Giornata Mondiale del Teatro: una festa per tutti

Giornata Mondiale del Teatro, torniamo a sperare nella cultura

La Giornata Mondiale del Teatro si celebra il prossimo 27 marzo. Ormai da più di un anno tutti continuano a interrogarsi sull’importanza di una forma d’arte ancestrale. Bella proprio perché si basa sul rapporto tra attori e spettatori. E le riflessioni arrivano sempre ad una conclusione: la pandemia ha indebolito il comparto dello spettacolo in maniera fortissima. Ma nessun lavoratore del mondo dello spettacolo è disposto a gettare la spugna, anzi.

«Da questa pandemia il teatro uscirà vincitore perché è qualcosa tra le poche cose che mantiene un elemento fondamentale: la presenza delle persone e tutti ora lo desideriamo fortemente. Quando torneremo a farlo noi saremo gli alfieri di questo desiderio. Negato ormai da un anno». ha raccontato a Radio Wellness Marco Zordan, direttore artistico del teatro Trastevere di Roma.

Leggi anche: Giornata della lettura, 7 motivi per farsi amico un buon libro
Giornata Mondiale del Teatro
Marco Zordan, direttore artistico Teatro Trastevere

 

Giornata Mondiale del Teatro, cos’è e perché si celebra

La ricorrenza è nata a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro su proposta di Arvi Kivimaa a nome del Centro Finlandese. E dall’anno successivo è stata fissata in calendario il 27 marzo.

Scopo di questa celebrazione è diffondere i valori dell’Istituto Internazionale del Teatro, ente nato nel 1948 per volere dell’UNESCO. Tra questi, incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena. E partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli.

Cosa succede oggi

Inutile fare paragoni tra i vari comparti. La pandemia ha fiaccato tutti i settori dello spettacolo: attori, registi, tecnici e maestranze. Una vera frana lavorativa di cui continueremo a contare i danni.

«Siamo stati tra quelli più colpiti – ha aggiunto Zordan -, è dura, tanto. A livello economico e non solo. Noi vogliamo lavorare, non vogliamo campare di sostegni. Cominciamo a vedere una luce, ma ci sono tante criticità. Le persone dovranno riabituarsi a frequentare i posti al chiuso. Noi ci stiamo attrezzando per fare quest’ultimo pezzo di strada nel deserto».

Teatro on line: sì o no?

In molti in questi mesi hanno provato a restituire la bellezza di uno spettacolo teatrale attraverso i computer. Oltrepassando di fatto il senso profondo del teatro. Che è principalmente rapporto tra pubblico e attori. Si tratta di una via ancora praticabile o di qualcosa che nulla ha a che vedere col teatro?

«No, non ha nulla a che vedere con il teatro. Però è il primo modo che è venuto in mente per fare qualcosa di più simile al teatro. Abbiamo fatto due settimane in streaming. Ci sono problemi di sostenibilità economica. Non dobbiamo però confondere le cose, ma solo perché siamo diversi. Rischieremmo di appiattirci» ha continuato Zordan.

Cosa fare ora

Tante sono le incognite legate al futuro. Prima fra tutte, la possibilità che esista un vero supporto a tutte le realtà teatrali italiane, grandi e piccole. «Bisogna aiutare e accompagnare la ripartenza. Non si possono riaprire i teatri e lasciare tutti al nostro destino. C’è bisogno di programmazione, ricostruzione. E bisogna far capire alle persone che stare nei luoghi chiusi sia sicuro. Infine, bisogna incentivare la produzione di tutti i teatri, non solo dei pochi grandi enti» ha concluso Marco Zordan, direttore artistico del teatro Trastevere di Roma.

Giornata mondiale del Teatro, ascolta l’intervista completa a Marco Zordan

Scopri il palinsesto di Radio Wellness e seguici su Facebook e Instagram

Francesca Fiorentino

©2021 Radio Wellness®

Condividi su:
Scroll Up