Giornata Mondiale del Jazz: una musica rivoluzionaria

Stefano Zenni e il Jazz come rivoluzione

La Giornata Mondiale del Jazz ci ricorda che la musica non è solo intrattenimento, ma può diventare simbolo della lotta di un popolo, mezzo di comunicazione e formazione. Nata nel 2011 per volere dell’UNESCO, questa giornata si prefigge come obiettivo proprio quello di esaltare le virtù di questo genere musicale come strumento educativo.

Ne abbiamo parlato con Stefano Zenni, musicologo, fondatore della Società Italiana di Musicologia Afroamericana, docente di Storia del Jazz nonché autore di numerosi libri sulla storia del jazz. «Il jazz è una musica in cui le persone sono invitate a collaborare, a partecipare, portando dentro la loro personalità» ha raccontato Stefano Zenni ai microfoni di Radio Wellness.

Storia del Jazz di Stefano Zenni

Giornata Mondiale del Jazz, di cosa parliamo

Il jazz è un genere musicale che nasce agli inizi del ‘900 tra gli schiavi afroamericani. Un misto di canti di lavoro, improvvisazione e ritmo che nel tempo si è evoluto assumendo forme sempre nuove. Impossibile slegare il jazz da questo humus culturale ben specifico. Che al jazz ha dato il suo carattere rivoluzionario. «Questa musica è il prodotto di una minoranza oppressa, massacrata. Gli schiavi hanno pagato un tributo di sangue enorme per lo sviluppo dell’occidente. La cosa bella è che per ringraziare questo occidente gli afroamericani del Nord America hanno creato una musica inclusiva» ha spiegato Zenni.

Una questione culturale essenziale

Perché allora è stato così rivoluzionario? La risposta semplice: per i suoi elementi di novità e per aver favorito la nascita di altri generi. «Improvvisazione, swing, l’andamento ritmico, le possibilità espressive nuove. Il jazz è un evento che ha cambiato gli aspetti della storia, fecondandone altri. Senza il jazz il rock non esisterebbe» ha aggiunto. Senza contare poi un aspetto di profonda liberazione del corpo che arriva dal jazz. «Il jazz ispira una danza liberatoria che mira al benessere psicofisico, a un equilibrio tra mente e corpo».

Foto di Florencia Viadana su Unsplash

Giornata Mondiale del Jazz, impariamo a raccontarlo

Il jazz è ancora un fenomeno circoscritto a settori e ambiti specifici. La cultura di massa non riesce ancora a trovare il modo più giusto di raccontarlo. Anzi, di valorizzarlo come argomento. «In TV il jazz è quasi del tutto ignorato così come nelle antologie di musica in cui viene considerato una nota a piè di pagina pittoresca».

Qual è allora il luogo comune più duro da sconfiggere sul jazz? «L’idea che il jazz sia solo improvvisazione. Il jazz è studio, disciplina, approfondimento, creatività, inventiva, tecnica. Questo cliché va combattuto».

Il jazz spiegato ai ragazzi

Da dove dovrebbero partire i giovani di oggi per scoprire e amare il jazz? «Partirei da qualcosa di contemporaneo, vicino all’hip hop o al soul. O da Louis Armstrong, Ella Fitgzgerald, John Coltrane Miles Davis… Non esiste una sola porta d’ingresso, la sensibilità può essere toccata dalle esperienze più incredibili. Fate tentativi e non scoraggiatevi se il primo non vi convince» ha concluso Stefano Zenni.

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Ascolta l’intervista completa a Stefano Zenni sulla Giornata Mondiale del Jazz

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Francesca Fiorentino

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