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Giorno dei single, come stare bene da soli

Giorno dei single, la psicologa: “Preservate i vostri spazi, anche in coppia”

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Sarà anche una ricorrenza nata per pura questione di marketing, ma il Giorno dei single, o Single’s Day è un’occasione per discutere dei cambiamenti profondi che sta attraversando la nostra società

Oggi infatti sono sempre di più le persone che scelgono o semplicemente si trovano a vivere da sole.

Ma essere soli vuol dire anche essere condannati a una tristezza senza fine? La risposta è no e ci arriva dalla psicoterapeuta Maria Elettra Cugini che per Franco Angeli ha scritto il libro Single con gioia. «Che uno l’abbia scelto o meno, l’importante è vivere questo status bene» ci ha raccontato Maria Elettra Cugini.

Giorno dei single, un’idea Made in China

In apertura parlavamo di pura questione di marketing. In effetti è stata proprio questa la molla che ha fatto scattare l’idea del Giorno dei single, fissato l’11 novembre perché la data è composta da quattro numeri 1 (il massimo della singletudine). Patria d’origine della festa la Cina, dove in questo giorno si celebra tradizionalmente l’orgoglio single. E dove risiede il colosso dello shopping online Alibaba che l’11 novembre da qualche anno a questa parte segna con regolarità picchi altissimi di vendite.

Insomma, l’idea di una festa per cuori solitari, voluta nel 1993 da alcuni studenti dell’Università di Nanchino, si è trasformata nel tempo – e con l’avvento dell’e-commerce – in un colossale giro d’affari. Niente di nuovo sotto il sole. Eppure, la questione resta forte più che mai: si sta bene o male da soli?

Giorno dei single, la nostra intervista alla dottoressa Maria Elettra Cugini
Foto di Call Me Hangry su Unsplash

Maria Elettra Cugini: amare sé stessi prima di tutto

La risposta della dottoressa Cugini è molto chiara. Solo amando davvero noi stessi si può stare bene da soli. E vale anche se si ha un compagno o una compagna al nostro fianco. Chi è che vive male la solitudine?

«Chi ha scarsa autostima e scarsa fiducia nella propria autonomia, anche chi ha un cattivo rapporto con la vita. O chi è abituato a vivere con gli altri. Vive bene, al contrario, chi ha un grande senso di libertà, chi ha molti interessi, chi ha un buon rapporto col lavoro e chi sente che la solitudine è uno stare con sé stessi in maniera positiva» ha continuato.

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In coppia o da single, conta solo amare

Non esiste una ricetta per una perfetta relazione. Ma di sicuro i rapporti che funzionano di più sono quelli in cui i partner riescono a ritagliare dei momenti tutti per sé. «Bisogna mantenere anche in coppia i propri spazi di solitudine». Spazi di solitudine non equivale a dire isolamento.

«L’isolamento, rifiutare il rapporto con gli altri, è una difesa nevrotica. Ha il suo fondamento nell’incapacità di avere un rapporto con gli altri, è una sorta di chiusura forzata. E oggi la maggior fonte di malessere per una donna o un uomo maturo non è certamente rimanere soli, ma non essere amati o ancora di più non essere in grado di amare. Questo rende il cuore arido, incapace di apprezzare i doni più belli della vita. La solitudine non esclude la possibilità di amare e di essere amati» ha concluso la dottoressa Maria Elettra Cugini.

Ascolta l’intervista completa a Maria Elettra Cugini