per funzioni militari, civili e religiose, vanta una lunga storia, ma è spesso bistrattata dai critici come la “Cenerentola” del mondo musicale.

La banda è un complesso musicale formato da strumenti a fiato e a percussione. Non ci sono archi, compensati da strumenti normalmente estranei all’orchestra sinfonica, come i flicorni, o dall’uso di molti strumenti, come vari tipi di clarinetto e di sassofono, costruiti in diversi tagli. Costituita spesso in prevalenza da musicisti amatoriali, tra cui alcuni con formazione accademica, è presente nella vita delle comunità, accompagna i momenti importanti della vita civile e favorisce l’educazione musicale dei giovani.

Ma quanti conoscono le varie tipologie di bande, le loro origini, i loro repertori e la loro evoluzione?

La parola banda deriva dal termine medioevale di bandum, stendardo, che indicava la bandiera sotto la quale si riunivano i vari Corpi militari. Ancora oggi, al di là dei territori interessati dalla presenza di molti complessi bandistici, normalmente i gruppi più conosciuti sono le formazioni musicali dei corpi armati, anche per la lunga tradizione in Italia; pensiamo alla banda della marina militare o alla fanfara dei bersaglieri. Pochi sanno che celebri compositori, in particolare in area tedesca, hanno composto musiche per bande, assolvendo uno scopo politico militare. Pensiamo ad esempio alla “Fireworks Music” di Haendel o allo “Zapfenstreich” (marcia militare) di Beethoven. Vanno poi citati anche Johann Strauss, Kurt Weil, Hindemith e numerosi altri.

Qualcuno inoltre ricorda forse la celebre scena quasi comica del film “Il Gattopardo“ di Luchino Visconti, in cui la famiglia dei principi di Salina viene accolta nel paesino di Donnafugata da una banda stonata che esegue brani tratti da “La Traviata” di Giuseppe Verdi, in voga nella seconda metà dell’Ottocento. Dunque in passato la banda ha avuto il ruolo, prima dell’avvento del grammofono e poi di altre tecnologie per la riproduzione del suono, di divulgare un repertorio che diversamente sarebbe rimasto sconosciuto a chi non aveva modo di accedere alle rappresentazioni nei teatri d’opera.

Tuttavia l’immaginario collettivo che associa la banda a una schiera di musicisti marcianti con strumenti che emettono toni squillanti e fortemente ritmati ne ha purtroppo generalmente una scarsa opinione, ne svaluta la nomea senza conoscerne le potenzialità. Ma non è questo il giudizio che merita.

Afferma Annamaria Mangeri, presidente del Centro di Culture e Tradizioni popolari Ernesto di Martino, “E’ un piacere, vedere la gente per le strade fermarsi, o andare a ritmo, per non parlare della gioia dei bambini …”. Enrico Bruni, direttore della Band Orchestra Contarini della Città di Piazzola sul Brenta (PD), fa un appello a favore della nostra cultura bandistica: “Se le famiglie avessero la consapevolezza di quello che la musica bandistica può fare, avvierebbero i bambini allo studio di uno strumento impiegabile nella musica di insieme.”

D’altra parte la tradizione bandistica italiana vanta nella propria storia molti tra i nomi più famosi dell’Ottocento musicale italiano, come Giuseppe Verdi, Amilcare Ponchielli e Pietro Mascagni, autori che hanno ricoperto il ruolo di maestro di banda e hanno composto appositi brani. Non dimentichiamo inoltre la funzione importante che la banda ha avuto anche nella storia dell’opera, soprattutto a partire dall’Ottocento, talvolta presente sulla scena, ma più spesso impiegata come seconda orchestra dietro le quinte, con effetto di musica di scena.

L’Italia meridionale riserva da sempre una posizione privilegiata alla banda, e non è un caso che l’insegnamento degli strumenti a fiato sia più presente proprio nelle scuole ad indirizzo musicale delle regioni del sud. La città di Ferrandina è un esempio lampante di quanto sia importante la tradizione bandistica in quell’area. In Basilicata, ad esempio, esistono ben 313 bande, di cui una ventina ha inaugurato insieme a bande europee la celebrazione di Matera Capitale europea della cultura 2019.

La Settimana Santa, in particolare, è un momento solenne in cui le bande eseguono un apposito repertorio musicale composto da autori che andrebbero maggiormente valorizzati. La partecipazione appassionata di interi paesi alla celebrazione del venerdì di Pasqua merita un’esperienza diretta. Una peculiarità meridionale sono poi le bande da giro, bande itineranti che si esibiscono nell’arco di più giorni in diverse cittadine e paesi secondo un percorso prestabilito.

Ma davvero la musica bandistica viene sminuita, relegata dal mondo della musica colta nell’angolo riservato alla musica popolare per occasioni locali di provincia?

In realtà qualcosa di sensazionale è già stato intrapreso da Pino Minafra, importante testimone della cultura bandistica italiana. Musicista jazz affermato, considerato il Jimmy Hendrix della Tromba Italiana e nativo di Ruvo di Puglia, ha inciso fino ad oggi con la Banda di Ruvo di Puglia 65 CD con prestigiose case discografiche internazionali (Ecm, Enja, Soul Note, Leo Records, Victo, Raitrade, Il Manifesto, Compagnia Nuove Indie). Profondamente legato alla tradizione musicale della sua terra, Minafra ha il grande merito di aver fatto conoscere e dato dignità all’estero al mondo bandistico italiano con il progetto “Tradizione e Innovazione”, registrando nel 1996 il doppio Cd “La Banda” a Donaueschingen durante il festival Donaueschinger Musiktage, con la collaborazione della Südwestfunk di Baden Baden. Il progetto contiene brani della tradizione lirica italiana e brani originali per banda e improvvisatori con la partecipazione del gruppo vocale Faraualla. Numerose sono state le esibizioni, oltre che al Parco della musica di Roma, in moltissime città europee tra cui Parigi, Londra e Berlino, dove è stato ospitato dai Berliner Philarmoniker.

Oggi le bande eseguono spesso anche un repertorio pop, jazz o rock. Si possono sentire risuonare nei paesini della Basilicata perfino le note del tormentone di Sanremo “Occidentalis Karma”.

Alcune bande innovative, come la “Band Orchestra Contarini” di Piazzola sul Brenta, oltre ad includere nel programma dei concerti brani tratti dalle colonne sonore di Walt Disney o numerosi brani rock e pop, inseriscono nell’organico strumenti come chitarre elettriche o la batteria.

L’apertura delle bande al pop e al rock è un modo per appassionare una platea più ampia a un’istituzione musicale che non può mancare in una comunità. Soprattutto in Italia, paese disseminato di piccoli comuni di antichissima tradizione, dove la capacità di riunire la gente nei momenti di festa o nelle celebrazioni solenni è soprattutto oggi un valore irrinunciabile. La banda fa risuonare la componente emotiva che è presente in ogni momento della vita civile e privata. Offre una scuola di musica d’insieme nel nostro Paese, in cui le istituzioni non attribuiscono a questa attività artistica l’alto valore pedagogico che meriterebbe.

Sono queste le funzioni che la elevano la banda da “Cenerentola della musica” al ruolo di “Principessa”, contrariamente allo snobismo dei suoi denigratori.

 

Isabella Longo

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