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Una persona su 4 ha paura di parlare in pubblico. Scopriamo cos’è la glossofobia

La glossofobia, ossia la paura di parlare in pubblico, colpisce molte più persone di quelle che pensiamo. Si stima infatti che colpisca 1 persona su 4, una problematica dunque più “democratica” di quanto si possa immaginare.

Se inoltre pensate che questo disagio colpisca soltanto persone “comuni”, vi sbagliate di grosso: famose star come Barbra Streisand, Adele, Luciano Pavarotti e addirittura Fiorello, abbiano provato sensazioni di “ansia da pubblico”. Lo avreste mai detto?

Ma quanto questo disagio può effettivamente compromettere la vita di un uomo o una donna? Per alcune persone sconfiggere questa paura è davvero impegnativo. Parlare in pubblico è ormai fondamentale al giorno d’oggi, sia nel campo lavorativo che talvolta in quello interpersonale. Pensiamo all’amministratore delegato di una multinazionale che deve intervenire durante una riunione, o ad uno scienziato durante un convegno internazionale o anche a un semplice studente quando deve discutere la tesi di laurea.

Secondo uno studio dell’organizzazione YouGov UK, ci sono 13 paure che tengono sveglie le persone di notte e la glossofobia è la terza più comune. I sintomi sono piuttosto vari e ricordano quelli di un classico attacco di panico: aumento della frequenza cardiaca, sudorazione eccessiva, affanno, crampi alla pancia, giramento di testa, vomito e in alcuni casi anche svenimento.

Vi sono però alcuni trucchetti da mettere in pratica quotidianamente per far fronte a tale disagio, stando però attenti ai classici consigli come “immagina di visualizzare il tuo pubblico nudo o vestito da clown”, risultano di certo poco efficaci o anzi, tenderanno ad irrigidire ancora di più la situazione.

“Un altro consiglio piuttosto diffuso – dice infatti Massimiliano Cavallo, uno dei maggiori esperti italiani di Public Speaking, autore del libro “Parlare in Pubblico Senza Paura” (edito da Anteprima Edizione) – secondo il quale bisogna ripetersi in mente un mantra, rischia di distrarci e peggiorare la situazione anziché aiutarci”, aggiunge. Altra indicazione sbagliata è quella di esercitarsi davanti al proprio cane e vedere per quanto tempo si riesce a catturare la sua attenzione. Anche se lo ha suggerito uno studio americano, per Cavallo non funziona. “Non si può paragonare la risposta di un cane a quella che potrebbe avere una platea di persone”.

Come poco sopra si accennava appunto, esistono delle misure semplici che possono aiutare in vista di un discorso pubblico. Ecco che Cavallo ne elenca qualcuna:

·       Provare il discorso più volte. “Può sembrare una regola banale, ma alla fine è anche la più disattesa”, sottolinea l’esperto. “Non basta leggere e rileggere le slide – precisa – ma è necessario provare il discorso nella stessa modalità che si userà poi realmente. Quindi, se l’intervento lo richiede, bisogna alzare la voce o abbassarla come se si avesse di fronte il pubblico”.

·       Prendere familiarità con il luogo in cui avverrà il discorso. “Magari andando a visitarlo prima del fatidico giorno”

·       Non leggere il discorso e non impararlo a memoria perché il più delle volte si finisce per sbagliare. “Una delle paure più diffuse è proprio quella di smarrire il filo del discorso, oltre a perdere in naturalezza, ecco perché non va imparato a memoria. Il discorso non va letto perché focalizzeremmo lo sguardo sul foglio anziché sul nostro pubblico. Se usi le slide scrivi poco testo; se parlerai a braccio, schematizza il tuo intervento in poche parole e appunti”

·       Guardare la platea negli occhi. “Mai guardare nel vuoto o fissare le slide”, sottolinea Cavallo. “Bisogna cercare di guardare le persone negli occhi e, se l’aula è grande, guardarla a blocchi di persone”

·       Alzare leggermente il volume della voce. “So che è difficile per chi ha paura di parlare in pubblico – sottolinea l’esperto – ma posso garantire che funziona. Se infatti la voce è più alta del solito, il cervello trasmetterà più sicurezza. Inoltre, con un volume di voce più alto sarà difficile sentire la voce che trema”.

Queste regole possono essere molto d’aiuto, in particolar modo se applicate in maniera costante ed abitudinaria. Esistono inoltre dei corsi di Public Speaking dove si mettono in pratica questi esercizi avendo modo di confrontarsi anche con altre persone con la stessa difficoltà; un modo per affrontare la problematica in gruppo e dunque rendere il percorso più semplice.

Redazione

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